Tennis
Andy Roddick risponde a chi accusa Sinner di annoiare ed essere negativo per il tennis: “Non si comprende la complessità del suo gioco”
Nel racconto del suo podcast, Andy Roddick ha espresso stupore e quasi incredulità davanti alla superiorità mostrata da Jannik Sinner nella finale del Masters 1000 di Madrid contro Alexander Zverev, chiusa in appena 57 minuti. Una partita talmente a senso unico da diventare, nelle parole dell’americano, quasi una questione di tempo: “Sembrava mancassero una ventina di minuti alla fine“, racconta, sottolineando come Sinner stesse semplicemente “dominando“.
Roddick allarga subito il discorso: l’assenza di Carlos Alcaraz rende ancora più evidente il divario attuale nel circuito. “Quando Carlos non c’è, la differenza diventa lampante“, osserva, ricordando come in passato Zverev fosse stato competitivo contro Sinner, mentre oggi il rapporto si è completamente ribaltato.
Il punto centrale è l’evoluzione: “È assurdo confrontare il Sinner di quattro anni fa con quello di oggi. Forza, movimento, servizio: ora gioca come un adulto fatto e finito“. Secondo l’ex numero uno del mondo, Jannik avrebbe già potuto vincere diversi Slam limitandosi alla sua base di gioco: “Quel livello in cui entra in campo e ti spinge fuori a colpi di potenza gli basterebbe per vincerne cinque“.
Roddick entra nel dettaglio tecnico: la smorzata di dritto, giocata quasi sempre incrociata ma ormai imprevedibile; le nuove varianti di rovescio in drop shot; la gestione delle direzioni. “Sta arrivando al punto in cui ha tutte le opzioni. E forse non ha nemmeno bisogno di usarle: il fatto che esistano è già intimidatorio“.
Non solo: Sinner ha “fuso insieme” elementi dei migliori. Cambia direzione come Novak Djokovic, ha integrato le smorzate di Alcaraz, ha evoluto il servizio più volte. Il risultato è un giocatore in costante trasformazione.
L’ex tennista statunitense insiste su un concetto chiave: la crescita non si è fermata. “È più forte oggi di quanto fosse a settembre scorso. Ed è assurdo pensarlo“. In un circuito dove il successo tende a cristallizzare i giocatori, Sinner fa l’opposto: continua a cambiare. Il servizio è emblematico: percentuali in aumento, seconda più solida, capacità di variare mantenendo lo stesso lancio di palla – uno dei segreti dei grandi battitori. “Ora devi difendere non solo la velocità, ma anche l’imprevedibilità“.
Le vittorie contro Zverev e altri top player non sono solo nette, ma costruite in modo diverso a seconda dell’avversario. Roddick sottolinea come Sinner abbia smontato giocatori come Arthur Fils e Zverev con piani tattici opposti. Contro chi ha bisogno di tempo, lo anticipa; contro chi ama lo scambio da fondo, nega ritmo. “Se qualcuno colpisce più forte di tutti, cambia direzione e legge il gioco meglio di te, quali opzioni hai?“, si chiede retoricamente.
Ed è qui che arriva il passaggio più netto, quasi polemico, dell’analisi. Roddick risponde direttamente a chi accusa Sinner di essere un giocatore “noioso”: “Se ti annoia, allora non stai guardando davvero. Non stai cogliendo la complessità, non stai vedendo come costruisce i punti. È semplicemente assurdo“. Per l’americano, la percezione di monotonia nasce da una lettura superficiale: la continuità e l’efficacia di Sinner non sono ripetizione sterile, ma espressione di controllo totale. “Sta smantellando gli avversari“, aggiunge, evidenziando anche un dato emblematico: pochissimo tempo trascorso in campo nelle ultime partite.
Roddick propone infine una metafora interessante: se Alcaraz è un artista, Sinner è “un algoritmo“. Ma precisa subito: non in senso negativo. “È input-output continuo. Solo che ora è come un’intelligenza artificiale: impara, si adatta, trova soluzioni sempre più velocemente“.
Un giocatore senza cali evidenti, con una stabilità mentale che ricorda quella dei grandi campioni del passato. E soprattutto, capace di migliorare mentre domina. L’azzurro non sta solo vincendo, sta ridefinendo gli standard. E il dominio visto a Madrid contro Zverev non è un episodio isolato, ma la manifestazione più recente di un processo in atto. Per questo, conclude implicitamente l’ex campione americano, ignorarlo o ridurlo a “noia” significa perdere il punto: quello che si sta osservando è qualcosa di raro, e merita di essere capito prima ancora che celebrato.
