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Ambesi: “Il tema non sono gli avversari, ma le condizioni di Sinner. Alcaraz non può ancora impugnare la racchetta”
Massimiliano Ambesi ha espresso le proprie valutazioni nell’ultima puntata di TennisMania, trasmessa sul canale YouTube di OA Sport. Il focus della discussione è stato inevitabilmente il tabellone del Roland Garros, a partire dal percorso di Jannik Sinner, numero 1 del mondo e principale favorito del torneo, anche alla luce dell’assenza dello spagnolo Carlos Alcaraz, attuale numero 2 del ranking ATP.
“Mi sembra un sorteggio più agevole per Sinner rispetto al passato. Tante volte abbiamo parlato di tabelloni difficili, ma poi quei giocatori non sono arrivati alla sfida contro Jannik. Tutto è relativo. La parte bassa del tabellone, a mio avviso, presenta più giocatori con ambizioni rispetto a quella alta. Non sono semplici, per esempio, i percorsi di Alexander Zverev e Novak Djokovic. Secondo me, i giocatori più temibili non sono necessariamente quelli con la classifica migliore. Uno come Ben Shelton, che Sinner potrebbe affrontare nei quarti, è più pericoloso di altri giocatori con una testa di serie migliore. Questo significa che, per molti, il terzo e il quarto turno rischiano di essere particolarmente ostici. Penso soprattutto al tedesco e al serbo. Il primo avversario di un certo peso per Sinner dovrebbe essere Martín Landaluce al terzo turno, ma non è nemmeno scontato che ci arrivi“, ha sottolineato Ambesi.
“Poi ci sarebbe Luciano Darderi come ipotetico rivale negli ottavi di finale, e ad Amburgo non mi è sembrato affatto in cattive condizioni. Più avanti potrebbe esserci Shelton e, in semifinale, Daniil Medvedev, che a sua volta non ha un percorso semplice: troverà giocatori che lo hanno battuto recentemente. Francisco Cerúndolo dovrebbe essere il suo avversario al terzo turno, poi potrebbe esserci Flavio Cobolli. Non sono partite banali, soprattutto considerando i precedenti di Medvedev a Parigi. Nella stessa zona del tabellone c’è anche Felix Auger-Aliassime, che ad Amburgo è uscito male, lasciando qualche dubbio. Se analizziamo il quadro con onestà, il tabellone di Sinner, questa volta, sembra piuttosto agevole. Detto questo, la narrazione non cambia: il vero tema non è l’avversario che troverà davanti, ma la sua condizione. Se sta bene, non vedo chi possa strappargli tre set. Certo, il grande caldo può sempre introdurre variabili imprevedibili. Tutto dipende da Jannik, con il massimo rispetto per la concorrenza, che non voglio sminuire. Tuttavia, il percorso compiuto negli ultimi mesi impone questo tipo di ragionamento. Poi, come sappiamo, nel tennis può succedere di tutto“, ha aggiunto.
Sull’annuncio di Alcaraz di non disputare Wimbledon, Ambesi ha sottolineato: “Era uno scenario che avevo già ipotizzato da tempo, per diversi motivi, anche confrontandomi con persone molto informate. Il dubbio riguardava soprattutto i progressi nel recupero. Lui ha parlato di miglioramenti, ma evidentemente non sufficienti per affrontare la stagione sull’erba. Questo significa che probabilmente utilizza ancora un tutore e avverte dolore. Mi sembra un atteggiamento molto saggio: con il dolore non si può giocare, perché il rischio è peggiorare ulteriormente la situazione. Al momento non è ancora in grado di impugnare la racchetta. Vedremo se riuscirà a farlo prima di Wimbledon e se sarà poi nelle condizioni di affrontare la stagione sul cemento nordamericano. Ho letto anche alcune analisi che ipotizzano un possibile intervento chirurgico, ma in quel caso il rientro slitterebbe non prima del 2027. Personalmente non ho informazioni in questo senso“.
Infine, il giornalista/analista di Eurosport ha allargato il discorso alla programmazione di Sinner e all’ipotesi di obiettivi ancora più ambiziosi: “Sinner è il giocatore che, più di tutti, si è avvicinato al Grande Slam dopo Djokovic. Tuttavia, parlare già ora di programmazione mi sembra prematuro: prima bisogna chiudere il cerchio a Parigi. Tutti hanno provato a vincere il Grande Slam, ma nessuno ha mai realmente impostato la stagione con l’obiettivo di conquistare tutti i nove Masters 1000. È un discorso diverso, anche perché la difficoltà nasce soprattutto dal disinteresse verso questo traguardo. Nessuno l’ha mai contemplato“.
