Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

CiclismoStrada

Petacchi: “Pellizzari avrà uno scoglio da superare al Giro d’Italia. Donati e Magagnotti mi hanno colpito”

Pubblicato

il

Giulio Pellizzari
Giulio Pellizzari / Lapresse

Nelle settimane che precedono il Giro d’Italia 2026, non poteva mancare la voce di Alessandro Petacchi, uno dei velocisti più iconici della storia della Corsa Rosa, capace di conquistare ben 27 vittorie di tappa. Con la sua esperienza e il suo sguardo sempre lucido sul ciclismo moderno, Petacchi ha analizzato il percorso dell’edizione imminente, tracciato un bilancio della prima parte di stagione e commentato le aspettative sui principali protagonisti, tra certezze e giovani emergenti.

Qual è il tuo pensiero sul percorso del Giro d’Italia?
“Non mi sembra un Giro impossibile. Negli anni abbiamo visto tracciati molto più duri e selettivi. Questa edizione, invece, appare più equilibrata: la cronometro è molto veloce e potrebbe fare differenze importanti, mentre la tappa più impegnativa credo sia quella di Alleghe, con il Passo Giau, che a mio avviso potrebbe risultare decisiva per la classifica generale. Anche il Blockhaus, che arriva già nella prima settimana, sarà un primo banco di prova significativo: essendo il primo arrivo in salita, inizierà a delineare i veri valori in campo.”

Jonathan Milan torna al Giro d’Italia: cosa ti aspetti?
“Da Milan mi aspetto conferme. È un corridore che ha già dimostrato il suo valore e credo possa ribadire la sua dimensione vincendo qualche tappa. Ha le qualità per essere protagonista nelle volate e può togliersi soddisfazioni importanti.”

Per Giulio Ciccone è giusto correre puntando alle tappe e magari alla maglia azzurra, lasciando da parte la classifica?
“Penso sia una scelta condivisibile. Giulio può fare molto bene andando a caccia di tappe e cercando anche di inserirsi nelle fughe giuste. È un corridore che sa accendersi in determinate situazioni e può ottenere risultati importanti così. Poi, come sempre, sarà la strada a parlare: se dovesse trovarsi in una buona posizione in classifica, nulla vieta di cambiare strategia in corsa.”

Giulio Pellizzari pensi sia pronto per giocarsi il podio?
“Sì, assolutamente. Jonas Vingegaard sarà probabilmente il punto di riferimento della corsa, ma Pellizzari è cresciuto tanto e ha dimostrato di avere qualità importanti. L’unico vero punto interrogativo può essere la cronometro: essendo completamente pianeggiante, potrebbe rappresentare per lui uno scoglio, dove rischia di perdere qualcosa rispetto agli altri uomini di classifica.”

Ti aspetti un Damiano Caruso in top 10 a fine Giro?
“Caruso è una garanzia. È un corridore di grande esperienza, molto solido, e quando sta bene riesce sempre a esprimersi ad alto livello. In un Giro non estremamente duro come questo, credo possa tranquillamente ambire a una posizione tra i primi dieci.”

Il fatto che Vingegaard abbia scelto il Giro gli preclude la possibilità di vincere il Tour, dove troverà un Tadej Pogacar fresco e forse superiore?
“No, non credo. Il ciclismo è cambiato molto rispetto al passato. Oggi, con una programmazione attenta, è possibile affrontare sia Giro che Tour ad alto livello. Inoltre, Vingegaard in questa prima parte di stagione ha corso poco, quindi potrebbe arrivare comunque competitivo anche al Tour.”

Quali giovani italiani ti hanno maggiormente colpito in questo inizio di stagione?
Davide Donati, con la vittoria alla Roubaix Under23, ha confermato di essere un talento promettente. Anche Alessio Magagnotti è un giovane molto interessante, ma sarà fondamentale capire come evolveranno nei prossimi anni. Tra i giovani in generale, Paul Seixas sta facendo qualcosa di davvero notevole: non sta crescendo gradualmente, ma si è già imposto tra i professionisti con prestazioni di altissimo livello. Se parteciperà al Tour, sarà interessante vedere come reggerà il confronto. Noi abbiamo anche Finn, molto forte, ma inserito in un percorso di crescita più progressivo rispetto al francese.”

Chi vedi come favoriti per il podio al Giro?
“Per il podio vedo Vingegaard, Almeida e Pellizzari.”