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Francesca Lollobrigida più forte del destino. Il virus, le paure e la redenzione

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Francesca Lollobrigida
Francesca Lollobrigida / LaPresse

Il ghiaccio di Milano Cortina non è solo una pista: è una pagina bianca che aspetta il coraggio di chi osa scriverci sopra la propria storia. E Francesca Lollobrigida, nel giorno del suo 35° compleanno, quella pagina la incide come si fa con le imprese destinate a restare. Oro olimpico nei 3000 metri, record, trionfo. Ma soprattutto: rinascita.

La sua gara è un poema in movimento, un crescendo che parte silenzioso e diventa fragore. Giro dopo giro, mentre le avversarie provano a resistere, lei ascolta il ritmo del cuore, governa la fatica, doma il dolore. Negli ultimi due giri mette la freccia, come se il tempo stesso dovesse farsi da parte. Quando taglia il traguardo, il cronometro dice record olimpico. Il ghiaccio dice leggenda. L’Italia dice grazie.

Eppure, questa vittoria nasce lontano dai riflettori. Nasce nei mesi bui di un anno difficilissimo, quando un’infezione virale le ha tolto certezze, energie, sogni. Quando il fisico non rispondeva e la testa vacillava. Quando la paura sussurrava di smettere. Francesca lo ha detto con disarmante sincerità: è caduta, si è persa, ha dubitato di sé. Ma lo sport, come la vita, mette sempre davanti a una scelta: lottare o cedere. E lei ha scelto di lottare. Non per una medaglia, ma per non perdere se stessa.

Così, su quel ghiaccio azzurro, non pattina solo un’atleta: pattina una donna che si è ricordata perché ama farlo. Pattina chi ha pianto e poi ha rialzato lo sguardo. Pattina la forza di volontà che vince sulla paura, sull’età, sul dolore. A 35 anni, Francesca Lollobrigida non conquista solo un oro olimpico: conquista il senso più profondo dello sport. E ci ricorda che le vittorie più grandi nascono sempre da una scelta semplice e potentissima: andare avanti, verso la vita.