Formula 1
Fernando Alonso: “Con queste nuove macchine, l’importanza del pilota è poca”
Nei box di Sakhir, mentre la nuova stagione di F1 prende lentamente forma, il volto che racconta meglio le incertezze del presente è quello di Fernando Alonso. I test in Bahrain, primi veri chilometri dell’anno per tutte le scuderie dopo una Barcellona parziale, hanno restituito l’immagine di un’Aston Martin ancora lontana dalle aspettative che l’inverno aveva alimentato.
Per il team britannico l’esordio stagionale non è stato semplice. L’arrivo di Adrian Newey, la futura partnership con Honda e l’aria di rinnovamento avevano acceso l’entusiasmo all’esterno, ma la pista ha imposto una lettura più prudente. Alonso non si nasconde e descrive senza filtri la situazione del team: “È complicato. Le aspettative esterne erano probabilmente molto alte, considerando l’arrivo di Newey, la partnership con Honda e tutto il resto“, ha dichiarato ai microfoni di Sky Sport.
All’interno, però, il clima è diverso, più realistico rispetto alle difficoltà tecniche che attendono una squadra chiamata a reinventarsi: “Tuttavia, all’interno della squadra siamo sempre rimasti piuttosto calmi, consapevoli delle difficoltà legate alle nuove regole, all’integrazione della Power Unit Honda e al fatto che, per la primissima volta, dobbiamo gestire il cambio internamente. Quella che sembra una procedura semplice per molti team, per Aston Martin è una prima volta storica: dobbiamo progettare e produrre il cambio direttamente in fabbrica. Sapevamo quali sfide ci attendessero e, inevitabilmente, le stiamo riscontrando gradualmente qui ai test“.
Il nodo centrale, come per tutti, è la nuova power unit, sempre più orientata all’equilibrio tra componente elettrica e termica. Ma per Alonso il quadro è più ampio e coinvolge l’intera filosofia della vettura: “Non saprei dire in che percentuale pesino i vari elementi. Dal punto di vista aerodinamico dobbiamo ancora interpretare a fondo i regolamenti, ma abbiamo Adrian Newey che li capirà un po’ alla volta e ci darà una buona vettura. Come dicevo, l’integrazione del cambio e la sfida del peso, per arrivare al limite minimo, saranno cruciali per il tempo sul giro, così come la power unit“.
Il ritardo accumulato nei chilometri pesa, soprattutto se confrontato con chi ha potuto lavorare di più in inverno. L’asturiano lo ammette apertamente: “Sicuramente siamo un po’ indietro; siamo partiti con il piede sinistro. Avendo saltato Barcellona, questo è per noi il primissimo test in assoluto: è la prima volta che mettiamo la macchina in pista. Non abbiamo fatto Filming Day, né nient’altro. Stiamo scoprendo molte cose nuove e speriamo di metterle a posto“.
A 44 anni, Alonso resta il punto di riferimento di un paddock che cambia pelle. La sua esperienza gli consente di guardare oltre il risultato immediato, fino all’essenza stessa del mestiere di pilota. Il confronto con il passato è inevitabile: “Sono diverse, tutte diverse. Tutta questa gestione dell’energia toglie un po’ di sfida al pilota. Come ho detto anche al lancio della vettura, credo che le auto migliori da guidare fossero quelle della fine degli anni ’90 e dei primi anni 2000: macchine leggere, con il vero suono della Formula 1, dove il tempo si trovava rischiando di più. Potevi affrontare una curva veloce in pieno, parzializzando appena e sentendo davvero l’auto; in breve, dovevi prenderti dei rischi come pilota“.
Oggi, invece, la priorità è un’altra, come lo stesso Alonso chiarisce: “Oggi non c’è più bisogno di correre quei rischi, serve invece gestire l’energia. Dobbiamo scaricare tutta la potenza sui rettilinei e assicurarci di non ‘usarla male’ nelle curve”. Una filosofia che cambia il modo di stare in macchina: “Esatto. Quindi finisce che nelle curve andiamo quasi piano, per avere tutta l’energia disponibile nei tratti veloci. Di conseguenza, la funzione principale del pilota — ovvero rischiare tutto in curva, sta un po’ scomparendo, perché l’efficienza energetica sul dritto è diventata più importante della velocità di percorrenza“.
