Salto con gli sci: a Planica la Germania vince la gara a squadre, interrotto un digiuno lungo 21 anni

A Planica è il tempo dei digiuni interrotti nell’ultima gara a squadre della stagione di Coppa del Mondo di salto con gli sci 2020-2021. A vincere è infatti la Germania, che da 21 anni non vinceva un team event su un trampolino di volo, in sostanza dai tempi di Sven Hannawald. Disputata su serie secca dopo il rinvio di ieri, la competizione vede i tedeschi decollare nella seconda metà con il quartetto composto da Pius Paschke, Constantin Schmid, Markus Eisenbichler e Karl Geiger. A far svoltare la situazione in favore della Germania è proprio Eisenbichler, con un esemplare volo a 235.5 metri (il 30° in carriera oltre i 230) con 223.3 punti dalla stanga 11 che decide di fatto la gara. In totale il gruppo tedesco va a quota 819.5.

Al secondo posto il Giappone, ed è anche in questo caso un risultato storico per Naoki Nakamura, Yukiya Sato e i due Kobayashi, Junshiro e Ryoyu. I nipponici, infatti, non salivano sul podio in una gara a squadre dal 2001, e per di più questo è il miglior piazzamento di sempre in un team event. Molto solide le performance di tutti, in particolare di Ryoyu Kobayashi, che senza un vento nemico sarebbe andato ben più avanti dei 226.5 metri e 214.5 punti con i quali porta il totale nipponico a 810. Terzo posto per l’Austria (Daniel Huber, Markus Schiffner, Stefan Kraft, Michael Hayboeck) a quota 788.9 e con 233.5 metri di Huber.

Nonostante uno straordinario Bor Pavlovcic da 243 metri, giù dal podio la Slovenia (785.5 punti, anche con Peter e Domen Prevc e Ziga Jelar), poi Norvegia (779.2, Halvor Egner Granerud, Marius Lindvik, Johann Andre Forfang, Robert Johansson) e Polonia (763.9, Piotr Zyla, Andrzej Stekala, Jakub Wolny, Dawid Kubacki).

Completano la classifica Russia (712.2, Roman Trofimov, Denis Kornilov, Mikhail Nazarov, Evgeniy Klimov), Finlandia (638.5, Jarkko Maatta, Niko Kytosaho, Antti Aalto, Eetu Nousiainen) e infine Svizzera (621, Sandro Hauswirth, Dominik Peter, Simon Ammann, Gregor Deschwanden).

Foto: LaPresse

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