Pattinaggio artistico, Mondiali 2021: quattro sorprese in quattro gare. Pechino 2022 ora è vicina

È andata. Il Campionato Mondiale di pattinaggio di figura più controverso della storia della disciplina si è concluso, tra irritazioni per la scelta da parte dell’ISU circa il sistema di qualifica olimpica e agitazione per la bolla di sicurezza Anti-Covid19. Il ghiaccio dell’Ericsson Globe Arena di Stoccolma ha dato il suo responso, confermando buona parte delle aspettative ma riservando, più di altre volte, anche delle sorprese.

In linea generale in tutte e quattro le specialità (vinte in tre occasioni della Russia) almeno un piazzamento sul podio è andato contro ogni previsione. Nelle coppie d’artistico ad esempio in pochissimi alla vigilia avrebbero scommesso in un successo all’esordio di Anastsia Mishina-Aleksandr Galliamov, galvanizzati dal trasferimento dalla guru Tamara Moskvina; gli atleti di San Pietroburgo sono riusciti a superare in volata i Vice Campioni Olimpici Wenjing Sui-Cong Han grazie agli elementi di salto in parallelo, inserendo nel layout una combinazione con due salti tripli, triplo salchow/euler/triplo salchow, con la quale hanno guadagnato la bellezza di 9.65 punti.

Proprio i salti corti di rotazione dei cinesi hanno concesso ai russi di vincere una meritata medaglia d’oro, fotografia vivente di un movimento interno nettamente superiore rispetto al resto del mondo; malgrado due performance viziate da qualche sbavatura il bronzo di Aleksandra Boikova-Dmtrii Kozlovskii e il quarto posto di Evgenia Tarasova-Vladimir Morozov è esemplificativo. Ma guardando soprattutto in campo giovanile e Junior appare evidente che, se nessuna delle altre Nazioni darà il giusto scossone, la Russia sarà leader nella specialità almeno per i prossimi due quadrienni, fattore che deve far riflettere.

Il piazzamento inaspettato nella gara femminile è stato invece l’eroico argento conquistato dalla veterana Elizaveta Tuktamysheva: le sue lacrime di gioia al Kiss & Cry rimarranno indubbiamente il momento più toccante di tutta la rassegna, giusta ricompensa per una pattinatrice che non si è mai arresa, neanche all’arrivo di tante, davvero tantissime avversarie più giovani e competitive di lei. L’allieva di Alexei Mishin è riuscita nell’impresa snocciolando due programmi senza sbavature di rilievo, approfittando in modo evidente dei passaggi a vuoto delle avversarie, una fra tutte Rika Kihira, seconda dopo lo short ma nuovamente in difficoltà e sotto pressione nel momento che conta, quasi una fotocopia di quanto successo a Saitama 2019 tralasciando il piazzamento diverso, quarto due anni fa, settimo oggi; la grande rimonta di Alexandra Trusova dalla dodicesima piazza al gradino più basso del podio ha invece scatenato non poche polemiche per ragioni d tattica ma anche di valutazione da parte della giuria.

Nello specifico la nativa di Riazan ha tentato il cosiddetto all in per risalire la china, snocciolando cinque salti quadrupli, riuscendo però a completarli correttamente soltanto due, il flip e il lutz combinato con il triplo flip. Un esercizio di stile di grande impatto mediatico ma in realtà non del tutto efficace. Con il senno di poi infatti, sarebbe bastato molto meno per poter provare a puntare ancora più in alto. La performance di Trusova ha inoltre purtroppo confermato il trend degli ultimi anni: più è alto il tuo punteggio tecnico, più le componenti del programma saranno elevate. Quei 66.34 per una prova così vuota, prevedibile, povera di passi, grideranno vendetta per moltissimo tempo.

Chi invece ha usato la testa, e non è certamente una novità, è stata Anna Shcherbakova che vedendo i molteplici errori delle rivali ha deciso di semplificare il suo layout, inserendo esclusivamente un quadruplo flip atterrato con caduta, e prendendo il largo con la combinazione triplo lutz/triplo rittberger, ritentata come ultimo elemento dopo aver lasciato singolo il primo triplo lutz per via di un arrivo incerto. Seppur con una prestazione al di sotto delle sue capacità la pattinatrice di Eteri Tutberidze è stata senza alcun dubbio la concorrente con il giusto equilibrio tra qualità tecnica e padronanza dell’attrezzo; il suo prossimo obiettivo sarà quello di tenere botta alla giovanissima Kamila Valieva, quest’ultima motivata a ripetere “l’effetto Zagitova” conquistando tutto ciò che è possibile, Giochi Olimpici compresi, al primo anno in massima categoria.

Da segnalare infine tra le note positive due piazzamenti di pattinatrici europee non russe nella top 10: la rigenerata belga Loena Hendrickx, quinta classificata, e l’ottava piazza ottenuta dall’austriaca Olga Mikutina. Nota di merito anche per la statunitense Karen Chen, di nuovo protagonista nel Mondiale pre Olimpico con un quarto posto più che improbabile nel pronostico.

In campo maschile è stato invece il diciassettenne Yuma Kagiyama la sorpresa del lotto: un pattinatore dalle eccellenti qualità che ha superato quota 100 nel programma corto con una prestazione impeccabile eseguendo poi gli elementi di maggior valore nel libero facendo il pieno nel grado di esecuzione. Un risultato in realtà in linea con la crescita dell’atleta che, già lo scorso anno, aveva ottenuto la terza piazza ai Four Continents di Seoul.

Un Campionato affrontato in assoluto relax, con la spavalderia della gioventù ma anche con la consapevolezza di potersi godere il momento senza particolari pressioni. Un tipo di approccio che gli ha addirittura concesso il posto d’onore con il lusso di superare il più grande di tutti i tempi, Yuzuru Hanyu, in questa rassegna artefice di un sontuoso short program ma, in controtendenza con quanto sfoggiato durante le prove, di un libero sottotono iniziato in maniera negativa con la mano sul ghiaccio nel quadruplo salchow. Ma guai a dare per finito, come si vocifera, un’icona della disciplina come l’atleta in questione, il quale già dalla prossima annata sportiva potrà tentare l’impossibile, ovvero vincere il terzo titolo Olimpico consecutivo. Ma niente è impossibile per Yuzuru Hanyu. Poco da aggiungere invece sul Campione Nathan Chen, semplicemente impressionante per solidità, caparbietà e gestione della gara. Con questo successo fanno tre su tre negli scontri diretti con l’alieno post PyeongChang 2018. In questo senso la speranza è quella di poter vedere presto un confronto alla pari, due performance perfette e pulite per capire soprattutto l’orientamento della giuria sul secondo punteggio.

Il colpo di scena nella danza ha invece coinvolto i canadesi Piper Gilles-Paul Poirirer, abilissimi ad acciuffare il bronzo ribaltando una classifica che sembrava già ben definita, mettendo inoltre un grosso spauracchio anche a Madison Hubbell-Zachary Donohue, argento per una trentina di centesimi. Ma la gara ha dato un’indicazione chiarissima. Gli antagonisti di Gabriella Papadakis e Guillaume Cizeron in occasione di Pechino 2022 saranno i russi Victoria Sinitsina-Nikita Katsalapov, vincitori con ben sette punti in più rispetto al resto delle coppie, frutto anche della crescita esponenziale della dama, finalmente sullo stesso livello del cavaliere, forse il migliore in circolazione. Sarà dunque uno scontro epico che vedrà coinvolta l’innovazione e la rivoluzione lanciata dai francesi nell’ultimo quadriennio e la grande classicità, quel vintage elegante e leggiadro marchio di fabbrica dei Neo Campioni Mondiali. Chi la spunterà? Lo sapremo tra undici mesi. I Giochi Olimpici sono ormai vicinissimi.

Foto: LaPresse

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