Salto con gli sci, Coppa del Mondo femminile: Maren Lundby sogna il poker. L’Italia si affida alle sorelle Malsiner

Seppur con un paio di settimane di ritardo rispetto al programma originario, anche la X edizione della Coppa del Mondo femminile di salto con gli sci è finalmente pronta ad aprire le danze. Le prime competizioni stagionali del massimo circuito avrebbero dovuto andare in scena due settimane orsono a Lillehammer, ma la cancellazione dell’appuntamento norvegese a causa delle problematiche legate al Covid-19 aveva fatto sprofondare le atlete nell’incertezza più totale. Infatti, vista anche la rinuncia degli organizzatori delle tappe di Zao e Sapporo (programmate subito dopo l’Epifania), si era palesato lo spettro di cominciare la stagione addirittura nel weekend del 23-24 gennaio. Fortunatamente, grazie ai buoni uffici della federazione austriaca, si è potuto mettere una proverbiale pezza, imbastendo una prova pre-natalizia in quel di Ramsau am Dachstein, sfruttando il fatto che il trampolino stia già venendo preparato per ospitare la Coppa del Mondo di combinata nordica maschile.

Ai nastri di partenza del 2020-21, tutti i riflettori saranno puntati su Maren Lundby, la quale nell’ultimo triennio ha assunto i contorni della dominatrice. La ventiseienne norvegese ha già in bacheca un oro olimpico, uno iridato e tre Coppe del Mondo assolute, ma non sembra certo appagata. Anzi, mira a scrivere la storia in quel di Oberstdorf 2021, quando per la prima volta verranno assegnati due titoli mondiali individuali (a quello su trampolino piccolo, in palio dal 2009, si aggiungerà anche quello su Large Hill). Peraltro un’eventuale quarta Sfera di cristallo le consentirebbe di eguagliare il primato di Sara Takanashi, impostasi nella classifica generale in quattro occasioni, seppur non consecutive. Sarà tuttavia interessante capire l’effettiva competitività della scandinava, in quanto negli ultimi mesi sta facendo i conti con una tendinopatia rotulea al ginocchio sinistro. Sarà sempre la stessa, a dispetto delle noie fisiche?

Lundby non può certo permettersi di calare troppo di rendimento, in quanto nel 2019-20 ha visto la sua egemonia seriamente minacciata da Chiara Hölzl. La minuscola austriaca, considerata una grandissima promessa della disciplina sin dalla tenera età, ha faticato a lungo prima di riuscire a esprimere tutto il proprio potenziale, arrivando però al proverbiale “salto di qualità” durante la stagione passata, quando la ventitreenne del salisburghese ha anche indossato il pettorale giallo prima di inchinarsi alla più esperta norvegese. In tal senso è un vero peccato che nel mese di marzo la loro sfida sia stata troncata dall’epidemia di Coronavirus, anche se l’inerzia era ormai tutta dalla parte della nordica. In ogni caso, Hölzl accarezza l’idea di riscattarsi e di diventare la seconda austriaca a conquistare la Sfera di cristallo dopo Daniela Iraschko-Stolz, la quale peraltro sarà ancora della partita nonostante i 37 anni suonati!

Difficilmente la veterana della Stiria potrà rappresentare un fattore nella corsa al successo della classifica generale, poiché la costanza di rendimento ad altissimo livello sembra ormai farle difetto, cionondimeno sarà verosimilmente un’assidua frequentatrice delle posizioni di vertice, nonché la numero due dell’Austria, costretta a rinunciare a tempo indeterminato a Eva Pinkelnig. Quest’ultima, indiscussa terza forza in ambito globale nel 2019-20, è stata vittima di una rovinosa caduta in allenamento proprio nelle settimane scorse, a causa della quale ha subito persino lesioni interne. La trentaduenne del Voralberg è già motivata a rientrare, ma non è ancora chiaro quando questo potrà concretamente avvenire.

Restando nel bacino dei Paesi di lingua tedesca, sarà molto stuzzicante comprendere il livello della Germania che, dopo anni da protagonista assoluta, è stata la delusione principale del 2019-20. La squadra schwarz-rot-gold sarà giocoforza obbligata ad alzare l’asticella, in quanto non sarà accettabile il fatto di disputare un Mondiale di casa nel ruolo di comprimaria. Attenzione, quindi, soprattutto a Katharina Althaus, la quale ha tutti i crismi per candidarsi alla conquista della Sfera di cristallo. Non a caso, la ventiquattrenne bavarese è stata la grande rivale di Lundby nel biennio 2017-19 prima di calare di rendimento lo scorso anno, così come tutte le connazionali, a loro volta chiamate a un pronto riscatto. Un fisiologico “rimbalzo” tedesco permetterebbe alla saltatrice di Oberstdorf di ritornare automaticamente nell’empireo della disciplina.

A proposito di rimbalzi, si attende da anni quello della già citata Takanashi. La giapponese in passato ha spadroneggiato in lungo e in largo, ma ormai da un triennio si deve accontentare di piazzamenti di prestigio e qualche saltuario successo. La ventiquattrenne nipponica è ancora oggi l’atleta più vincente in assoluto nella storia della Coppa del Mondo (siamo a 57 vittorie, contro le 30 di Lundby e le 16 di Iraschko-Stolz), ma ha raccolto solamente quattro affermazioni dal dicembre 2017 a oggi. Più che la Sfera di cristallo, già conquistata quattro volte, per Takanashi sarebbe sicuramente più interessante mirare all’oro iridato. Infatti, incredibilmente, la saltatrice dell’Hokkaido non si è mai imposta in una gara con medaglie in palio, nonostante la pletora di successi parziali nel massimo circuito!

Infine dal novero delle pretendenti alla Coppa del Mondo assoluta non possono essere escluse le slovene, a oggi ancora le grandi incompiute nel panorama del salto femminile. Riusciranno le varie Nika Kriznar ed Ema Klinec a effettuare il proverbiale “ultimo step di crescita” allo scopo di diventare serie candidate alla vittoria nella classifica generale? Oppure per l’ennesima volta dovranno accontentarsi di raccogliere una raffica di piazzamenti di prestigio? Lo scopriremo nelle prossime settimane. Alla voce “potenziali sorprese” attenzione soprattutto alla norvegese Silje Opseth, all’austriaca Marita Kramer e, perché no, anche alla tedesca Luisa Görlich. Tutte e tre hanno dato interessanti segnali di crescita nel 2019-20 che, se dovessero essere confermati, consentirebbero loro di sedersi al tavolo delle grandi.

Capitolo Italia. Il ritiro di Elena Runggaldier ha tramutato la famiglia Malsiner nel fulcro dell’intero movimento. Le tre sorelle gardenesi si presentano al via dell’inverno 2020-21 con percorsi e ambizioni completamente diverse. Sarà la mezzana Lara, classe 2000, la punta di diamante della squadra. Diventata ormai una realtà del massimo circuito, come testimoniato dal fatto di avere concluso le ultime tre stagioni tra la quindicesima e la diciottesima posizione della classifica generale, è una saltatrice dotata di grande esplosività naturale, qualità che le permette di esprimersi al meglio soprattutto sui trampolini di piccole dimensioni. Non a caso, lo scorso febbraio è salita sul podio a Hinzenbach, arpionando la terza piazza. Sui Normal Hill è indiscutibilmente carta da top ten, mentre tende a faticare maggiormente sui Large Hill. In tal senso c’è sicuramente spazio per migliorare, poiché le ataviche lacune aerodinamiche potrebbero essere colmate con un lavoro ad hoc. Se l’evoluzione in tal senso dovesse essere completata, allora l’altoatesina potrebbe alzare l’asticella anche nei contesti a lei più ostici, diventando una candidata a chiudere la classifica generale nelle prime dieci posizioni.

La sorella maggiore Manuela, classe 1997, ha saputo concludere in seconda posizione una gara del gennaio 2017, aggiungendo al suo palmares diversi altri piazzamenti nella top ten. Purtroppo, la ventitreenne altoatesina ha visto la sua carriera condizionata da un tremendo infortunio patito nell’estate 2018, dal quale non si è ancora completamente ripresa. Il sogno sarebbe quello di vedere la primogenita della famiglia tornare ai fasti del passato, il che consentirebbe all’Italia di avere due carte in grado di entrare costantemente nelle prime quindici posizioni in Coppa del Mondo. Tuttavia i primi test stagionali non sono rassicuranti e per Manuela sarebbe già importante riuscire a riguadagnare una competitività tale da permetterle di fare ingresso con continuità in zona punti. Questo può essere l’obiettivo anche della terzogenita Jessica, classe 2002. La teenager gardenese ha mosso i primi passi nel massimo circuito durante l’inverno 2019-20 ed è ancora tutta da scoprire. Per onestà intellettuale, va detto che alla sua età sia Manuela che Lara  avevano già saputo imporsi all’attenzione globale. Tuttavia, sappiamo bene come la parabola della carriera di ogni atleta possa essere differente. Nello staff tecnico italiano c’è fiducia in merito alla possibilità che anche la più giovane della famiglia possa salire di colpi nell’immediato futuro, proseguendo nella crescita già evidenziata nel 2019-20. Malsiner a parte, le altre azzurre hanno come massima ambizione quella di prendere le misure con il massimo circuito, o addirittura di guadagnare l’eleggibilità per gareggiarvi.

Foto: La Presse

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