Chiara Consolini, basket femminile: “Ragusa è la mia seconda casa, quest’anno gruppo costruito bene. Nazionale, è stato bellissimo tornare”



Volto tra i più noti del basket femminile italiano, Chiara Consolini è pronta a cominciare la sua sesta stagione alla Virtus Eirene Ragusa, dove da anni la famiglia Passalacqua ha consentito un salto di qualità tale da giocare ripetutamente la finale scudetto. Nella sua ultima stagione è stata fermata quando, con ogni probabilità, stava mettendo insieme un bottino tra i più importanti della sua carriera in Serie A1, con 11.4 punti, 2.3 rimbalzi e 2.9 assist di media, il che ha avuto un ruolo importante nel suo ritorno a giocare in Nazionale nell’ultima finestra dello scorso novembre. L’abbiamo raggiunta per un’intervista telefonica in cui ci ha parlato di Ragusa, delle sue storie di pallacanestro e d’azzurro, sempre con una dote importante che non le manca mai: il sorriso.

Hai rinnovato con Ragusa, e questa è la tua sesta stagione in biancoverde, ne hai vissute tante solo a Schio. Come mai ti sei trovata tanto bene da rimanerci tutto questo tempo?

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“Ragusa ormai posso definirla la mia seconda casa. Per me, dal primo anno in cui sono arrivata, il 2015, è stata un po’ un buttarsi, perché venivo da due anni a Umbertide dove ero stata protagonista e tutto. Volevo lanciarmi e provare ad ambire allo scudetto con una squadra che era costruita per vincerlo. Mi sono subito innamorata della città, della gente, della società, perché è sempre stata molto ambiziosa e lo è tuttora, nonostante quest’anno ci sia stato qualche problema sul budget e tutto. Sono riusciti a costruire una squadra molto competitiva, e devo solo che ringraziare il nostro presidente che continua a investire, perché animato da una fortissima passione che contraddistingue lui e tutta la famiglia Passalacqua. Ed è una società che non mi ha fatto mai mancare nulla. Quando mi hanno proposto il rinnovo per tre anni non ho avuto tante difficoltà nell’accettare, so che cosa mi può dare e spero di riuscire a dare a loro quello che posso per raggiungere tutti i risultati che vogliamo”.

Dicevi: squadre costruite per lo scudetto. E uno Ragusa l’avrebbe quasi vinto, se non fosse stato per Chicca Macchi…

“Lì non c’ero ancora, ma era quasi fatta. Con una mano lo si poteva toccare”.

Stiamo parlando di una giocatrice che adesso non si sa se continuerà o meno, perché ha lasciato Venezia e nessuno sa cosa farà, però se è davvero stata l’ultima stagione, che corsa!

“Una grande della pallacanestro femminile. Non lo so che cosa sceglierà di fare, perché non ho idea di dove potrebbe andare o cosa lei sceglierà. Però lei è stata ed è tuttora un’icona del basket femminile, un punto di riferimento. Penso sia stata importante per tutte le nuove generazioni vedere una come lei giocare. Un talento puro, è proprio bello vedere giocare una giocatrice così”.

Parlavi anche del mercato di quest’anno di Ragusa, che ha messo insieme quasi quattro anime: quella del gruppo consolidato (tu, Romeo, Kacerik e via dicendo), una scommessa (Kujer), gente che vuole consacrarsi ad alto livello (Santucci, Trucco), esperienza straniera (Harrison, Marshall). Tu che ne pensi?

“Penso che sia una squadra costruita bene. C’è il giusto mix tra chi ha esperienza e chi la deve fare, ma il gruppo è stato costruito bene perché le ragazze più giovani hanno voglia di cercare di lanciarsi nella massima serie. Hanno fatto la scommessa della nuova straniera giovane, Kujer, e devo dire che si è fatto un bel colpo. Speriamo che la società riesca a lanciarla per bene, lei è un bel prospetto per il futuro”.

Certo, tra le esterne ci sono così tanti di stili diversi: Romeo, Santucci, Trucco, tutte giocatrici che hanno un modo di interpretare la pallacanestro diverso. Può anche essere un vantaggio, nella misura in cui le altre squadre tendono a capire poco.

“Infatti è quel che dicevo prima, ci si può divertire (ride). Secondo me, nonostante tutto e la riduzione del budget, e le difficoltà portate dal virus, sicuramente hanno costruito un buon roster. Ognuno porterà il suo basket e lo metterà a disposizione della squadra”.

Fra l’altro, a proposito di pausa, ti ha fermata in quella che potrebbe esser stata la tua miglior stagione in A1. Com’è stato doverla interrompere così?

“Sì, stava andando bene sia dal punto di vista personale che da quello di squadra. Avevamo avuto un piccolo calo a gennaio, stavamo già ritornando sulla giusta strada. Abbiamo avuto anche un po’ di infortuni, ma stava rientrando e rimettendosi bene in forma Ibekwe. Eravamo sulla buona strada per ritornare in carreggiata”.

A proposito di Ibekwe, che cos’è successo esattamente nella vicenda in cui è andata a giocare il Preolimpico con la Nigeria e poi ha discusso con la società?

“Lei si è fatta male a novembre, intorno al 25-26, alla caviglia, in allenamento. Ha avuto un infortunio tosto alla caviglia, ce l’ha avuta gonfia per un sacco di tempo. Lei è stata fuori fino a gennaio, fino a inizio febbraio, i giorni del Preolimpico. Era pronta a rientrare, non proprio per quelle partite, ma per la settimana successiva, in cui sarebbe stata pronta per giocare con noi. Però non è successo niente di che, è andata lì e ha giocato, del resto il sogno di giocare le Olimpiadi non era una cosa così piccola. Ha giocato con la sua Nazionale per raggiungere quel grande obiettivo e ce l’hanno fatta”.

Preolimpico anche piuttosto difficile, perché c’erano dentro anche Giappone e Stati Uniti, pur da già qualificati, con questi ultimi nel girone nigeriano.

“Infatti. Lei poi per noi era super importante in squadra, parliamo di una super giocatrice. Averla fuori per così tanto tempo, in aggiunta all’infortunio di Kacerik, ha causato la necessità di un momento di assestamento. Però poi stava rientrando, e con lei anche noi stavamo ritrovando i giusti equilibri anche in campo. L’anno prossimo giocherà in Francia, le faccio un in bocca al lupo“.

E’ vero che il Covid-19 ha creato tanti problemi economicamente, ma questi nel femminile, e non è un mistero, già c’erano. Per esempio, Ragusa faceva l’EuroCup e poi non l’ha più fatta, attualmente solo Schio e Venezia paiono averne la forza. Cosa si dovrebbe fare per poter cambiare la situazione?

“A me piaceva molto giocare l’EuroCup. Però è anche vero che a livello societario era abbastanza dispendioso per trasferte e tutto. Noi da Ragusa facevamo trasferte abbastanza lunghe, a volte cercavamo di raggruppare quelle di EuroCup e campionato e si stava via cinque giorni di seguito. Anche per la società una cosa così non era semplicissima. Cosa dovrebbe cambiare? Non lo so, quello è il miglior modo per fare esperienza per le giovani e le italiane. Ovviamente solo Schio e Venezia giocano le coppe, ma non tutte le italiane ci possono giocare. Sarebbe bello che ci fossero più realtà che fanno le Coppe europee. Non è semplice perché mancano i fondi. E’ tutto lì il problema. Non c’è qualcuno che investe per portare un club a fare anche esperienze europee”.

EuroCup che hai vinto nel 2008 a Schio. Cos’hai provato?

“Ero piccolina! (ride) E’ stato bellissimo, abbiamo vinto contro il BC Mosca, e ricordo che, purtroppo, al palazzetto moscovita c’era anche poca gente. Ricordo questo gruppo di tifosi, là, e questo palasport megagalattico che tifava per le ragazze russe. Sono stati bei momenti anche perché ero entrata, avevo fatto un tiro libero per riuscire a entrare nel referto. Poi per una ragazza giovane come ero io in quel momento sono esperienze che ti rimangono dentro, perché vedi signore giocatrici giocare, perché magari giochi poco, però puoi farlo con gli occhi. Ed è una fortuna che io ho avuto, e che purtroppo non sto continuando ad avere perché a Ragusa le coppe non si fanno. Però mi sarebbe piaciuto restare a farle”.

E poi a Schio ci sei cresciuta, negli anni dei primi scudetti.

“Sono arrivata l’anno del primo scudetto, con l’arrivo di Betta Moro, Masciadri, c’era già Penny Taylor. Ho avuto la fortuna di andare via di casa al mio primo anno, andare a Schio e trovare una squadra piena di Professioniste con la P maiuscola. Sono stata davvero fortunata e non smetterò mai di ringraziare le mie ‘vecchie’ che avevo in quegli anni, perché loro mi hanno insegnato quello che so di come vivere la pallacanestro”.

Hai anche avuto una situazione un po’ particolare: un doppio ritorno, a Schio e a Umbertide. Giri che ritornano indietro.

“E’ vero (ride)! A Schio sono tornata secondo me non proprio nel momento giusto, perché ero a Umbertide e giocavo tanto, non continuare a giocare così tanto mi ha un po’ spezzato il ritmo. Poi c’è stato anche l’infortunio, che mi ha segnato parecchio, e quindi poi ho deciso di tornare a Umbertide per riprendere da dove avevo lasciato, giocando, sono tornata da capitana e quindi più responsabilità. Quei due anni lì con Lollo Serventi sono stati super importanti, lui mi ha aiutato parecchio. La fiducia che mi ha dato lui dalla prima telefonata è stato qualcosa di molto importante”.

Serventi che ora è andato alla Virtus Bologna, un chiaro segnale di come la Virtus voglia avanzare di livello.

“Sono contentissima per Lollo, che ha avuto quest’opportunità, e sono contenta anche per Bologna, perché spero che le ragazze trovino in lui il coach che è stato per me, che sia importante per loro il lavoro che faranno con lui, che ci mette l’anima dal primo giorno all’ultimo, sempre. Sono contentissima per lui, se lo merita”.

Sempre parlando di allenatori, Antonio Bocchino, sempre a Ragusa, è tornato ad allenare una squadra maschile dopo 19 anni nel Settore Squadre Nazionali. Tu che ricordo porti di lui?

“L’ho avuto come vice in Nazionale con Capobianco. Però solo per il raduno, perché poi non sono andata agli Europei del 2017. Di lui ho un bel ricordo, perché è uno di quei viceallenatori che ti parla, segue, sprona, se fai una cosa sbagliata ti guardava negli occhi e te lo diceva. Con lui mi sono trovato bene, sono contento di ritrovarlo a Ragusa, se si riuscirà andrò a vedere le partite della maschile”.

E a proposito di allenatori che fanno bene nella femminile ce ne sono tanti. Il fatto che ci siano tante buone giocatrici è anche dovuto a tante persone come Lucchesi, Ticchi, Zanotti, Recupido.

“Di sicuro in Italia è pieno di allenatori bravi e competenti, da quel punto di vista siamo messi abbastanza bene”.

Oggi Lucca è diventata società ben nota ed è impossibile pensare a una Serie A1 senza, ma tu ci sei stata quando era ancora in A2. Si sentiva che c’era il puntare a quel che poi è stato?

“L’anno in cui ci ho giocato io arrivare alla finale promozione di A2 è stata un po’ una sorpresa, ma sapevo che dietro di noi c’era una società solida e che, se avessimo fatto il colpaccio, avrebbero comunque reagito bene, sognato insieme a noi di fare l’A1. Lì a Lucca poi è stato per me un anno bellissimo, uno di quegli anni perfetti in cui ti ricordi quello che è successo dall’inizio alla fine. Eravamo 5 ragazze del posto, 5 di fuori e una straniera, Bultrite. E’ stato un peccato sfiorare la promozione, siamo arrivate a gara3 e abbiamo un po’ buttato via gara2, ci siamo un po’ spaventate. Mancava un po’ di esperienza da quel punto di vista, è stato comunque un anno indimenticabile”.

Con Agnese Soli che poi ti sei ritrovata anche a Ragusa.

“Lei è una super compagna di squadra, è la compagna ideale. E’ stata mia spalla per tre anni a Ragusa, e mi mancherà un sacco. Quando mi girerò e non riuscirò a trovarla sarà stranissimo al PalaMinardi e soprattutto in campo, perché basta incrociarla un attimo con gli occhi e ti calma”.

Non ha bisogno di essere la più forte del mondo per essere un collante dello spogliatoio.

“No, assolutamente. Per me è una delle migliori compagne che abbia mai avuto”.

Sempre in tema di ex compagne, anche se per una sola stagione: quanto ti ha stupito il fatto che Chiara Pastore sia scesa in B per continuare a giocare?

“Penso che abbia fatto una scelta di vita, non la conosco così bene, però sono certa sia stata una scelta ben ponderata, immagino che ci avrà pensato 1200 volte conoscendola un pochino. L’importante è che sia serena lei e contenta di quel che ha scelto e deciderà di fare in futuro”.

Cambiando completamente palcoscenico: che opinione hai sul professionismo nello sport femminile, con riferimento particolare alla pallacanestro?

“Il problema è tutto nei costi. Io penso che le prossime generazioni magari potranno godere di questa cosa, perché pian piano le cose si stanno muovendo in quel verso. Pian piano, però si stanno muovendo. L’unica cosa è il fatto dei fondi. Se il Governo aiutasse a intraprendere questo passo verso il professionismo, io penso che non bisognerebbe neanche pensarci due volte; se c’è l’aiuto, si deve iniziare a provare a far qualcosa, perché ovviamente poi ci sono un sacco di giocatrici bravissime che studiano e si preparano per un futuro dopo la pallacanestro”.

E in questo senso c’è un elenco lunghissimo di giocatrici.

“E magari c’è qulacun altro che riesce a mettersi via dei soldini e farsi un fondo pensione, però è diverso rispetto ad avere una pensione riconosciuta per tutto il lavoro fatto. La cosa brutta non considerare un vero e proprio lavoro quello che si fa”.

Capitolo Nazionale: con te è stata un po’ avara, perché l’unico Europeo che hai giocato non è stato il migliore del mondo. Ed è nato sfortunato per via di quella situazione finale con la Bielorussia.

“Se quella partita si fosse riuscita a portar via sono sicura sarebbe stato un altro Europeo. Però il basket è così e non si può fare nulla”.

Una strada, poi, lunga e che arriva fino all’ultima partita giocata in Danimarca, che è anche l’ultima attuale della Nazionale prima del coronavirus.

“Sono tornata dopo quasi due anni che non mi chiamavano, ed è stato bellissimo. Emozionante, dalla chiamata che mi è arrivata prima di partire da Marco Gatta al saluto finale in aeroporto dove si salutavano tutti perché si tornava nelle rispettive società. E’ stato emozionante andare a prendere la maglietta prima della partita, tantissime cose che mi mancavano, le compagne, e l’indossare quel completino. E’ stato bellissimo tornare. Ora è tutto nuovo, c’è un nuovo allenatore, vediamo come andrà”.

Di Lino Lardo parlando: tu cosa ne pensi?

“Non lo conosco, lo vedevo quando allenava la Muller Verona negli ultimi anni in Serie A. Non ho idea di come possa essere come allenatore. E’ l’ennesima scommessa che la Federazione ha fatto, perché sia con Capobianco che con Crespi è stato l’inizio di una nuova avventura per loro e per noi, perché anche noi nel nostro non conosciamo i metodi di allenamento che aveva e che ha. Io vengo da una situazione un po’ diversa perché non essendo stata in Nazionale per tanto tempo, se mi dovesse chiamare sarei la persona più felice del mondo e scoprirei pian piano come può essere il suo modo di allenare. Non lo so se è una scelta giusta o sbagliata, questo potrà dirlo solo il campo, ma a volte neanche quello riesce a dirlo con certezza perché a volte questi allenatori hanno talmente poco tempo per esprimersi che magari i risultati è difficile trovarli subito”.

Ed è anche un discorso di come ci si relaziona, di come nascono le cose. Un fattore psicologico-relazionale che si tende molto a sottovalutare, e invece se le cose nascono bene, vanno meglio. E con Capobianco era successo quello.

“Esattamente. E anche lui veniva dalla maschile, non ci conosceva e tutto. Parlo io che sono stata una di quelle mandate a casa prima di partire dell’Europeo 2017, e te ne parlo benissimo perché ha portato entusiasmo“.

E ha fatto tornare Chicca Macchi.

“Anche! Ma ha portato entusiasmo e novità in un gruppo che aveva bisogno di quello, ed è stato molto bravo, ed è stato un peccato non avercelo più l’anno dopo. Io avrei continuato con lui dopo quell’Europeo, si stava andando bene se non fosse stato per quell’episodio con la Lettonia. Ma è solo il mio punto di vista”.

Si parla tanto ancora di quell’Europeo e di fatto troppe volte si bypassa quello 2019 in cui è cominciato un rinnovamento, con una generazione italiana nuova: Lorela Cubaj che ha giocato la rassegna continentale, Sara Madera che è entrata nel gruppo azzurro, la classe 2001 che va forte e Alessandra Orsili che ne è la punta, e poi la classe 2002 che è veramente forte, e in più ci sono le sorelle Villa in crescita.

“Sono tutte buonissime ragazze che stanno crescendo e che hanno spazio, e devono averlo, e giocare nelle squadre in cui si trovano per continuare a crescere. Molte di loro ce l’hanno e stanno facendo, ed è un fatto positivo”.

Adesso sarà interessante vedere come Giulia Natali riuscirà a entrare nel discorso di Venezia in cui rientrerà anche Francesca Pan.

A me Natali piace tantissimo come gioca e spero riesca a prendersi il suo spazio a Venezia, perché se lo merita, per tutto quello che ha dimostrato fino ad ora, ed è per lei una grande opportunità, questa, facendo anche la Coppa. Per lei arriveranno delle belle esperienze da fare”.


Hai già un’idea di quello che vuoi fare dopo la carriera cestistica?

“Gli anni avanzano, uno inizia a pensarci un pochino. Però mi piacerebbe rimanere nell’ambiente, non come allenatrice perché non mi ci vedo proprio, ma magari come dirigente, gm. Ora inizierò a fare qualche corso per iniziare a imparare, perché anche lì ci sono tante cose da studiare. Si comincia piano piano a pensare al dopo carriera, anche se la passione è ancora troppo viva. Sugli allenatori, i miei me li vedo sempre tutti così agitati… (ride) Si fa per scherzare!”

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Credit: Ciamillo

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