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Alessandro Maestri, baseball: “Ci ho messo tanto a metabolizzare le Olimpiadi mancate. In Giappone il livello più alto mai trovato”



Cesena, 1° giugno 1985: nessuno sapeva, in quel giorno, che la nascita di Alessandro Maestri avrebbe portato, qualche anno più tardi, un effetto su vastissima scala nel baseball italiano. Da oltre 15 anni impegnato sui diamanti di mezzo mondo, il bagaglio tecnico di uno dei lanciatori più importanti prodotti dal nostro Paese si è arricchito sia con le esperienze attraverso campionati diversissimi tra loro che con le tante battaglie tra Europei, Mondiali e World Baseball Classic. Ancora sulla cresta dell’onda, e con un campionato italiano partito benissimo a San Marino, lo abbiamo raggiunto per un’intervista video della quale sono riportati alcuni estratti qui sotto.

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Sensazioni sul campionato partito: “Una bella sensazione sul campo, anche la prima partita che abbiamo fatto. Ho proprio sentito il piacere di rigiocare a baseball, quando lo fai per molto tempo e partita dopo partita non ti accorgi di quanto veramente sia bello questo sport“.

Sul livello del baseball: “Può essere facile come difficile in tutti i posti. Non considero il baseball italiano di livello più basso. Se entri in campo con la mentalità sbagliata o non pronto per competere, è un attimo che i punti te li facciano ovunque tu sia. Il livello è comunque buono“.

Sulle favorite di A1: “Quello che pensano tutti è che sarà una questione tra Bologna, Parma e San Marino per roster più profondi e più lanciatori che riescono a coprire le tre partite, ma quando si entra in campo la partita bisogna vincerla“.

Sul WBC 2013: “Il più bello. Siamo avanzati alla seconda fase e anche lì eravamo avanti con Repubblica Dominicana e Porto Rico senza portare le partite a casa. Ma è stato qualcosa di indescrivibile. Al Classic c’è un livello di euforia che non si prova in nessun altro posto“.

Su Mike Piazza: “Essere in sua presenza è diventato normale, ma capisco che non lo è, è un extraterrestre. Negli anni ci siamo abituati a vederlo e a parlarci e confrontarci con lui. Sicuramente è una grande notizia che sia diventato allenatore della Nazionale, ci fa molto piacere. L’abbiamo preso con molta più normalità di quello che si possa pensare“.

Su Alex Liddi: “Siamo molto amici, ci siamo allenati insieme a Tirrenia, abbiamo condiviso l’appartamento. Da lì è nata un’amicizia molto bella, condividevamo il sogno di arrivare in Major. Nessuno dei due si è però mai vantato, non c’è stata mai competizione cattiva, ma sana“.

Sull’estero: “Il Giappone è stato il livello più alto dove ho giocato e dove mi sono realizzato, l’America mi ha insegnato a cercare di ottenere le cose da solo. L’Australia è il posto dove sono sempre un po’ rinato, perché arrivavo in condizioni di non buonissima fiducia in me stessa, ritrovandola. La Corea del Sud è stata bella, ma è durata poco. Anche il Messico è stato una bella esperienza“.

Sulle Olimpiadi mancate: “Ferita molto difficile da rimarginare. Ci ho messo tanto a metabolizzare quello che era successo. I primi 3-4 mesi successivi non ne ho più parlato. Ora, come tutte le cose, ce ne siam fatti una ragione, poi il Coronavirus le ha posticipate e ha fatto sì che non ci pensassimo tanto“.


Sugli aspetti mentali: “Li ho curati molto negli ultimi anni. Mi sto rendendo conto di quanto questo sia quasi per il 90% mentale, la testa gioca la parte più importante. Ho visto tanti giocatori latini che non sono così professionali a livello di allenamenti sentirsi i più forti una volta che andavano sul monte. Il baseball è così. Alla fine sei tu solo nel box di battuta, o sul monte, o in difesa. Quindi devi diventare il tuo miglior allenatore. Questo comporta un dialogo interno, sempre il più positivo possibile, e vanno scartate tutte le negatività“.

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federico.rossini@oasport.it

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Foto: FIBS / EzR NADOC

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