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Laura Rogora, arrampicata: “Qualificarmi alle Olimpiadi? Un’emozione forte, ora manca un anno”



Laura Rogora è una delle punte di diamante dell’Italia dell’arrampicata sportiva, stiamo parlando di una giovane fuoriclasse di appena 18 anni che si è qualificata alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (rinviate al prossimo anno) grazie all’eccellente prestazione realizzata a Tolosa a novembre 2019. È la prima italiana ad avere staccato il biglietto per l’evento più importante dopo quanto fatto da Ludovico Fossali ai Mondiali. La nativa di Roma è una specialista del lead, ha conquistato un argento di specialità agli ultimi Europei e si destreggia bene nella combinata, nuovo format in cui si gareggerà ai Giochi dove questo sport farà il suo debutto assoluto. La poliziotta potrebbe essere una grande outsider nella rassegna a cinque cerchi del prossimo anno, intanto non ha abbandonato gli allenamenti ai tempi del coronavirus e mantiene sempre alto il morale.

Come stai trascorrendo questo periodo in quarantena? Riesci ad allenarti regolarmente e come trascorri il tuo tempo libero?

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Alcuni giorni resto in caserma a Moena dove c’è una parete e una palestra, ma quando sono nella mia casa di Trento non riesco ad allenarmi più di tanto. Nel tempo libero faccio quello che penso stiano facendo un po’ tutti: leggo un po’, guardo la televisione. Sono cose che facevo anche prima del coronavirus ma ovviamente in maniera minore”.

Che libro stai leggendo? Stai seguendo qualche serie televisiva in particolare?

Sto leggendo l’Amica Geniale (l’opera di Elena Ferrante, ndr), non avevo visto la serie tv ed è molto bello. Per quanto riguarda la televisione sto seguendo Riverdale su Netflix (la serie basata sui personaggi degli Archie Comics, ndr)”.

Come sono cambiati i tuoi allenamenti da quando bisogna fare i conti col coronavirus?

Quando sono in caserma mi alleno 4 ore al giorno, due ore al mattino e altrettante al pomeriggio. Sostanzialmente è quello che facevo anche prima anche se l’allenamento è meno intenso visto che non ci sono gare nell’immediato. Quando invece sono a casa riesco soltanto a fare alcuni esercizi”.

Ti sei qualificata alle Olimpiadi grazie alla bellissima prestazione nel torneo preolimpico di novembre. Che sensazioni hai provato? Come vedi il rinvio dei Giochi?

A Tolosa non me l’aspettavo di qualificarmi perché la selezione era molto difficile, c’erano in palio soltanto sei pass e quando ho realizzato che ce l’avevo fatta è stata l’emozione più forte della mia carriera. Il rinvio delle Olimpiadi è stato giusto, alcune Nazioni avevano già detto che non sarebbero venute e piuttosto che fare una cosa a metà è stato giusto così. Poi ci sarà un anno in più per allenarsi e per migliorare”.

Che obiettivi ti prefiggi per le Olimpiadi?

A questo punto manca più di un anno quindi staremo a vedere”.

Secondo te quando si tornerà in gara? Hanno cancellato tante gare in questi mesi, tra cui gli Europei dove lo scorso anno conquistasti l’argento nel lead.

Per il momento la Federazione ha confermato le gare di luglio ma io la vedo dura. Hanno detto che vogliono recuperare gli Europei anche perché assegnano alcuni pass per le Olimpiadi, magari in autunno. È un po’ difficile fare delle previsioni, staremo a vedere”.

Hai un passato nella ginnastica artistica. Come ti ha aiutato questo sport nella tua avventura nell’arrampicata sportiva? Perché hai cambiato disciplina?

Mi ha aiutato nella mobilità articolare che è molto utile in parete. Ho deciso di smettere perché mi piace di più arrampicare. Ho fatto due anni di ginnastica poi a 6-7 anni ho deciso di cambiare disciplina e sono andata avanti”.

Ti ricordi ancora la tua prima gara?

Certo. In campo internazionale era una tappa della Coppa Europa juniores, nel lead che è la mia specialità: conclusi in ottava posizione”.

Tu sei una specialista del lead ma ti sei dovuta preparare anche nel boulder e nello speed perché alle Olimpiadi si gareggerà nel format della combinata. Cosa ne pensi? Chi sono i favoriti?

“La combinata è stata un po’ un compromesso, tutti preferiscono gareggiare nella propria specialità ma con questo format si permette al pubblico di vedere l’arrampicata in tutte le sue forme. I boulderisti e i leadisti sono più favoriti perché queste due prove si assomigliano un po’ di più tra loro. Un velocista deve lavorare su boulder e lead ma, allo stesso, per essere competitivi in velocità bisogna essere dei veri e propri specialisti”.

Cosa ne pensi del sistema di punteggio? È giusto moltiplicare tra loro i risultati delle singole specialità?

Essendo una combinata bisognerebbe fare una somma dei risultati. Si è però deciso di mantenere le singole specialità e questo può essere anche un bene perché uno specialista davvero forte può andare molto bene in combinata”.

Non soltanto arrampicata sportiva ma anche quella in falesia, l’arrampicata su roccia che conosciamo tutti. Quale ti piace di più e quali sono i tuoi risultati più belli all’aperto.

L’arrampicata in falesia e quella in gara sono un po’ diverse, soprattutto per quanto riguarda le emozioni che danno, ma mi piacciono entrambe. Quella in falesia la pratico per rilassarmi tra una gara e l’altra, per togliermi delle soddisfazioni. La gara mi piace perché dà emozioni e un’adrenalina che non si provano in falesia. Quale delle due mi piace di più? Davvero difficile dirlo. Le mie soddisfazioni più importante su roccia sono stati alcuni 9a (Esclatamasters a Perles, Grandi Gesti a Sperlonga, Joe-cita a Oliana, La Bongada a Margalef, ndr). Mi piacerebbe fare Biographie (è un 9a+ a Ceuse, in Francia, scalato soltanto da 17 atleti tra cui Stefano Ghisolfi. Ci sono soltanto due 9a+ in tutto il mondo, l’altro è Open Air a Schleierwasserfall, ndr)”.

Cosa consigli a un giovane che si vuole avvicinare al climbing? Perché dovrebbe praticare questo sport?

Per avvicinarsi a questo sport la cosa migliore è andare in palestra, ti insegnano le basi. Poi, dopo aver fatto un primo corso, uno può arrampicarsi anche da solo o insieme agli amici. Lo consiglio perché è bello come sport in sé e si può praticare immersi nella natura, tra l’altro non sono tanti gli sport individuali che si praticano anche in gruppo come accade su roccia. Io la prima volta ho arrampicato in falesia con mio papà a Ferentillo (in provincia di Terni, ndr), poi ho iniziato ad andare in palestra vicino a casa e poi ho cominciato il percorso agonistico col mio allenatore Alessandro Marrocchi alla Up-Climbing”.

E da un anno fai parte delle Fiamme Oro. Come ci si sente?

Ad aprile sono entrata a fare parte del gruppo sportivo della Polizia. Oltre a un grandissimo sostegno economico ho anche una base d’appoggio a Moena dove in questo periodo mi alleno, mi hanno dato la disponibilità di stare qui e sono davvero molto contenta”.

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stefano.villa@oasport.it

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Foto: Federclimbing

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