Tokyo 2020, il Comitato Olimpico Americano non chiede il rinvio. Hirshland, CEO USOPC: “Non faccio domande. Cerco soluzioni per i nostri atleti”

Da una parte la lettera di Federnuto e Federatletica americana. Dall’altra le spiegazioni dell’amministratore delegato del Comitato Olimpico e Paralimpico americano, che è una donna, Sarah Hirshland, la quale ha appena parlato all’agenzia Associated Press, una delle più importanti al mondo, con diversi corrispondenti anche dall’Italia. Ben sapendo, naturalmente, del potere che il suo Paese esercita in una situazione come questa, con il coronavirus che imperversa in tutto il mondo e il CIO che prende tempo prima di decidere se rimandare o no i Giochi di Tokyo 2020. E Hirschland non ha fretta di usarlo, quel potere. Così pare.

“Il mio ruolo – riporta l’AP – non è quello di porre domande a chi prende decisioni, ma di proporre soluzioni”. Naturalmente Sarah e i leader del Comitato paralimpico hanno dovuto sopportare una parte di critiche per non avere ancora invitato il CIO a rimandare i giochi – una mossa fatta da un numero crescente di atleti e organizzazioni, tra cui un paio di quelle più importanti in America: USA Swimming (nuoto) e USA Track and Field (atletica), che ha Rio 2016 portarono alla causa più del 60% delle medaglie americane.

Hirshland dice che può gestire il momento difficile e sta facendo del suo meglio per assicurarsi che il rinvio sia la decisione corretta e, forse, più importante Al centro di questo sforzo c’è un sondaggio che USOPC ha inviato a circa 4.000 promesse olimpiche durante il fine settimana, chiedendo loro le condizioni di allenamento e le condizioni mediche nei luoghi in cui vivono, insieme ai loro pensieri su quando dovrebbero svolgersi le Olimpiadi. Il CIO ha chiesto agli Stati Uniti e a tutti gli altri paesi dettagli sulle condizioni nelle rispettive località.

“Stiamo ascoltando la voce degli atleti e posso garantirvi che il CIO ascolterà la stessa voce, da noi, in maniera forte e chiara”, ha detto Hirshland. “Ci sono diversi scenari reali che stiamo affrontando”, ha aggiunto. “La bellezza della diversità porta a dover essere davvero riflessivi, in questi casi, e a prendere la situazione quasi caso per caso, e a pensare a come risolvere queste sfide nel miglior modo possibile”.

Potrebbe aiutare a spiegare queste dichiarazioni l’affermazione più moderata che la stessa Sarah ha fatto domenica scorsa, cioè ieri, insieme a Han Xiao, presidente del Consiglio consultivo degli atleti. Entrambi facevano parte di una riunione del consiglio tenutasi dopo che il CIO aveva dichiarato che potrebbero essere necessarie fino a quattro settimane per decidere quale passo compiere: “Conosciamo gli ostacoli difficili che ci attendono e siamo tutti riconoscenti per il fatto che il CIO abbia ascoltato le nostre preoccupazioni e necessità, e stia lavorando per risolvere i problemi il più rapidamente possibile”, ha affermato la nota.

Hirshland ha anche respinto l’idea che le dichiarazioni delle federazioni statunitensi di atletica e nuoto – ognuna delle quali l’hanno chiamata a ricoprire il ruolo di leader dell’USOPC per chiedere un rinvio – equivalevano a un lato oscuro della stessa medglia o a una crepa nell’unità. Ha detto di aver parlato con Tim Hinchey, CEO di USA Swimming, molto prima di inviare la lettera che è stata successivamente resa pubblica. “Entrambi gli sport hanno una popolazione molto ampia, dai giovani di base agli atleti d’élite, e hanno bisogno che i loro atleti sappiano di essere ascoltati”, ha detto. “Posso confermare che quelle preoccupazioni verranno trasmesse”.

Anzi. Queste preoccupazioni andranno girate, ha detto Hirshland, direttamente al CIO. E anche se molti segnali indicano un inevitabile rinvio dei Giochi, non fa parte del messaggio che USOPC sta inviando. “È davvero importante per noi comprendere la totalità delle situazioni ambientali che devono affrontare i nostri atleti”, ha affermato. “È una realtà pratica e non esiste una risposta facile in questo momento.”

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gianmario.bonzi@gmail.com

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Foto: LaPresse

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