Storia delle Olimpiadi: Michael Johnson, il record del mondo dei 200 ad Atlanta 1996


È una calda serata di inizio agosto 1996 al Centennial Olympic Stadium di Atlanta dove si stanno svolgendo le Olimpiadi del Centenario. Ed è una serata tanto attesa perché in pista c’è Michael Johnson nella finale dei 200 metri, quel Johnson che pochi giorni prima aveva vinto i 400 metri e che ai Trials Americani aveva cancellato Pietro Mennea dal libro dei record, battendo il tempo dell’azzurro in 19”66.

In Italia è notte e la voce di Franco Bragagna è pronta a raccontare una finale destinata ad entrare nel mito olimpico. Oltre a Johnson, texano di Dallas, gli altri favoriti sono il namibiano Frankie Fredericks e l’uomo di Trinidad e Tobago Ato Boldon. Michael è all’ottava fatica olimpica ma dentro di sé vuole dare tutto per riprendersi dalla delusione di Barcellona 1992, quando era tra i favoriti, ma dovette rinunciare alla finale per un’intossicazione.

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I 90 mila di Atlanta attendono lo starter: il silenzio è sacro e impressionante. Al via i tre favoriti sono subito davanti, mentre il pubblico segue la corsa con un urlo continuo. Ai 100 metri Michael Johnson e Frankie Fredeicks sono appaiati. Poi Michael decide che è arrivato il tempo di segnare un solco con la storia, di scrivere qualcosa che deve rimanere scalfito nell’epopea sportiva. La sua accelerazione è qualcosa di spettacolare.

Difficile descrivere le emozioni di quei secondi, le lasciamo alle parole usate in diretta da Franco Bragagna: “Attenzione al tempo, attenzione al tempo, un siluro, una palla di fucile, attenzione, il primato del mondo! Straordinario, 19”32“. Il pubblico di Atlanta rimane qualche secondo in silenzio, quasi sotto choc, poi esplode nel boato più grande di quella edizione dei Giochi Olimpici.

Gli ultimi cento metri lanciati vengono calcolati in 9”20, semplicemente stratosferico. Michael non era una star come Carl Lewis, non era forse spettacolare ed estetico come altri, ma in quella notte le sue scarpe dorate, quei suoi passi corti e quel suo busto rigido, cambiarono per sempre la storia della velocità.

La discesa in terra di un marziano come Bolt fu necessaria per abbassare quel tempo, ma questa è un’altra vicenda. Furono 200 metri impressionanti, una pazzesca accelerazione in uscita dalla curva, una gara che rimarrà per sempre un’icona dello sport mondiale: è Michael Johnson, uno dei miti dell’atletica con quel fantastico 19”32, uno di quei tempi che tracciano una linea netta tra gli umani e le divinità dello sport.

Roberto Vallalta

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Foto: LaPresse

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