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Storia delle Olimpiadi: Jury Chechi, il Signore degli Anelli che squarciò la notte italiana ad Atlanta 1996



Nella storia dello sport made in USA, quando si parla di allenatori, non si può non nominare Vince Lombardi. È stato probabilmente il miglior allenatore di sempre di football americano, ma oltre a questo, è stato anche un grandissimo motivatore e comunicatore. Sue sono molte delle più belle frasi sullo sport ed una in particolare merita di essere citata: “It’s not whether you get knocked down, it’s whether you get up“. Che tradotta suona più o meno così: “Non importa se ti buttano a terra, conta se poi ti rialzi“.

Non sappiamo dirvi se abbia mai sentito questa frase o se sappia che è stata detta dall’allenatore italoamericano; sta di fatto che il ginnasta pratese, di questa frase, ne è stato la personificazione. Jury Chechi infatti ha dominato per quasi dieci anni la specialità degli anelli, ma la sua carriera non è stata di certo facile. Anzi, è segnata da tragici infortuni che, ogni volta, l’hanno costretto a ripartire da zero.

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Chechi partecipa per la prima volta alle Olimpiadi nel 1988, è però dall’anno successivo che comincia a mostrare le sue abilità. Si aggiudica per due volte consecutive il bronzo ai Mondiali e, nel 1992, si presenta alle Olimpiadi nella ginnastica artistica a Barcellona come grande favorito. Purtroppo però, proprio a ridosso della competizione, la rottura del tendine d’Achille lo costringe a rinunciare.

Il colpo ricevuto è durissimo ma Jury non si perde d’animo. È caduto, però sa rialzarsi e sa che tornerà più forte di prima. Trasforma la rabbia per l’infortunio in desiderio di vincere, e vince! Nei successivi anni domina letteralmente la specialità e fagocita ori mondiali ed europei come se nulla fosse. Il suo obiettivo però è un altro, lui vuole l’oro olimpico. Non c’è vittoria che possa dare maggior prestigio e ricompensare di tutte le ore di lavoro in palestra della medaglia d’oro alle Olimpiadi.

Finalmente arriva il momento di Atlanta 1996, sono passati quattro lunghissimi anni ed ora il suo sogno si può finalmente avverare. La sua prestazione entra di diritto nella storia dei Giochi Olimpici ed il punteggio di 9.887 lo sancisce. Per utilizzare, di nuovo, una frase cara a coach Lombardi, Jury Chechi ha “inseguito la perfezione e raggiunto l’eccellenza“.

Finalmente è sul tetto dell’Olimpo e si gode ogni momento. Quasi a voler ribadire la sua supremazia, si regala anche un record: nel 1997 centra il quinto titolo mondiale consecutivo nella stessa specialità. Ora è quasi un suo diritto essere chiamato il “Signore degli Anelli“.

In seguito alla conquista di questo ennesimo oro, a 28 anni, annuncia il suo ritiro. Salvo poi ripensarci due anni più tardi e decidere di prepararsi per le Olimpiadi di Sydney 2000. Perché, dopotutto, è il campione olimpico in carica e continuare a vincere è stupendo. Nuovamente però la fortuna gli volta le spalle, un altro grave infortunio ad un tendine lo priva della gioia di una doppietta olimpica.

Per qualsiasi atleta sarebbe stata una seconda caduta, ma per uno come lui va cambiata la prospettiva. Questa, in realtà, è la seconda volta in cui si rialza. Per una promessa fatta a suo padre, Jury Chechi torna ad allenarsi in vista di Atene 2004. Nonostante l’obiettivo sembri impossibile, dato che avrà 35 anni, è pronto a stupire il mondo.

Ancora una volta ha ragione lui, ancora una volta nulla gli impedisce di raggiungere il suo obiettivo: Jury Chechi va ad Atene!
E lui non va di certo ai Giochi per un mesto saluto, va prima di tutto come orgoglioso portabandiera della Nazionale italiana, e poi perché sa che ha ancora qualcosa da dare.

Ed è così che il 22 agosto 2004, contro ogni pronostico, sale ancora una volta sul podio e porta a casa la medaglia di bronzo. Al termine della gara poi, dall’alto del suo status e consapevole di quanto il destino possa essere beffardo, mentre è ripreso dalle telecamere indica il bulgaro Yovchev, il secondo classificato.

Come a sottolineare che andrebbe a lui la medaglia d’oro e non all’atleta di casa, premiato con troppa benevolenza dai giudici. Perché Jury sa quanta fatica si deve fare per raggiungere una vittoria, ma a volte il fato, altre i giudizi anomali lo impediscono, e ti fanno cadere. Lui però ce l’ha sempre fatta: dopo ogni caduta, Jury Chechi si è sempre rialzato.

Mauro Pellizzari

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Foto: LaPresse

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