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Basket, americani in fuga dalla Serie A. Tutti i giocatori ‘scappati’ dall’Italia. Cosa succede se non ritornano



Non c’è solo il dilemma relativo alla ripresa del campionato ad attanagliare i club di Serie A (ammesso che si ricominci: diversi campionati esteri hanno già deciso di chiudere i battenti, con o senza campioni nazionali). Moltissime delle 17 squadre che stanno aspettando di conoscere il loro destino a seguito della pandemia di coronavirus COVID-19 devono fare i conti anche con il problema dei giocatori che intendono tornare nei loro Paesi, più spesso gli Stati Uniti, ma anche in alcuni altri Paesi, soprattutto europei.

L’elenco è lunghissimo, e non coinvolge soltanto due squadre: la Dinamo Sassari perché è ancora in quarantena dopo il rientro da Burgos, e l’Umana Reyer Venezia, che non hanno fatto registrare partenze legate all’attuale situazione epidemica. Per gli altri 14 club, andiamo a vedere, in ordine di classifica, com’è la situazione.

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Alla Virtus Bologna l’orientamento generale è quello di restare: solo un giocatore, il centro Julian Gamble, è tornato negli Stati Uniti, ma è stato autorizzato, come del resto la maggior parte degli americani in Italia, a tornare nel suo Paese. A Brescia, ed è notizia di ieri, è stato deciso di lasciare che tutti i giocatori americani (Travis Trice, Tyler Cain, DeAndre Lansdowne, Ken Horton e David Moss) possano tornare là dove sono nati, anche se poi Horton e Moss non lo fanno.

Keifer Sykes, Drew Crawford, i serbi Nemanja Nedovic, Vladimir Micov e lo spagnolo Sergio Rodriguez sono i cinque giocatori dell’Olimpia Milano che hanno ottenuto il permesso di far ritorno nelle loro terre. In particolare, Nedovic ha ricordato come l’Olimpia si fosse attivata già a livello di associazione giocatori di Eurolega per porre l’attenzione sul nascente problema COVID-19 quando l’Italia ha iniziato a chiudere i battenti. I giocatori sono stati ascoltati quando la situazione è diventata critica anche fuori dal nostro Paese. A seguito della positività del giocatore del Real Madrid Trey Thompkins, non va dimenticato, i giocatori citati sono andati via solo dopo aver osservato il congruo periodo di quarantena (che, in via volontaria, già era in corso).

A Brindisi le storie da raccontare sono due: una è quella di Tyler Stone, che è tornato a casa senza il permesso della società, l’altra è quella di Adrian Banks che, con una buona dose di ironia, fa sorridere il pubblico dei suoi social con aneddoti particolari (iconico quello dello scorso 13 marzo: “L’ultima volta che mi sono lavato le mani così tante volte, avevo preso il mio primo porno su videocassetta“). A Cremona, dove Meo Sacchetti ben comprende la posizione dei suoi giocatori, è stato dato il via libera a Travis Diener, Ethan Happ e Jordan Mathews, mentre la Fortitudo Bologna ha autorizzato Jerome Dyson e Maarty Leunen a tornare in patria, con Henry Sims che li seguirà a breve quando avrà trovato il primo volo utile. In casa Trento possono andare negli Stati Uniti James Blackmon e Justin Knox, mentre Rashard Kelly, pur avendo carta bianca in tal senso, ha deciso di sua volontà di restare in Italia.

Andando nella seconda metà della classifica, Varese è ormai con tutti gli americani lontano dall’Italia, anche se tutti con autorizzazione: a Toney Douglas, Justin Carter e Josh Mayo si è aggiunto Jeremy Simmons, partito nella mattinata di ieri alla volta del suo Paese; in città sono rimasti solo l’ala estone Siim Sander-Vene e il play lettone Ingus Jakovics. Quando la Lombardia aveva gà iniziato a fare i conti con il coronavirus, Jason Clark aveva ottenuto la rescissione, per essere sostituito da Douglas. A Cantù un unico caso ha fatto molto parlare, quello della partenza senza permesso di Wes Clark.

A Reggio Emilia le acque sono molto agitate. La società preferirebbe la permanenza dei giocatori, Reggie Upshaw non ha voluto ascoltare nulla e nessuno e, in ansia per la famiglia, è tornato negli USA per conto suo. Darius Johnson-Odom si è ripetutamente lamentato del fatto di non poter tornare perché la società non lo autorizza a farlo, e nella sua manifesta volontà (per ora non corrisposta) di tornare negli States è accompagnato da Will Cherry. Licia Ferrarini, presidente della società emiliana, quando era solo Johnson-Odom a volersene andare, aveva dichiarato che “ci sarebbero conseguenze” nel caso, mentre Alessandro Frosini, che ne è direttore sportivo, ha soltanto detto “Vedremo cosa succederà” in merito a Upshaw.

Variegato il panorama di Treviso: David Logan e Jordan Parks sono stati tra i primissimi a prendere la via degli Stati Uniti, senza avvisare la società; in particolare, l’ex Sassari si è apertamente sfogato su Twitter con un perentorio “Per quei soldi non ne vale la pena, meglio uscire al mattino“. L’agente del giocatore, John Foster, ha affermato che la società era stata informata e nessuno gli ha risposto. Successivamente al neozelandese Isaac Fotu, allo sloveno Aleksej Nikolic e al capoverdiano Ivan Almeida è stato consentito di tornare in patria, ma quest’ultimo non è partito, restando in Italia allo scopo di non voler portare il virus a Capo Verde, per sua stessa ammissione.

Più si scende in classifica e più complicate sono le situazioni: alla Virtus Roma ha fatto scalpore il caso di James White, che ha espresso la propria insofferenza verso il fatto di restare in Italia e se n’è poi effettivamente andato negli Stati Uniti. Come lui hanno fatto Davon Jefferson, Jaylen Barford, Liam Farley e William Buford. Quest’ultimo ha dichiarato che, in caso di ripresa dell’attività, potrebbe tornare. La società non ha fatto sapere se fossero o meno partenze autorizzate, anche se il patron Claudio Toti aveva affermato alle origini dell’emergenza, e si parlava ancora di città e non di stop totale: “Se un mio giocatore mi dice che in quella città non vuole andare a giocare perché ha paura di ammalarsi, devo forse obbligarlo? E se si rifiutasse, dovrei cacciarlo?“. Nelle ultime ore anche il neozelandese Corey Webster è rientrato in patria. A Pistoia le cose non sono migliori, anche se sono tutti autorizzati i rientri in terra americana di Terran Petteway, Justin Johnson e Randy Culpepper (per gli ultimi due è notizia di ieri) e in territorio belga di Jean Salumu. Trieste, invece, ha lasciato partire Ricky Hickman, Dequan Jones e Akil Mitchell (con cui c’era stato uno scontro precedente con multa, ma non legato al virus).

Per quel che riguarda Pesaro, invece, la situazione è a dir poco desolante, perché alle partenze da retrocessione praticamente certa si sono aggiunte quelle legate al virus, nello specifico di Zach Thomas e Troy Mitchell, che hanno rescisso il contratto. Pochi giorni fa si è temuto, a causa di un comunicato della Victoria Libertas, che a due giocatori fosse stata diagnosticata la presenza del virus in corpo, ma un successivo chiarimento fatto da Ario Costa in persona ha invece rivelato che si trattava di due persone non appartenenti al parco giocatori e allo staff tecnico.

Al momento soltanto la Grissin Bon Reggio Emilia ha parlato di conseguenze per i giocatori successive alla partenza non autorizzata, mentre per gli altri club il problema, per il momento, non è stato posto in maniera pubblica. Semmai, ci si interroga su quando possa ricominciare il campionato e, nel caso, come: c’è allo studio una proposta di sforare il limite dei 18 tesseramenti tenendo conto della particolare situazione. Tutto, però, è sostanzialmente passato in secondo piano rispetto all’attuale emergenza.

Attenzione, però: il problema non coinvolge soltanto la massima serie maschile, ma anche quella femminile. La sospensione del campionato di A1, in questo caso, ha provocato numerose situazioni di ritorno a casa. La prima ad andarsene, con richiesta accolta già a fine febbraio, per paura, è stata Alyssa Lawrence, che rappresentava buona parte delle speranze di salvezza per Battipaglia, ultima in classifica. Dopo lo stop a tempo indeterminato alle partite, invece, diverse giocatrici hanno rescisso o chiesto permessi per tornare in patria.

Ad aprire la sequenza due giocatrici di San Martino di Lupari (attualmente al 4° posto), Jazmon Gwathmey (ritornata in patria anche a causa della vicinanza del training camp con le Connecticut Sun in WNBA) e Samantha Ostarello (permesso con promessa di ritornare in caso di ripartenza della stagione), che dato il doppio passaporto ha potuto anche essere convocata in Nazionale nei mesi scorsi. Costa Masnaga (undicesima) si è separata consensualmente prima con Reyna Frost e poi con la rumena Elisabeth Pavel, anche se quest’ultima resterà in Italia fino alla messa sotto controllo dell’emergenza sanitaria.

Anche a Empoli, che prima dello stop era la sorpresa più importante dell’A1 con il 7° posto, ha dovuto salutare Maci Morris, mentre la ceca Kamila Stepanova è sì tornata nel suo Paese, ma è pronta a tornare in Italia qualora si rendesse necessario (e se potrà muoversi liberamente). Battipaglia, dopo Lawrence, ha rescisso con Tori Jarosz e con l’australiana di passaporto italiano Alexandra Ciabattoni. L’ultima separazione è quella tra la ghanese di passaporto USA Batabe Zempare e Lucca, al momento sesta. Questo senza contare gli altri provvedimenti legati al particolare momento presi da altri club, con Torino e Geas Sesto San Giovanni che hanno lasciato libere tutte le giocatrici di tornare alle loro residenze e patrie in attesa di tempi migliori.

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Credit: Ciamillo

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