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Jannik Sinner, dalle prime sconfitte alla vittoria su Goffin: serve equilibrio nei giudizi



Non è una novità: in Italia la pratica meglio riuscita è quella di emettere sentenze con tanta superficialità. A pagare dazio in questo senso è stato il giovane tennista azzurro Jannik Sinner, al centro delle polemiche per un inizio di 2020 poco convincente, dopo aver strabiliato tutti nel 2019 grazie a una un’ascesa eccezionale nel ranking mondiale.

Dal Challenger di Bergamo a quello di Ortisei, Sinner aveva chiuso l’anno passato con ben 62 vittorie, di cui 11 nel circuito maggiore. La sua crescita esponenziale lo aveva portato nel giro di un anno dal n.763 al n.78 del mondo, mettendo in bacheca tre Challenger (Bergamo, Lexington e Ortisei), due ITF (Trento e Santa Margherita di Pula) e le Next Gen ATP Finals di Milano, l’appuntamento dedicato ai migliori Under-21 del panorama mondiale. I ko nel Challenger di Bendigo, Auckland, del secondo turno degli Australian Open e di Montpellier avevano fornito argomentazioni ai “disfattisti cosmici”, con il 18enne nativo di Sesto Pusteria etichettato come un sopravvalutato. Il buon Riccardo Piatti, coach del ragazzo del Bel Paese e navigato come nessun altro nell’ambiente, conosce gli eccessi italici e il passaggio immediato dal paradiso all’inferno. Se si guarda al passato, anche “Sua Maestà” Roger Federer dovette subire l’onta di sei ko consecutivi all’età di Jannik e con i metodi di valutazione “da bar” sarebbe stato anch’egli travolto dal “fiume di parole inutili”.

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Ironia della sorte, il classe 2001, nell’ATP 500 di Rotterdam (Olanda), oggi ha sconfitto il n.10 del mondo David Goffin per 7-6 7-5, superando per la prima volta un tennista top-10. Un riscontro che consente all’azzurrino di balzare (virtualmente) al n.68 del mondo. Ora dall’inferno si tornerà nuovamente al paradiso? E’ probabile. Serve equilibrio nelle valutazioni perché i bilanci non possono cambiare in modalità “televoto”.

Indubbiamente assistere ai confronti potrebbe aiutare a evitare inutili proseliti e disfattismi a seconda di come va il vento. Parliamo di un giocatore con grande talento, valutato molto positivamente da tutti gli addetti ai lavori, ma gli va dato il tempo per fare esperienza e acquisire sicurezze, che proprio l’alternarsi di vittorie e sconfitte può dargli. Neanche Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal avevano il livello di gioco all’età dell’italiano che hanno invece ora. Ci si trova al cospetto di un progetto a lungo termine, da non forzare con le “picconate”.

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giandomenico.tiseo@oasport.it

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Foto: Alessio Tarpini / LPS

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