Ginnastica, Mondiali 2019: Italia, un dannato mezzo punto e il sogno olimpico infranto. Moschettieri dal cuore d’oro, Tokyo era a un passo

Hanno lottato come dei guerrieri, sono scesi in pedana con l’elmetto e con l’elsa, si sono comportati da veri Moschiettieri e hanno combattuto contro tutto e tutti: contro l’obbligo di dover gareggiare alle 10.00 del mattino, contro il sorteggio sfavorevole che ha portato in dote la iellata prima suddivisione (si gira senza alcun riferimento e con una giuria sulla carta più severa), contro avversari teoricamente più forti. Ci hanno provato, ci hanno creduto, hanno sognato. Poi l’amara realtà e le lacrime di delusione, un pianto a dirotto per la mancata qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020, sfumata per appena cinque decimi: un mezzo punto crudele e beffardo, un’incollatura dopo sei rotazioni e 18 esercizi entrati in classifica, davvero un nulla che però rappresenta il tutto tra un biglietto per il Giappone e un’estate a casa, lontani dalla rassegna a cinque cerchi.

L’Italia non vola nel Sol Levante, i Giochi rimangono solo un sogno per la squadra di ginnastica artistica maschile e per la seconda volta consecutiva non avremo la formazione nell’evento più importante del quadriennio. C’è delusione e dispiacere ma a questi ragazzi non si può rimproverare davvero nulla semplicemente perché hanno dato il massimo, la gara disputata domenica mattina è stata di spessore: forse è mancato qualcosa sotto il profilo tecnico ma abbiamo visto un cuore d’oro enorme, una tenacia garibaldina, una grinta straripante, degli occhi pugnaci e degli attributi non indifferenti. Finalmente una squadra, era quello che si chiedeva ai ragazzi di Giuseppe Cocciaro: lo hanno fatto offrendo una prova di qualità che è inattaccabile sotto qualsiasi profilo. Basta fare un paragone con Glasgow 2015, quella notte fu drammatica e l’esclusione da Rio 2016 rappresentò l’anno zero dell’artistica maschile: oggi si esce a testa altissima dalla Schleyer Halle di Stoccarda, l’Italia ha ritrovato i suoi Moschettieri.

Siamo fuori per mezzo decimo e per due cadute al cavallo con maniglie ma imputare qualcosa a Nicolò Mozzato e Nicola Bartolini sarebbe sbagliato: il veneto era al debutto e ha portato a casa un 14.200 alla sbarra oltre a una gara concreta sul giro completo, il sardo ha piazzato due stoccate di lusso al volteggio e al corpo libero senza le quali non saremmo neanche rimasti in gioco. Marco Lodadio si è qualificato alla finale agli anelli (14.666, si giocherà una medaglia e un pass olimpico sabato pomeriggio) ed è stato un vero capitano, encomiabile e unico nel suo genere: ha guidato la sua squadra da vero professionista, questo gruppo si è unito e cementato nel corso degli anni e questo aspetto si è visto in Germania. Ludovico Edalli ha già staccato il pass a cinque cerchi grazie al piazzamento nell’all-around (disputerà l’atto conclusivo di venerdì), granitico quando ci ha messo una pezza dopo le due cadute dei compagni al cavallo, Carlo Macchini ha agito da uomo squadra (14.200 alla sbarra di lusso).

L’Italia ci è piaciuta, l’eliminazione fa male al cuore ma non ci sono arrabbiature: solo un dannato mezzo punto, la sfortuna e un paio di episodi sfavorevoli ci tengono giù dall’aereo per il Sol Levante (gareggiando in un’altra divisione forse avremmo assistito a un altro film). Siamo ufficialmente rinati, il treno è passato ma ci saranno altre occasioni in un prossimo futuro anche perché stiamo parlando di under 30 che possono puntare tranquillamente a Parigi 2024, il ricambio generazionale è ufficialmente completato.

 

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Foto: Simone Ferraro/FGI

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