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Vuelta a España 2019: Primoz Roglic, il marchio del padrone. Toglie anche l’abbuono a Valverde, prova di forza spaventosa



Un uomo in totale controllo Primoz Roglic nella 18esima tappa della Vuelta a España 2019. Lo sloveno si è difeso senza troppi patemi dagli attacchi di Lopez e Valverde sulle salite della Sierra Madrilena. Nel finale, poi, ha sprintato per il secondo posto riuscendo a battere in volata un corridore rapidissimo come Valverde. Il murciano, infatti, non è più quello che negli anni d’oro riuscì anche a mettersi dietro Freire allo sprint, ma in un arrivo ristretto, peraltro su un finale che tira all’insù, resta un’eccellenza.

Roglic, dopo la giornata difficile di ieri, è tornato padrone assoluto della Vuelta. Merito anche del fatto che la sua Jumbo-Visma sia una squadra più adatta a controllare una frazione di montagna, piuttosto che una tappa di pianura attanagliata dal vento. Il sodalizio neerlandese, infatti, oggi ha fatto tutto bene. Nella prima salita di giornata Bennett, Gesink, Kuss e Powless sono riusciti a rimanere vicino al capitano nonostante la forte andatura del gruppo. Mentre dopo lo scollinamento, quando finalmente si è formata la fuga, sono rientrati anche Hoffstede e Tony Martin (Vuelta semplicemente strepitosa la sua), che hanno tenuto al coperto la maglia roja, addormentando il gruppo.

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Nel mentre, oltretutto, Powless si è inserito nella fuga di giornata, in modo da farsi trovare davanti nel caso la corsa fosse esplosa. Proprio lo statunitense, insieme al connazionale Sepp Kuss, è stato fondamentale per annullare il tentativo di Lopez nella discesa della Morcuera. Sull’ascesa finale, invece, il Puerto de Cotos, lo sloveno ha preso in mano la situazione rintuzzando i tentativi di Lopez e Valverde in prima persona. Alla fine, grazie agli abbuoni, ha guadagnato pure una manciata di secondi sui rivali sopraccitati, mentre Quintana ha perso circa un minuto.

Lo sloveno ha così fatto un altro passo, forse decisivo, verso il gradino più alto del podio di Madrid. Quella odierna sembrava la tappa più critica per Roglic. Un po’ perché era la più dura rimasta e un po’ perché la frazione corsa a velocità folle di ieri poteva aver minato le certezze sue e della squadra. Difatti il problema per Roglic non era tanto la fatica, visto che un cronoman del suo rango 200 km ai 50 all’ora li soffre comunque meno rispetto agli scalatori puri, quanto il poter subire un contraccolpo psicologico. L’ex saltatore, però, si conferma uomo col ghiaccio nelle vene, capace di sopportare qualsiasi, botta fisica e morale.

L’ultimo scoglio verso la prima vittoria in un grande giro resta la frazione di sabato. 4500 metri di dislivello, ma le salite non sono durissime. Se la Jumbo fa il suo a Primoz basta non andare in crisi nera. Valverde, attualmente secondo, gli deve recuperare ben 2’50”. Quintana è a 3’31”, mentre Lopez e Pogacar ad oltre 4′. Il successo che lo renderebbe il primo nella storia ad aver vinto un Mondiale nel salto con gli sci (juniores e a squadre, ma sempre titolo iridato è) e una corsa a tappe di tre settimane nel ciclismo è molto vicino.

E dopo la Vuelta? Nel futuro prossimo ci sono i Mondiali (soprattutto a cronometro) e il Giro di Lombardia. Per i prossimi anni, invece, i sogni non possono che chiamarsi Giro e Tour. Un corridore come lo sloveno, però, capace di battere a più riprese Valverde in volata, non può e non deve fermarsi ai grandi giri. Primoz ha un mondo ancora da esplorare, a cominciare dai Mondiali e dalle Olimpiadi 2020 (entrambe gare molto dure) oltre, ovviamente, alle classiche delle Ardenne.

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Foto: Valerio Origo

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