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Scacchi, qual è stata la partita più lunga della storia? Record e aneddoti curiosi dal passato



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Nella partita che, venerdì scorso, ha aperto il match valevole per il Campionato del Mondo di scacchi tra Magnus Carlsen e Fabiano Caruana, si sono giocate 115 mosse attraverso sette, interminabili ore. Tuttavia, non è stata questa la partita più lunga della storia degli scacchi, e nemmeno la più lunga nella storia dei match mondiali, a guardare le mosse.

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Se la questione della lunghezza in ore della partita è difficilmente determinabile (fino a pochi lustri fa le partite venivano giocate anche su più giorni, con una mossa che, all’atto della sospensione, veniva messa in una busta aperta alla ripresa della partita), è più facile scoprire quale incontro è durato per più mosse. Risposta: quello tra Ivan Nikolic e Goran Arsovic, giocato nel 1989 a Belgrado. Nell’arco di più di venti ore, si giocarono 269 mosse in una partita finita patta. La FIDE aveva, a quel tempo, modificato la regola delle 50 mosse (se i due giocatori non catturano un pezzo o muovono un pedone entro 50 tratti, la partita finisce in parità) estendendola a 100. Dopo quell’episodio, si è tornati alle 50.

A livello di sfide mondiali, la partita durata più mosse è stata la quinta del match Karpov-Korchnoi di Bagujo, Filippine, nel 1978. Quell’incontro durò 124 mosse e si risolse con l’allora apolide Viktor Korchnoi che, muovendo col Bianco, forzò una situazione di stallo, che è automaticamente patta. Lo stallo è quella posizione in cui, sulla scacchiera, un giocatore ha il tratto, ma non ha mosse legali (normalmente si tratta del re che può muoversi solo in case dove finisce sotto scacco, ma il re non può mettersi sotto scacco da solo, dev’essere l’altro colore a farlo).

Di contro, esiste, ed è ampiamente nota, la sequenza di mosse che produce la partita più corta possibile: 1. g3 e5 2. f4 Dh5#. Questo genere di scacco matto è detto “dell’imbecille” o “dello stolto”.

A livello di match validi per il titolo mondiale, quello più lungo è anche quello che non è mai finito perché interrotto per imperio dell’allora presidente FIDE Florencio Campomanes: il primo, storico match tra Garry Kasparov e Anatoly Karpov. Dal momento che ai tempi si teneva conto non di un numero fisso di partite, ma di chi per primo ne vinceva sei, successe questo: Karpov vinse quattro dei primi nove incontri, poi si ebbero 18 patte, quindi il 5-0 del Campione del Mondo alla ventisettesima, poi la prima vittoria di Kasparov alla trentaduesima, quindi un’altra serie di quattordici patte, infine due vittorie di fila dello sfidante. A quel punto, passati diversi mesi a cavallo tra il 1984 e il 1985 senza un vincitore né un vinto, entrò in scena Campomanes, che dichiarò il match interrotto e ne ordinò uno nuovo nel giro di sei mesi. Intervenne Karpov, che non si disse d’accordo. Intervenne Kasparov, che ne disse di tutti i colori contro Campomanes e la FIDE. Il secondo match fu disputato sulla distanza delle 24 partite, col diritto per il detentore di tenersi il titolo una volta arrivato a 12. L’epopea di Kasparov nacque proprio da quella seconda sfida moscovita.

C’è un altro record curioso che vale la pena citare: il maggior numero di partite senza sconfitte. Il recordman è molto recente, ed è il cinese Ding Liren, uno dei migliori giocatori del mondo, oggi classificato quarto nel ranking della FIDE. Ding Liren ha giocato ben cento partite, tra il 2017 e il 2018, senza perderne nemmeno una. L’ultimo a sconfiggerlo, prima della serie, è stato l’olandese Anish Giri. L’uomo in grado di fermare questa infinita striscia si è rivelato non più tardi di due giorni fa, a Shenzhen: il francese Maxime Vachier-Lagrave, già numero 2 del mondo in passato. Tra i primi cinque di questa particolare classifica compare uno scacchista mai dimenticato per la sua fantasia nel gioco: il sovietico Mikhail Tal, autore di due serie da 95 e 86 partite senza sconfitte all’inizio degli Anni ’70.





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federico.rossini@oasport.it

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