Ginnastica, caso abusi sessuali: la forza di Simone Biles e compagne. Eroine violentate, ragazze modello con la forza di rialzarsi


Simone Biles, Gabby Douglas, Aly Raisman, McKayla Maroney, Maggie Nichols. Ma anche Jordyn Wieber e tante altre. 150 ragazze che ci hanno messo la faccia, eroine che hanno avuto la forza di confessare le violenze e gli abusi sessuali che hanno subito negli ultimi anni. Sono loro i volti più noti delle denunce in massa contro il dotto Larry Nassar, ex medico della Nazionale Statunitense di ginnastica artistica femminile che si è dichiarato colpevole delle angherie commesse durante la sua carriera nello staff USAG e che ora attende la sentenza (si preannuncia una condanna esemplare, sono stati chiesti 125 anni di reclusione e al momento ne sta già scontando 60 per detenzione di materiale pedopornografico).

Si tratta di uno dei capitoli più brutti della storia dello sport, una serie di violenze su ragazzine minorenni che coltivavano soltanto il sogno di partecipare a Olimpiadi e Mondiali, che volevano soltanto rappresentare il proprio Paese nelle grandi competizioni internazionali, piccole campionesse che avrebbero poi portato in alto la bandiera stelle-strisce ma che sono dovute passare tra le grinfie di quello che hanno già ribattezzato come “mostro”. Trionfi che naturalmente non giustificano quanto fatto, risultati ottenuti con delle ombre importanti alle spalle che hanno sconvolto in maniera indelebile la vita di queste giovani donne, attese da un lungo percorso riabilitativo che non può essere lenito dalla gioia delle varie vittorie.

Simone è stata l’ultima a parlare: la dominatrice indiscussa della Polvere di Magnesio, vincitrice di quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Rio 2016 nonché di tre titoli iridati consecutivi nel concorso generale individuale (unica nella storia), colei che ha portato la sua disciplina verso delle vette ineguagliabili con delle gesta da vero funambolo. Gabby è stata la prima ragazza di colore capace di conquistare l’oro ai Giochi (all-around a Londra 2012). McKayla ha vinto due ori mondiali al volteggio e l’argento olimpico alla tavola passando poi alla storia per gli scatti alla Casa Bianca con l’amato Presidente Barack Obama, è stata la prima a raccontare in pubblico le violenze subite. Aly è semplicemente la capitana per antonomasia, colei che ha guidato la squadra verso la doppietta d’oro a cinque cerchi (oltre ad aver trionfato al corpo libero a Londra), un’icona dell’artistica statunitense. Fierce Five e Final Four, 3/5 delle squadre olimpiche coinvolte. E poi c’è Maggie che è meno conosciuta ma che è stata la prima a denunciare Nassar alla Federazione, rimanendo però inascoltata.

Tra pochi giorni verrà emessa la sentenza contro Nassar e verrà fatta parzialmente giustizia. 150 ragazze stanno sfilando da ormai una settimana di fronte al giudice e a Nassar, guardano negli occhi il mostro, confessano, lo accusano e lui non reagisce. C’è ancora un processo in corso ed è quello contro i Karolyi che hanno guidato l’artistica statunitense per 20 anni portandola ai vertici a cui non erano abituati nel passato. E poi c’è una Federazione che non ha visto o non ha voluto vedere. Un sistema malato che ora deve essere totalmente ricostruito.

 

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