Calcio, Playoff Mondiali 2018: i punti deboli e di forza della Svezia. Una generazione che ha vinto anche gli Europei Under21

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Sarà la Svezia l’avversaria dell’Italia nei playoff di qualificazione ai Mondiali del 2018. Domani alle ore 20.45 a Stoccolma, gli azzurri scenderanno in campo nella prima delle due partite che assegneranno uno dei quattro pass rimanenti per volare in Russia. Un impegno delicato per la nostra Nazionale, contro una squadra che durante la fase a gironi delle qualificazioni ha ben figurato, chiudendo il girone al secondo posto alle spalle della Francia ma davanti all’Olanda. Andiamo quindi ad analizzare i punti deboli e quelli di forza degli svedesi in vista del doppio confronto.

I punti deboli: il centrocampo e l’assenza di stelle internazionali

Dei tre reparti è il centrocampo a rappresentare uno dei punti deboli della formazione allenata da Jan Andersson. I titolari Sebastian Larsson e Jakob Johansson sono esperti (32 e 27 anni) ed assicurano un’ottima copertura, ma certamente non spiccano per talento. Albin Ekdal, vecchia conoscenza del calcio italiano, è una promessa mai mantenuta, mentre Markus Rohdén, del Crotone, garantisce corsa e poco altro.

A dire che il centrocampo è il reparto più debole della Svezia sono anche i numeri. Le quattro reti realizzate portano infatti tutte la firma di Emil Forsberg, giocatore più offensivo (di cui parleremo più avanti). Il solo Viktor Claesson ha un po’ di esperienza internazionale (altro punto debole: degli 11 titolari solo Lindelof gioca in una big europea, il Manchester United, ma solo da quest’anno), giocando nel Krasnodar, club con cui ha partecipato alla scorsa edizione di Europa League.

L’altro punto debole è l’assenza di stelle, fenomeni del calibro di Zlatan Ibrahimovic. È inevitabile pensare a lui parlando della Svezia. Certamente il non avere un accentratore come lui ha permesso di far venire fuori la forza del collettivo svedese, ma la sua presenza avrebbe fatto comodo alla squadra di Andersson in questi playoff. Saranno due partite molto tese ed equilibrate e le singole giocate di giocatori di questo calibro potrebbero fare la differenza.

I punti di forza: attacco e difesa

Passiamo quindi ai punti di forza, aspetti di cui l’Italia dovrà prendere nota. Cominciando dall’attacco. 26 gol realizzati in 10 partite parlano chiaro. Sesto miglior attacco delle qualificazioni europee dietro a squadre come Germania, Belgio, Spagna, Portogallo e Polonia, facendo quindi meglio degli azzurri (21). 8 di queste reti portano la firma di Marcus Berg, centravanti forte fisicamente, che non disdegna discrete soluzioni con entrambi i piedi.

L’altro pericolo arriva da Emil Forsberg, fantasista del Lipsia e rivelazione della scorsa Bundesliga (22 assist e 8 gol). Sulla carta è un centrocampista ma è un giocatore dalle spiccate doti offensive, come dimostrano i numeri. Durante le qualificazioni ha infatti realizzato 4 reti, oltre, ovviamente, ad intervenire in tutte le azioni da gol della Svezia.

A segnare più del centrocampo è la difesa, altro punto di forza di questa squadra. Sono 7 le reti che portano la firma di difensori, 3 a testa per Mikael Lustig (squalificato all’andata, tornerà per il ritorno) e Andreas Granqvist (rigorista), una per Victor Lindelöf, fiore all’occhiello del reparto arretrato. Una difesa molto forte fisicamente e aiutata dal 4-4-2 disegnato da Andersson. Un modulo compatto, basato su un’eccellente organizzazione tattica.

La nuova generazione: diversi reduci dall’Europeo Under21 del 2015

Una Svezia giunta a questi playoff nel nome di un nuovo corso avviato dal CT Andersson, che ha incluso nella squadra tanti giovani provenienti dall’Under21. Una generazione vincente, che due anni fa trionfò nell’Europeo di categoria. A guidare quella squadra in attacco era John Guidetti, che nella Nazionale maggiore fatica a trovare spazio, al pari del compagno di reparto Isaac Thelin.

La difesa, invece, era nelle mani di Lindelof, ora perno fondamentale del reparto arretrato della Svezia dei “grandi”, in cui si sono conquistati il loro posto anche Ludwig Augustinsson ed Emil Helander, a differenza del centrocampo campione d’Europa Under21 due anni fa che nella squadra maggiore non è rappresentato (c’era Oscar Hiljemark ma non è stato convocato per questi playoff).

Una squadra che quindi rappresenta un giusto mix di giovani talentuosi e giocatori esperti. Il modo giusto per voltare pagina dopo l’addio di un giocatore del calibro di Ibrahimovic per trovare quella qualificazione ai Mondiali che la Svezia, nonostante la presenza della sua stella, manca dal 2006. E chissà che in caso di qualificazione (con tutti i dovuti scongiuri del caso), Zlatan non possa riconsiderare il suo addio.

 





 

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alessandro.tarallo@oasport.it

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Foto: Twitter European Qualifiers

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