Volley, il mondo alla rovescia: dopo i fasti di Rio, ora la Nazionale con più futuro è quella femminile

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Un anno fa l’Italvolley maschile conquistava un bellissimo argento olimpico, dopo una scalata travolgente e un percorso emozionante, dove i nostri ragazzi hanno dato il meglio di sè dimostrando di essere squadra nel senso più vero del termine e di avere entusiasmo, grinta e forza da vendere. Le partite al cardiopalma, giocate punto a punto fino alla fine, hanno fatto innamorare tutta Italia di questi ragazzi, che non sono riusciti a sfatare la maledizione dell’oro olimpico, ma sono tornati da Rio tra gli applausi. Ivan Zaytsev è stato il trascinatore della squadra, la sua prestazione nella semifinale contro gli Stati Uniti ha fatto storia ed è diventato una star anche tra i non addetti ai lavori. I suoi attacchi a velocità stratosferica hanno sbalordito tutto il mondo e la sua grinta lo ha eletto leader naturale in campo. Un anno dopo, le vicende legate agli sponsor ci hanno privato della sua presenza agli Europei e il suo carisma è inevitabilmente mancato. La Nazionale in Polonia era priva delle sue stelle, non solo di Ivan, ma anche di Osmany Juantorena, altro artefice fondamentale dell’argento di Rio, dove ha portato la sua esperienza e colpi che hanno risolto diverse situazioni e che quest’anno ha scelto di prendersi una pausa per tornare probabilmente ai Mondiali 2018 e del capitano Emanuele Birarelli, premiato a Rio come miglior centrale e ancora in dubbio circa il suo futuro in azzurro. Anche alla luce del risultato, un deludente quinto posto, è evidente che i nostri uomini di punta sono mancati e che i ragazzi schierati al loro posto non si sono rivelati sostituti di pari livello.

Luca Vettori ha avuto l’enorme responsabilità di sostituire lo Zar e, anche se non è stato servito abbastanza per poter fare la differenza, non ha avuto la cattiveria agonistica necessaria in alcuni momenti, mentre Giulio Sabbi non ha quasi mai avuto spazio.
Una certa stabilità è stata trovata nel ruolo dell’alzatore, Simone Giannelli ha trovato continuità nelle sue prestazioni e il suo apporto è stato importante anche in battuta e a muro, forse a mancare è stato il feeling con tutti gli attaccanti. Luca Spirito, quando è stato chiamato in causa, ha risposto presente, mettendo anche in difficoltà gli avversari con le sue battute flottanti.
La stessa valutazione positiva si può dare per il libero: Massimo Colaci, infatti, è una pedina inamovibile del nostro sestetto, che fornisce quasi in ogni occasione prove più che convincenti. L’alternanza con Fabio Balaso proposta da Blengini agli Europei ci ha permesso di apprezzare anche le sue qualità, mantenendo sicurezza in fase di difesa.
Al centro il capitano Simone Buti, non al meglio fisicamente, ha giocato solo sprazzi di partita, ma ha cercato di compattare la squadra e di dare grinta ai suoi compagni anche dalla panchina, mentre è rimasto a guidare il reparto Matteo Piano con l’innesto di Daniele Mazzone, che, complice anche una sintonia con Giannelli consolidata a Trento, si è fatto notare soprattutto in attacco con buone percentuali nei primi tempi.
Durante gli Europei il vero punto debole è stato il reparto degli schiacciatori: Filippo Lanza doveva essere il nostro capitano in campo e invece ha mostrato delle debolezze che non sono riuscite a farlo esprimere al meglio, Oleg Antonov alla prima occasione da titolare non ha sorpreso in positivo e neanche i cambi dalla panchina, Luigi Randazzo e Iacopo Botto, sono riusciti a dare una scossa nei momenti critici.

Chiuso il capitolo Europei adesso è necessario voltare pagina per ripartire al meglio nella prossima stagione, quando ci saranno i Mondiali in Italia e Bulgaria. Sarebbe auspicabile arrivare a giocarci le posizioni che contano nella fase conclusiva a Torino, davanti al pubblico di casa che spingerà i nostri ragazzi. Per farlo però bisogna imparare dalla delusione europea e capire come potere tornare tra le squadre migliori al mondo. Si spera nel ritorno dei tre assenti in Polonia, anima e volto della nostra nazionale, ma poi sarebbe il caso di trovare dei sostituti ideali soprattutto nel reparto degli schiacciatori, che fatica troppo. I nomi che circolano sono quelli di celebri ex, da Simone Parodi a Jiri Kovar, a meno che non si facciano delle scelte coraggiose, come quelle di portare dei giovanissimi. Molti di loro giocano col Club Italia in A2, faticano a trovare spazi in SuperLega e quindi non hanno ancora fatto esperienze di livello più competitivo. Tra di loro i figli della “generazione dei fenomeni”, che stanno portando avanti le nazionali juniores e che in prospettiva potrebbero rivelarsi delle carte vincenti. Il CT Blengini a questo punto dovrà valutare la loro preparazione vista l’importanza dell’evento in cui non potremo permetterci di fare esperimenti né di arrivare impreparati. Sarà fondamentale presentarci l’anno prossimo al meglio della condizione e con tutti gli uomini migliori, sperando che tutte le questioni che hanno impedito che ciò accadesse qualche settimana fa in Polonia si risolvano. Se al momento siamo aggrappati ai nostri giocatori di spicco, guardando ad un futuro più lontano, nella strada verso Tokyo 2020, invece, il discorso si fa più complesso. L’aspetto anagrafico sarà da non sottovalutare e a quel punto diventerà decisivo per il destino della nostra Nazionale trovare dei volti nuovi con cui rinnovare il movimento, cosa che ultimamente non sembra affatto facile.

Diversa è la situazione in ambito femminile: alle Olimpiadi di Rio la squadra ha concluso già ai gironi la sua avventura, il risultato peggiore di sempre, che ha segnato uno dei momenti più deludenti per la pallavolo italiana, ma allo stesso tempo anche una svolta. Uno degli errori principali dell’avvicinamento olimpico è stato probabilmente cambiare in corsa senza seguire un progetto preciso e destabilizzando lo spogliatoio. I Mondiali 2014 in Italia avevano lasciato tanto entusiasmo e altrettante speranze, l’idea di far convivere alcune “senatrici” (Del Core, Lo Bianco, Piccinini, Costagrande) con nuovi innesti (Diouf, Chirichella, Bosetti) era risultata vincente, poi però sono mancati i risultati nelle occasioni che contavano, gli Europei 2015 e le Olimpiadi di Rio, che sono comunque state occasioni in cui sono state inserite nel gruppo giovani di gran talento. E’ mancato il feeling tra le ragazze, la forza del gruppo, l’intesa necessaria per vincere le partite.

Marco Bonitta ha lasciato il posto a Davide Mazzanti, fresco di doppio scudetto consecutivo con Casalmaggiore prima e Conegliano poi, che ha cercato come prima cosa di ricostruire un team compatto e il primo risultato è stato l’argento al Grand Prix quest’estate. Sono state inserite in rosa molte ragazze nate nel Club Italia, tra di loro le due alzatrici che oggi si alternano come titolari della Nazionale, Alessia Orro (nella prossima stagione a Busto) e Ofelia Malinov (nuova regista di Bergamo), che, bocciate Signorile e Ferretti, stanno cercando di prendere la pesante eredità di Leo Lo Bianco in un ruolo di grandi responsabilità. Dietro di loro Carlotta Cambi, che vedremo agli Europei al posto della Malinov, causa infortunio.
E’ esplosa del tutto, anche a livello internazionale, Paola Egonu, diciottenne dotata di enormi qualità fisiche, in grado di saltare ad altezze siderali e di attaccare con percentuali incredibili, che ha preso in mano la squadra in molti momenti delicati come la qualificazione olimpica e si è guadagnata il ruolo di opposto titolare. Per lei adesso si apre l’incognita di come renderà in posto 4 se, come sembra, Mazzanti non vorrà rinunciare a Valentina Diouf. Quest’ultima, dopo un periodo tormentato da problemi fisici e dalla esclusione dalla Nazionale, potrebbe tornare utile se troverà una buona intesa con le altre compagne e se saprà essere costante.
Tra le altre schiacciatrici, le sorelle Bosetti sono in prima linea per un posto da titolare, ma in corsa ci sono anche Anastasia Guerra (anche lei esplosa col Club Italia e oggi a Casalmaggiore), Valentina Tirozzi, che in campionato negli ultimi anni ha fatto grandi cose, ma che ha trovato raramente spazi con la maglia azzurra, Miriam Sylla (ma dovremo vedere come si evolverà la vicenda doping).
Il reparto delle centrali sembra essere quello con maggiori sicurezze: Cristina Chirichella, neocapitano, può essere affiancata dalla sua compagna di club Sara Bonifacio, oppure, direttamente da Conegliano, c’è la coppia Anna Danesi- Raphaela Folie. Tutte scelte di qualità,  giovani, ma già con un buon bagaglio di esperienze, in attesa di capire se Martina Guiggi e Valentina Arrighetti sono da considerarsi delle escluse eccellenti dal progetto Nazionale o se verranno riprese in considerazione.
Monica De Gennaro garantisce sicurezze nel suo ruolo, premiata come miglior libero anche al Grand Prix quest’estate, dovrà essere ancora più decisiva se si deciderà di giocare con il doppio opposto Diouf-Egonu, per aiutare quest’ultima e dare stabilità in difesa. Beatrice Parrocchiale rappresenta una valida alternativa.

La squadra femminile dopo avere effettuato il cambio generazionale sembra avere trovato stabilità e un nuovo gruppo su cui lavorare per raggiungere traguardi importanti. Le ragazze sono giovani, ma hanno già avuto modo di partecipare a impegni internazionali di alto livello, adesso ci si aspetta da loro che continuino sulla strada segnata e che raccolgano successi, cosa che in passato, pur avendo squadre sulla carta molto competitive, non ci è riuscita del tutto. Il settore femminile può sorridere anche il prospettiva, le giovanissime hanno appena conquistato il titolo di campionesse del mondo under 18, guidate da Mencarelli e alcune di loro (Pietrini, Enweonwu, Lubian) hanno già dimostrato maturità e talento tali che nei prossimi anni potrebbero essere promosse nella Nazionale maggiore. Intanto ci si prepara al prossimo test della stagione, gli Europei in programma dal 20 settembre, sperando che le defezioni di Sylla (per doping) e Malinov (per infortunio) non ci penalizzino troppo.

 

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Foto: FIVB

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