Sci alpino: la risposta delle gigantiste azzurre

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Il primo weekend post-Mondiali della Coppa del Mondo di sci alpino ha confermato come l’Italia di Coppa sia ben diversa da quella, incolore e infelice, della rassegna iridata. Non è arrivato alcun podio, è vero, tuttavia la differenza di prestazioni rispetto all’indimenticabile avventura di Vail/Beaver Creek balza all’occhio.

Sulla praticamente inedita Schneekristall di Saalbach, gli azzurri hanno scoperto una pista intrigante ed impegnativa, lontanamente paragonabile alle grandi classiche di gennaio: Dominik Paris non l’ha affatto gradita, Peter Fill e Matteo Marsaglia sì. Bravo il carabiniere di Castelrotto a tornare al top subito dopo l’infortunio, brillante il romano trapiantato a San Sicario che ha trovato, negli ultimi tempi, una buona regolarità di piazzamento, evento difficile da riscontrare nelle stagioni passate: oltretutto, Marsaglia si piazza sempre più spesso a punti anche in discesa e questa è senz’altro una buona notizia, così come i timidi segnali di ripresa, dopo un avvio di stagione deludente, forniti dai talentuosi Siegmar Klotz e Mattia Casse.

Senza nulla togliere ai ragazzi dell’ItalJet, le risposte più importanti sono arrivate dalle slalomgigantiste, o meglio dalle gigantiste, perché tra i paletti stretti, come troppo spesso capita, Chiara Costazza fatica ancora ad assemblare due manche di pari livello. Graffia Nadia Fanchini, appena fuori da un podio che riconquisterà presto; ruggisce Irene Curtoni, caricata a molla dopo l’esclusione dalla rassegna iridata. Col nono posto in gigante e il quattordicesimo in slalom, la valtellinese ha centrato i migliori risultati stagionali nelle due discipline, così come ha fatto Nadia tra le porte larghe. Se in Federica Brignone prevale l’amarezza per un podio gettato al vento, da Francesca Marsaglia si hanno incoraggianti segnali di ripresa, mentre Manuela Moelgg si conferma piuttosto regolare e Nicole Agnelli accumula punti importanti. Peccato, infine, per Sabrina Fanchini e Marta Bassino: un piazzamento tra le trenta avrebbe fatto molto comodo ad entrambe, soprattutto alla fortissima cuneese che pecca ancora di inesperienza, cadendo spesso in errore e faticando a concludere le gare. Ma è inesperienza, appunto, non mancanza di qualità tecniche. Brave le nostre gigantiste, dunque, e non si può evitare di fare un grande applauso agli organizzatori sloveni, perché tenere in vita una pista che termina a meno di 400 metri sul livello del mare, considerando la preoccupante evoluzione climatica, ha del clamoroso.

Attenzione, però: il livello della squadra femminile tra le porte larghe è senz’altro buono e ha tutte le potenzialità per rimanere tale, considerando anche ricambi (l’infortunata Pichler, Cillara Rossi, una Goggia che al top della forma può competere qui). Si può persino fare meglio: a Raceskimagazine, il sempre obiettivo Livio Magoni ha dichiarato come manchi “ancora qualcosa per il grande risultato, manca quella cattiveria agonistica che serve per vincere. Bisogna andare in ‘trance agonistica da vittoria’, per fare un passo in più verso l’alto. E ancora non ce l’abbiamo“. Come lui stesso ha ammesso nel recente passato, la gestione del tecnico bergamasco ha portato risultati forse inferiori alle attese: speriamo tuttavia che le voci per le quali sarebbe molto vicino ad un accordo con Mikaela Shiffrin si rivelino infondate. Perché un allenatore del genere sarebbe molto difficile da rimpiazzare.

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foto: credit Fisi

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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