Golf: Molinari e Manassero nell’anonimato verso il PGA Championship

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Inizia senza squilli la doppia settimana infuocata negli Stati Uniti per Francesco Molinari e Matteo Manassero, relegati nelle zone medio-basse della classifica al Bridgestone Invitational, in quella che era la terza delle quattro tappe dei World Golf Championships. E se il buongiorno si vede dal mattino, all’imminente US PGA Championship, quarto e ultimo Major stagionale, è lecito non attendersi faville dalla coppia d’assi azzurra.

Il passaggio dai links scozzesi ai classici campi americani non ha certo giovato al gioco dei due italiani, non i primi della classe quando c’è da tirare la pallina il più lontano e forte possibile, dote fondamentale per primeggiare al Firestone così come all’Oak Hill, sede del prossimo Slam. Alla potenza, Molinari e Manassero preferiscono di gran lunga la precisione e la qualità dei colpi, particolare che li rende decisamente più competitivi in Europa e, parlando di Major, proprio sui caratteristici campi britannici e scozzesi. Dei risultati poco esaltanti in questo weekend, quindi, erano quantomeno preventivabili, nonostante entrambi abbiano mantenuto un buon passo gara per 36 buche, attestandosi in buone posizioni di classifica; poi il calo, maturato soprattutto nell’ultimo round, quando è venuto a mancare in particolare il gioco lungo (per Manassero qualche problema anche con il putt), che ha costretto tutti e due ad uno score poco gratificante, +6 per Chicco e +8 per Matteo.

Ancora buone indicazioni dal putt, invece, per il torinese, che sembra aver sistemato gran parte dei problemi con quel colpo tanto apparentemente semplice quanto letale. Il PGA Championship, nel 2010, gli ha già regalato uno splendido 10° posto, uno dei suoi migliori risultati sul suolo d’Oltreoceano; la forma potrebbe essere quella giusta anche quest’anno, ma molto dipenderà dall’adattamento ad un campo difficile ed insidioso, con poche chance di birdie. Contrariamente a Molinari, il weekend di Manny non presenta spunti degni di nota, in quanto il fuoriclasse di Negrar si è mantenuto su standard poco consoni ai suoi livelli. Un torneo negativo che potrà solo far bene al 20enne veronese, in quel Rochester chiamato a sfatare il tabù dei tagli nei Major, tre su tre in quest’annata (comunque positiva, ricordiamolo). Di esperienza, dunque, ne ha fatta, ora è tempo di cominciare (almeno) a cambiare marcia.

 

daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

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