Giovine Italia, scherma: Berrè e i suoi “fratellini”

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L’abbiamo visto infilarsi un bronzo al collo e salire sul podio agli Europei di Zagabria, dove è stato anche tra i protagonisti dell’oro a squadre della sciabola italiana. L’abbiamo visto essere il migliore degli Azzurri ai Mondiali di Budapest, fermato ai quarti dal campione europeo Tiberiu Dolniceanu, e qualcuno ha rimpianto il suo mancato impiego in una gara a squadre che per l’Italia è finita prima del podio.

Enrico Berrè non è più una promessa, ma una bellissima realtà della scherma italiana. Senza ombra di dubbio una delle più belle notizie della stagione post olimpica. A 21 anni è già un punto fisso nelle scelte del ct Giovanni Sirovich, ha battuto avversari del calibro di Alexei Yakimenko e Aron Szilagyi (campione olimpico in carica). È lui a guidare la carica dei giovani che puntano a Rio 2016 e oltre, lui che impersona alla perfezione quel ricambio generazionale che in Italia è troppo spesso un problema. Ma non nella scherma.

Perché non c’è solo Berrè. Restando ai Mondiali di Budapest, e alla sciabola, la prova a squadre femminile ha mostrato la personalità e la tecnica di Rossella Gregorio. Autentica trascinatrice di un gruppo che ha sfiorato il podio, ha messo insieme un saldo stoccate in doppia cifra (+13 in semifinale, +7 nella finale per il bronzo con parziali di 10-3 alla Pundyk e 15-4 alla Stone), brillando contro Polonia, Ucraina e Usa. Ha tenuto testa a Socha, Kharlan e Zagunis, tanto che, vedendola tirare così, viene naturale chiedersi cosa le manchi per esplodere a livello individuale. Per lei, classe ’90 ma alla prima stagione da protagonista, si tratta solo di trovare continuità e fiducia nei propri mezzi. Con Irene Vecchi, ancora giovanissima e già campionessa affermata tra le miglior al mondo, può portare la sciabola femminile sui livelli delle migliori nazioni al mondo.

Chi un’Olimpiade l’ha già fatta, pur essendo una ’91’ è Rossella Fiamingo, talento precoce della spada femminile sempre sul punto di aprire le ali e spiccare il volo. Anche a lei, da due stagioni ormai stabilmente nella top 10 del ranking mondiale, manca solo l’acuto. La sua è l’arma più tirata, quella uscita peggio dal Mondiale di Budapest. Ma le prospettive di crescita per l’Italia ci sono tutte. Enrico Garozzo, classe ’89, avrà 27 anni a Rio, e alle sue spalle premono due talenti purissimi come Marco Fichera e Andrea Santarelli. Volti e nomi noti per chi legge Olimpiazzurra, rispettivamente primo nel ranking mondiale under 20 e campione europeo di categoria in carica. La prossima sarà la loro prima stagione da senior, con la possibilità di tirare stabilmente in Coppa del Mondo. Un anno importante per entrambi, che già negli anni precedenti hanno fatto capolino tra i grandi.

Chi dovrà faticare parecchio per trovare spazio in squadra sono fiorettisti e fiorettiste. La strada verso Rio appare sbarrata dai fenomeni attuali. Provateci voi a scalzare Arianna Errigo, Elisa Di Francisca, Carolina Erba, Valentina Vezzali, Baldini, Cassarà, Aspromonte e Avola. Eppure, a gente come Camilla Mancini, Alice Volpi, Francesca Palumbo, Lorenzo Nista, Edoardo Luperi e Daniele Garozzo, il talento non manca. Segnatevi i loro nomi, perché magari non li vedrete a Rio, ma presto o tardi sfileranno dietro il tricolore nella cerimonia d’apertura delle Olimpiadi. Così come potete scommettere su Luca Curatoli, Leonardo Affede, Francesco D’Armiento e Sofia Ciaraglia (sciabola), su Alberta Santuccio (spada), Francesco Ingargiola (campione del mondo under 18 di fioretto) ed Erica Cipressa (figlia d’arte e argento nel fioretto femminile ai Mondiali cadetti). La storia è già scritta anche per i prossimi anni, l’Inno di Mameli continuerà a risuonare davanti ai podi allestiti a bordo pedana. Perché l’elmo di Scipio, in realtà, era una maschera, e altro che chioma, alla Vittoria fu porto un fioretto, una sciabola, una spada. Lunga vita alla scherma!

gabriele.lippi@olimpiazzurra.com

Twitter: GabrieleLippi1

Foto di Augusto Bizzi

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