America’s Cup: i commenti da San Francisco

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“Il problema al sistema di sollevamento di una deriva era già presente prima del via – ha spiegato Max Sirena Il contrattempo che è tornato a manifestarsi subito dopo la prima boa. Una parte del sistema di sollevamento si è rotta. Nei giorni scorsi avevamo lavorato proprio in quel punto per migliorare l’aerodinamica. Abbiamo spostato il punto di attacco e rifinito il bordo. Prima di oggi avevamo navigato cinque giorni con questa nuova soluzione. Fortunatamente il cedimento si è registrato di bolina, altrimenti sarebbe finita con un’altra ingavonata”. 

I problemi tuttavia non sono mancati nemmeno tra i neozelandesi: “In questo tipo di regate le barche sono incredibilmente potenti. Avete visto di che accelerazione sono capaci quando si doppia la boa al vento – ha spiegato Dean Barker – Siamo arrivati alla boa sotto raffica. Durante la manovra la velocità è salita moltissimo ma sono sicuro che ci sono molte cose che avremmo potuto fare meglio. Siamo davvero felici che tutti stiano bene. Ciascuno di noi è un po’ scosso, ma si tratta di regate e questo tipo di vela è pieno di cose del genere,” ha concluso lo skipper kiwi.

Il grinder Chris McAsey ha spiegato la dinamica dell’incidente: “Lavoro sulla colonnina più avanzata e in quel momento l’ho stretta con tutte le forze nel tentativo di non finire in mare. Assieme a Jeremy Lomas sono stato il primo a finire sott’acqua. Ho visto tutto bianco e quando siamo riemersi c’erano pezzi di carbonio rotto e mancavano due ragazzi dell’equipaggio. I soccorsi sono scattati immediatamente. E’ stata una giornata interessante – ha concluso McAsey – Non vedevamo l’ora di iniziare la finale della Louis Vuitton Cup, ma certo non ci aspettavamo nulla di tutto ciò”.

francesco.drago@olimpiazzurra.com

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