Assoluti scherma: la prima di Ary, la sesta di Gioia, il secondo di Carozzo

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Ci sono gare con cui si riesce a instaurare un feeling particolare, e altre che invece restano dei tabù difficili da abbattere anche per i campioni più grandi. I campionati italiani assoluti di scherma possono rientrare in entrambe le categorie, dipende dal punto di vista dal quale li si guarda.

Per Gioia Marzocca non c’è ombra di dubbio: sono una competizione che ha qualcosa di magico. L’atleta napoletana dell’arma dei carabinieri aveva già conquistato cinque titoli di campionessa nazionale di sciabola, e oggi ha scritto il suo nome nell’Albo d’Oro per la sesta volta, la terza negli ultimi tre anni. Era già un record per l’arma, ora lo è ancora di più, con due giri di vantaggio su Ilaria Bianco e tre su Alessandra Lucchino, che la Marzocca ha eliminato nel turno dei 16 col punteggio di 15-13.

Un altro che agli assoluti si trova decisamente bene è Stefano Carozzo, al secondo titolo in carriera. L’aviere ligure è stato protagonista di una gara perfetta, battendo Diego Confalonieri nei quarti, Andrea Cipriani in semifinale e Francesco Martinelli in finale. Ecco, a proposito di chi con gli assoluti ci ha sempre litigato. Martinelli, poliziotto pisano di 35 anni, quel titolo non l’ha mai conquistato. Ci è andato vicino più di una volta nel corso di una carriera di altissimo livello, ma non ha mai vinto. Si è preso un argento in una gara in cui alcuni favoriti sono stati eliminati troppo presto (Paolo Pizzo ed Enrico Garozzo, entrambi fuori nel turno dei 16) e in cui sul podio è salito, un po’ a sorpresa, Andrea Baroglio.

Sembra una piccola maledizione anche quella di Irene Vecchi, sciabolatrice di classe mondiale, ai piedi del podio olimpico a Londra, numero 5 del ranking internazionale, ma eliminata ai quarti di finale da una sorprendente Sofia Ciaraglia, classe ’95 e 18 anni ancora da compiere. Irene, che di anni ne solo 24, ha tutto il tempo del mondo per togliersi la soddisfazione di salire sul podio più alto dei campionati italiani, in un’arma che è sempre più giovane e che sul podio, ha piazzato anche i bronzi Loreta Gulotta (classe ’87), e Sofia Ciaraglia, mentre un bellissimo secondo posto è andato a Caterina Navarria, argento mondiale junior a Mosca nel 2012, sorella della spadista Mara, e fresca zia del piccolo Samuele.

Chi finalmente ha rimediato all’assenza del suo nome nell’albo d’oro degli assoluti è Arianna Errigo, semplicemente inarrestabile nella gara di fioretto femminile, la più forte sulla carta e sulla pedana. Alla faccia di quell’antipatia che lei stessa ha detto di aver provato ultimamente per la scherma, Arianna è tornata Tsunary, e con la sua onda anomala ha travolto ogni avversaria, avendo la meglio in finale per 15-7 su Alice Volpi, campionessa del mondo under 20 nel 2012. Bronzo per Carolina Erba (eliminata proprio dalla Volpi per 15-11) e Valentina Cipriani (fuori 15-4 contro la Errigo). Fuori dalle otto, a opera di Alice Volpi, la campionessa olimpica Elisa Di Francisca, battuta col punteggio di 15-13.

Ma a prendersi gli applausi del PalaRubini è stata anche un’atleta che si è fermata lontana dal podio. Quella Margherita Granbassi padrona di casa nella sua Trieste e al rientro in una gara così importante dopo due anni di assenza. Margherita, campionessa del mondo a Torino 2006 e bronzo olimpico due anni dopo a Pechino, ha ripreso a tirare da poco, pochissimo. Ha vinto una prova di qualificazione zonale e la Coppa Italia, riuscendo a strappare il pass per gli italiani. È uscita nelle 16 dopo aver fatto benissimo nel girone e nella prima diretta. Di più si poteva sognare, ma non pretendere. È tornata, c’è, e questo per ora basta.

Foto di Augusto Bizzi

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