Tennis
Sinner e Norman, perché lo svedese sarebbe l’erede ideale di Darren Cahill
Tra le indiscrezioni sul futuro del team di Jannik Sinner, un nome si fa largo più degli altri: quello di Magnus Norman. Nell’articolo del The Times di ieri, è emerso il profilo del coach svedese. Se la pista dovesse concretizzarsi, sarebbe una scelta nel segno della continuità con Darren Cahill, che andrebbe “in pensione” al termine del 2026, più che una svolta.
Il curriculum dello scandinavo parla da solo. Prima di affidarsi a lui, Stan Wawrinka non era mai andato oltre i quarti in un Major. Con Norman in box, a partire dal 2013, ha vinto tre Slam, battendo ogni volta in finale il numero uno del mondo in carica: Nadal all’Australian Open 2014, Djokovic al Roland Garros 2015 e Djokovic ancora allo US Open 2016. Nel gennaio 2014 lo svizzero era salito al numero 3 del ranking, mentre nel 2017 sarebbe arrivata un’altra finale a Parigi, persa contro Nadal. Nel 2014 era arrivata anche la Coppa Davis con la Svizzera, e nel 2016 l’ATP aveva premiato Norman come allenatore dell’anno. Il lavoro fatto con Wawrinka, insomma, ha dimostrato che sa far compiere il salto a un giocatore già forte, portandolo a battere i più forti.
Norman, inoltre, il tennis di Sinner lo conosce da vicino. In un’intervista a Tennis Channel nel 2024 aveva raccontato l’impressione lasciata dall’altoatesino: “Incredibile come si muove, come copre il campo“. Aveva ricordato anche un allenamento in cui lui e Wawrinka si erano guardati e avevano sorriso, perché Stan, pur giocando bene, “non riusciva a vincere un punto“.
Magnus Norman on Jannik Sinner in 2024: “Incredible how he moves, how he covers the court. I mean at one point during the practice we were looking at each other, me and Stan and sort of a little bit laughing. Stan was doing a great practice, you know, he couldn’t win a point!” https://t.co/J0L7gp5iuN
— ⋆sam¹⁶⋆ (@racingstarzz) October 26, 2026
C’è poi il profilo umano, che pesa quanto quello tecnico. Come Cahill, Norman è riservato, sensibile e pragmatico. Non cerca i riflettori e lascia parlare i risultati, con quell’approccio calmo che Sinner ha sempre cercato per alleggerire le pressioni del circuito.
Infine, la cultura. Nato in Alto Adige, Jannik ha una mentalità vicina a quella nordeuropea: poche parole, zero fronzoli, tanto lavoro sul campo. Norman ne incarna l’equivalente svedese, fatto di rispetto, cura maniacale dei dettagli e totale assenza di drammi extra-tennis. Sulla carta, un matrimonio che avrebbe poco bisogno di rodaggio.
