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Combinata nordica, l’allarme dalla Germania: “Si può sopravvivere fino al 2028, poi sarà tutto finito”

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Eric Frenzel / La Presse

La combinata nordica è stata esclusa dal programma dei Giochi olimpici delle Alpi Francesi 2030. Il Cio ha preso questa decisione a giugno, stralciando una disciplina che aveva fatto parte della famiglia a Cinque cerchi sin dall’edizione inaugurale del 1924. Si è già spiegato il perché e il percome di questa scelta, invero comprensibile, da parte del Comitato Olimpico Internazionale.

Nel corso degli ultimi quindici anni, la combinata nordica ha perso qualsiasi genere di credibilità a causa di un management dimostratosi inadeguato. La conseguenza è stata quella di veder scemare sia la presa sul pubblico, sia il novero di nazioni realmente competitive al vertice. Una contrazione e una decadenza evidenti, poiché le superpotenze della disciplina si sono dimezzate (Francia, Giappone, Finlandia sono decadute) e tutta una serie di Paesi capaci di realizzare exploit (compresa l’Italia) hanno perduto questa capacità.

Il giocattolo è rimasto nelle mani di Norvegia, Germania e Austria. Considerato il bacino d’utenza dei tre Paesi citati, è evidente come sia quello tedesco a “tenere in piedi la baracca” grazie agli sponsor e a un pubblico ancora discreto. Però, se crolla la Germania, crolla la combinata nordica. Un po’ come Atlante, condannato da Zeus a sostenere sulle sue spalle la volta celeste.

L’allarme è stato lanciato da Eric Frenzel in un’intervista a Die Zeit. Il trentottenne teutonico oggi guida lo staff tecnico del movimento di cui è stato uno dei principali esponenti. Anzi, si parla di uno dei più grandi combinatisti di tutti i tempi (2 ori olimpici e 5 Coppe del Mondo al suo attivo). Le sue parole sono state categoriche.

“Vedo un futuro gramo, i primi colloqui con gli sponsor sono stati negativi. Dopo l’esclusione dai Giochi Olimpici, la combinata nordica può sopravvivere al massimo due anni. Dopodiché, sarà completamente finita. Peraltro, questo sport non è sostenibile senza i finanziamenti federali.

L’inverno 2026-27 è garantito, il budget per la stagione alle porte è stato stanziato prima che il Cio decidesse di escludere la disciplina dal programma olimpico. Però poi non si sa cosa accadrà. I contratti di collaborazione della combinata nordica con l’Istituto di Scienze dell’Allenamento Applicate (IAT) di Lipsia e con l’Istituto per la ricerca e lo sviluppo delle attrezzature sportive (FES) di Berlino scadono il 31 dicembre 2026 e, al momento, non sono stati rinnovati.

Questo significherebbe non poter più contare sull’appoggio di strutture specializzate nel seguire gli atleti dal punto fisico e tecnico. A breve, potrebbero venire meno altri programmi di finanziamento, a cominciare da Sporthilfe (il programma atto a sostenere lo sport giovanile, ndr). D’altronde, perché dei ragazzini dovrebbero scegliere di praticare la combinata nordica, se questo sport non da’ alcuna prospettiva di gareggiare nei Giochi olimpici?”

Gli fa eco Vinzenz Geiger, attuale punta di diamante del movimento tedesco. “Che vi devo dire? Sembra di vivere un incubo, oppure di essere in un film dell’orrore. Sapevamo che c’era il rischio di uscire dal programma olimpico, ma non ci aspettavamo che sarebbe successo davvero. Invece, a giugno… Bam! È stato uno shock enorme”.

Dunque, come prevedibile, la combinata nordica sta collassando. La FIS sta disperatamente cercando di salvarla e di farla rientrare nel programma dei Giochi Olimpici 2034. Bisognerà vedere se ci sarà davvero modo di riuscirci. Fermo restando che la riflessione da fare sarebbe più profonda. Questa disciplina, che ne combina altre due ben più seguite o popolari, ha ancora senso nel III millennio? Oppure è legata a un secolo, il ventesimo, oramai passato agli archivi da cinque lustri?

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