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Combinata nordica, comincia la “Grande Fuga”. Senza olimpiadi, chi può si converte al salto con gli sci
L’esclusione della combinata nordica dal programma dei Giochi olimpici inizia ad avere pesanti ripercussioni sulla disciplina stessa. Difatti, è cominciata la “Grande Fuga”. Nei giorni scorsi due atleti di primo piano nei rispettivi movimenti nazionali hanno annunciato la propria decisione di abbandonare la combinata per tentare la fortuna nel salto con gli sci, unico sport olimpico rimasto sul trampolino.
Ryota Yamamoto, numero uno giapponese, ha difatti spiegato di volersi dedicare al salto perché i Giochi olimpici restano il suo più grande obiettivo. Poche ore dopo Matteo Baud, uno dei francesi più quotati, ha spiegato che nel 2026-27 concorrerà ancora nella combinata, dopodiché abbandonerà gli sci da fondo per dedicarsi esclusivamente al salto, con il sogno di essere parte della squadra transalpina nella manifestazione olimpica di casa.
Ovviamente, questa mossa può essere effettuata solo ed esclusivamente da chi ha qualità nel salto. I combinatisti che costruivano le proprie fortune nel fondo (sempre meno, per la verità) non hanno neppure il “Piano B” per provare a restare nella famiglia olimpica. Verosimilmente, Yamamoto e Baud sono solo il primo e il secondo della lista. Aspettiamoci ulteriori annunci nelle prossime settimane.
Al riguardo, a ben pensarci, anche in Italia alcuni atleti devono decidere cosa fare della propria vita. Uno su tutti è Iacopo Bortolas, il cui talento sul trampolino è unanimemente riconosciuto. Considerati gli esigui numeri del movimento azzurro, un’eventuale specializzazione potrebbe essere effettuata senza particolari scompensi.
In generale, Giappone e Francia, un tempo superpotenze della combinata nordica, stanno venendo viepiù ridimensionate. Non bisogna dimenticare come i nipponici e i transalpini abbiano dovuto incassare anche i ritiri di Akito Watabe (per sopraggiunti limiti d’età) e Laurent Muhlethaler (per sopraggiunti limiti di motivazione).
È quindi partito il circolo vizioso dovuto all’esclusione della disciplina dai Giochi olimpici. Non ci sono più incentivi nel praticarla, questo implica un impoverimento generalizzato del campo partenti, con un ulteriore abbassamento del livello. Peraltro, quali ragazzini si impegneranno nella combinata nordica, sapendo che non da’ prospettive olimpiche, soprattutto in Paesi di secondo e terzo piano?
Paradossalmente, queste dinamiche corroborano la decisione del Cio. Il livello medio si depaupera, le nazioni veramente competitive si riducono, l’interesse scende e la combinata nordica diventa sempre meno attraente, proseguendo la sua traslazione verso i margini dell’universo sportivo. Un potenziale ritorno dal 2034 sarà difficile anche e soprattutto per quanto appena esposto.
