Pallavolo
Volley femminile, come può cambiare l’Italia verso Mondiali e Olimpiadi? Tra novità e possibili ritorni
Fare qualche cambiamento mentre si continua ad essere sulla cresta dell’onda, anticipando il ricambio anziché aspettare che diventi una necessità. È questa la strada intrapresa dall’Italia femminile nel percorso che conduce ai prossimi Mondiali e, soprattutto, ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Julio Velasco ha già cominciato ad allargare sensibilmente la base della Nazionale e il 2026 può diventare una stagione importante per capire quali giocatrici della nuova generazione abbiano realmente le caratteristiche per entrare nel gruppo delle big. La struttura portante resta di altissimo livello. Paola Egonu, Ekaterina Antropova, Alessia Orro, Anna Danesi, Sarah Fahr e Myriam Sylla possono rappresentare ancora l’asse dell’Italia del futuro, mentre Stella Nervini ha già compiuto buona parte del percorso necessario per passare dallo status di giovane emergente a quello di giocatrice stabilmente inserita nelle rotazioni azzurre. Ma da qui a Los Angeles alcune gerarchie sono inevitabilmente destinate a cambiare.
La successione più delicata è quella di Monica De Gennaro, che dopo il titolo mondiale del 2025 ha chiuso la propria esperienza in Nazionale. Eleonora Fersino ha conquistato i galloni di titolare indiscussa in vista dell’appuntamento olimpico, ma alle sue spalle Velasco sta ampliando le alternative. Ilaria Spirito e Ilenia Moro fanno parte dei profili da valutare in un ruolo nel quale l’Italia deve trovare non semplicemente un nuovo libero, ma soprattutto nuovi equilibri di ricezione e difesa. Il reparto nel quale la concorrenza può diventare più interessante è però quello delle schiacciatrici. Gaia Giovannini, Loveth Omoruyi, che ora deve recuperare dal grave infortunio di inizio agosto, e Alice Tanase appartengono già al gruppo delle giocatrici che possono provare a guadagnare spazio, mentre alle loro spalle avanzano Alessia Bolzonetti, Alice Nardo, Valeria Battista, Beatrice Gardini e Anna Piovesan. Il posto 4 sarà probabilmente uno dei grandi laboratori del prossimo biennio.
Su tutto aleggia la grande variabile Antropova. Velasco ha già sperimentato la possibilità di utilizzarla come schiacciatrice per schierarla contemporaneamente a Egonu. Una soluzione che, se diventasse strutturale, modificherebbe anche la costruzione della rosa olimpica: Egonu e Antropova insieme garantirebbero una potenza offensiva probabilmente senza eguali, ma aumenterebbero la necessità di circondarle di giocatrici estremamente solide in ricezione e difesa. Tra le opposte il nome da seguire con particolare attenzione è Merit Adigwe, che ha già cominciato ad affacciarsi nel gruppo della Nazionale maggiore. Alle sue spalle ci sono Giorgia Frosini, Josephine Obossa e Binto Diop, giocatrici che hanno ancora tempo per scalare le gerarchie. Molto dipenderà proprio dalla collocazione futura di Antropova: considerarla definitivamente un posto 4 oppure continuare a utilizzarla nei due ruoli cambierebbe parecchio la composizione del gruppo.
Anche al centro si prepara un ricambio importante. Danesi e Fahr restano riferimenti assoluti e sono tutt’altro che “anziane”, ma dietro di loro stanno crescendo Denise Meli, Dalila Marchesini, Linda Nwakalor e soprattutto Linda Manfredini, uno dei prospetti più interessanti del movimento italiano. Più indietro nella linea temporale ci sono Katja Eckl, Sara Caruso, Veronica Costantini e Islam Gannar. Non tutte arriveranno naturalmente alla Nazionale maggiore, ma la quantità di materiale permette a Velasco di programmare senza l’urgenza di trovare immediatamente una soluzione.
Al palleggio Orro e Carlotta Cambi rappresentano ancora le prime scelte, mentre Chidera Blessing Eze è uno dei nomi sui quali investire per aumentare la profondità del reparto. Anche Asia Bonelli e Francesca Scola rientrano nel gruppo delle giocatrici da osservare. Due anni possono modificare parecchio le gerarchie e arrivare verso Los Angeles con almeno tre registe affidabili offrirebbe al commissario tecnico un margine di scelta importante. E poi c’è chi corre ancora più avanti rispetto alla propria carta d’identità. Raisa Andreea Enescu, classe 2011, rappresenta uno dei talenti più precoci del movimento italiano. La convocazione con l’Under 20 quando appartiene a una generazione nettamente più giovane racconta da sola quanto siano elevate le aspettative nei suoi confronti. Pensare oggi a Los Angeles sarebbe prematuro e significherebbe caricare di responsabilità eccessive una ragazza giovanissima, ma nel ragionamento sul futuro della Nazionale il suo nome merita già di essere appuntato. La sua crescita nei prossimi due anni dirà se il percorso potrà essere ulteriormente accelerato.
Il capitolo dei possibili ritorni, invece, si è notevolmente ristretto. Elena Pietrini, Sara Bonifacio, Marina Lubian e Cristina Chirichella non fanno attualmente parte dei programmi di Velasco. Le quattro giocatrici non diedero la propria disponibilità alla chiamata della Nazionale nel 2025 e il commissario tecnico adottò immediatamente una linea molto rigida, spiegando che la maglia azzurra non può essere indossata soltanto nelle stagioni scelte dalle atlete. Una posizione che Velasco ha ribadito anche successivamente e che, al momento, rende difficile immaginare una loro riapertura nel percorso verso Los Angeles.
Un caso differente e particolarmente interessante è quello di Rebecca Piva. La schiacciatrice ha disputato un campionato di alto livello con Milano, guadagnandosi spazio e responsabilità in uno dei club più ambiziosi d’Italia, ma non è stata inserita nelle scelte azzurre del 2026. La sua esclusione ha inevitabilmente fatto discutere proprio considerando la necessità della Nazionale di ampliare le alternative in posto 4. Al momento Piva sembra lontana dalle preferenze di Velasco e, se non cambierà qualcosa nel rapporto e nelle valutazioni tra giocatrice e commissario tecnico, appare difficile inserirla tra le candidate più concrete per i prossimi grandi appuntamenti. Dal punto di vista tecnico, tuttavia, rendimento ed età suggeriscono di non cancellarne definitivamente il nome.
Il futuro dell’Italia, dunque, sembra passare più dalle nuove leve che dai ritorni. Nervini è già una realtà, mentre Manfredini, Meli, Adigwe ed Eze sono tra le giocatrici più vicine alla possibilità di ritagliarsi uno spazio importante. Dietro di loro c’è una seconda ondata composta da Bolzonetti, Nardo, Battista, Gardini, Piovesan e dalle giovani centrali, fino ad arrivare a un talento ancora lontanissimo anagraficamente dall’età della maturità come Enescu. La grande forza dell’Italia è poter affrontare questa trasformazione senza essere costretta a smantellare la squadra che ha dominato gli ultimi grandi appuntamenti internazionali. Velasco può inserire progressivamente le giovani accanto a Egonu, Antropova, Orro, Danesi, Fahr e Sylla, verificandone la risposta ad alto livello prima di affidare loro responsabilità definitive. Da qui a Los Angeles la rosa potrà cambiare parecchio: la corsa per entrarci, però, è già cominciata.
