Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

OlimpiadiSport Invernali

Freeride, l’Italia ha già perso il treno verso le Olimpiadi 2030? Disciplina magnifica e popolare, va valorizzata anche nel nostro Paese

Pubblicato

il

Freeride
Freeride / LaPresse

Come sappiamo, il freeride farà il proprio ingresso nel programma dei Giochi Olimpici Invernali a partire dall’edizione delle Alpi Francesi 2030. La disciplina assegnerà quattro titoli, due per sesso sia nello sci che nello snowboard. Si tratta di uno sport dal minimo impatto ambientale e splendido dal punto di vista visivo, poiché regala momenti mozzafiato in paesaggi incontaminati.

Consiste nello scendere lungo pareti montane innevate, lontano dalle piste battute. Gli atleti possono scegliere liberamente la propria linea di discesa. Non esiste alcun cronometro, la classifica viene stabilita da una giuria, che valuta quanto è stato pregevole il gesto del rider, tenendo in considerazione la linea, il controllo degli sci o della tavola, lo stile e la fluidità complessiva, la difficoltà dei salti effettuati durante la discesa e la tecnica mostrata.

Si tratta di una disciplina in rapida ascesa, essendo oramai popolarissima a livello globale. Chiunque abbia visto una sola gara sa perché. Viceversa, è sufficiente fare una ricerca online, prendersi mezz’ora per guardare qualche video e capire di conseguenza le ragioni della crescita esponenziale di cui è stato oggetto a livello di social network e non solo. Si tratta di uno spettacolo puro sotto diverse prospettive (è proprio il caso di dirlo).

Purtroppo, il freeride non ha ancora fatto breccia in Italia, dove è sostanzialmente ignorato. Non a caso, il nostro Paese è assente in toto dalle competizioni di altissimo livello. Difatti, i Mondiali del 2026 sono stati i primi a tenersi sotto l’egida FIS e nessun azzurro era presente. Un dato avvilente, se si pensa al fatto che vi erano 17 nazioni rappresentate. Al di là di questa situazione, la vera portata globale della disciplina viene data da chi ha conquistato le medaglie.

Campione del Mondo nello sci maschile? Benjamin James Richards, neozelandese. Campione del mondo nello snowboard maschile? Liam Rivera, svizzero. Campionessa del mondo nello sci femminile? Zuzanna Witych, polacca. Campionessa del mondo nello snowboard femminile? Mia Jones, Stati Uniti d’America. Ben tre continenti differenti si sono spartiti le quattro medaglie del metallo più prezioso! Sono pochi gli sport invernali a poter dire altrettanto.

Peraltro, fra le protagoniste, vi sono anche vecchie conoscenze di altre discipline. Per esempio, nello sci femminile la medaglia d’argento è stata appannaggio della canadese Justine Dufour-Lapointe, campionessa olimpica a Sochi 2014 nei moguls. È ancora presto per ragionare in ottica 2030, ma se dovesse essere competitiva, è evidente come potrebbe essere uno dei personaggi più attesi.

Insomma, il freeride è un ambiente fertile e fecondo, in grande crescita e potenzialmente in grado di catalizzare l’attenzione mediatica di masse sempre più ampie. L’Italia, oramai, il treno verso il 2030 lo ha già perso. A meno di autentici miracoli, sarà impossibile avere atleti competitivi alla prossima edizione dei Giochi olimpici. L’importante, però, è cominciare a muoversi e a lavorare.

Non lo si dice certo a chi, nel nostro Paese, cerca di promuovere questa disciplina. Bensì a chi, nelle istituzioni, è deputato a valorizzarla e a farla crescere, dando modo ai rappresentanti della stessa di porre le fondamenta per la creazione di un movimento azzurro in grado di essere competitivo negli anni ’30 del XXI secolo. Snobbarla, alla luce del potenziale mediatico, oltre a una mancanza etica, sarebbe un gravissimo errore di valutazione.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
Pubblicità