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Olimpiadi invernali, le modifiche al programma 2030 seguono la logica del profitto… Adattarsi o estinguersi
“Dove le persone hanno il cuore, lui ha uno spasmo muscolare non identificato” dice il detective Sonny Crockett durante un episodio della terza stagione della serie TV cult Miami Vice, rispondendo a una domanda del suo compagno d’avventura Ricardo Tubbs sul perché sia così determinato a far sì che un feroce boss delle scommesse clandestine venga portato alla sbarra e risponda dei suoi crimini.
La citazione può essere presa e riadattata al Comitato Olimpico Internazionale, che nella giornata di ieri ha ufficializzato una serie di decisioni legate ai format di gara e agli sport inseriti nei Giochi olimpici 2030. Non ci sono crimini, almeno formalmente, perché non ci sono leggi da infrangere. Però non c’è più neppure un cuore. L’organo di governo delle manifestazioni a Cinque cerchi non si è messo una mano sul muscolo cardiaco, mettendola sul portafogli.
Premesso che l’esclusione della combinata nordica è sacrosanta, visti lo scarso interesse globale attorno alla disciplina e la strategia difensiva totalmente sbagliata perseguita dal suo management negli ultimi anni, sorge spontanea una riflessione nel leggere quanto comunicato dal Cio. In particolare, l’ingresso del pattinaggio sincronizzato (seppur nella sua versione a 9) e del freeride sono l’ennesima riprova di una dinamica già chiara da anni.
A Losanna lavorano pensando all’interesse e al profitto. Fine. L’esempio più eclatante è rappresentato dall’inserimento della Break Dance nel programma dei Giochi olimpici di Parigi 2024. Tanti se ne sono lamentati, in maniera sacrosanta. Eppure, se si ragiona con la chiave di lettura rappresentata dalla visibilità, il Cio ha vinto.
Nell’agosto del 2024 si è parlato molto più della break dance e di certe performance imbarazzanti (su tutte quella dell’australiana Raygun) di quanto si sia parlato di sport nobili e storici come la scherma, l’equitazione, il canottaggio e la canoa. Queste discipline hanno fornito temi e personaggi a profusione, senza tuttavia destare interesse nel grande pubblico.
Perché? Semplice, non hanno la “forza social” della break dance. Così come, in ambito invernale, il pattinaggio sincronizzato e il freeride sono prorompenti in termini di popolarità mediatica sui social network pur essendo lontani anni luce della storia e dal blasone di altri sport. Questa è la cruda e cinica verità. Non conta più il passato, si guarda esclusivamente al presente, senza neppure avere un occhio sul futuro.
Perché il domani potrà essere diverso dall’oggi e gli interessi potrebbero anche cambiare; quelli del pubblico generalista, non degli appassionati di sport. Chi scrolla lo schermo del proprio smartphone, passando da un video delle Olimpiadi a quello di un orso che attraversa la strada, o a un reel su un Tornado in Australia conta più di chi respora e vive di agonismo.
Cosa scopriamo? L’America o l’acqua calda? Scopriamo l’America, perché questo è il modo a stelle strisce di intendere lo sport. O meglio, è il modo di intendere qualsiasi dinamica della vita. Tutto deve essere spettacolo e tutto deve essere business. Poi, magari, lo si impacchetta in una confezione creata ad arte tramite lo storytelling, aggiungendo ad arte tematiche e significati.
Cionondimeno, la ratio seguita dal Cio è banalmente quella della popolarità. Non se ne può fare una colpa, al Comitato Olimpico Internazionale, che sta semplicemente adeguandosi all’andazzo preso dal mondo negli ultimi due decenni. L’immagine, l’apparenza, il numero di like contano più della sostanza, del contenuto e del valore intrinseco.
Popolarità significa interesse, in tutti i sensi. Sia in termini di guadagno, sia in termini di presa sul pubblico. Le due dinamiche, peraltro, possono andare a braccetto. I Giochi olimpici estivi già da tempo hanno cominciato a seguire questa logica, ora sempre più palese anche in ambito invernale. Questa è la dura realtà dei fatti.
Su questa Terra non sopravvive il più forte, sopravvive il più adatto. Vale per tutti gli ambiti. Chi non si adatta ai cambiamenti dell’habitat ha due possibilità, o migra o si estingue. Non si può però migrare da un pianeta, da una società. Dunque, è imperativo adattarsi, pena l’estinzione. Il Cio sta adattando i Giochi olimpici invernali a “Il mondo nuovo”. Piaccia o non piaccia, questa è la strada imboccata. Nella speranza che non sia una vertiginosa discesa.
