Atletica
La sfida africana è la vera dimensione per Nadia Battocletti: battere Chebet e le stelle per l’oro olimpico
Nadia Battocletti è tra le migliori mezzofondiste al mondo: spesso è umile, anche se non dovrebbe, ma ieri sera è emersa la grinta e la consapevolezza di essere “davvero forte”. In Europa non ha avversarie all’altezza, perché semplicemente è di una categoria superiore, ha due marce in più, vanta un cambio di passo unico, possiede una falcata e una cilindrata di livello elevato. Campionessa d’Europa sui 5000 e i 10.000 metri per due edizioni consecutive, quattro medaglia d’oro continentali all’aperto, come solo Gianmarco Tamberi nella storia tricolore.
La dimensione della fuoriclasse trentina è fuori da queste latitudini, perché è di livello mondiale: argento olimpico a Parigi 2024 sulla doppia distanza, argento sui 10.000 e bronzo sulla “mezza” agli ultimi Mondiali, Campionessa del Mondo dei 3000 metri indoor. A quel contesto deve ora guardare la formidabile 26enne, perché è lì che ha i mezzi per consacrarsi all’eternità sportiva (dopo aver già scritto la storia a più riprese, non vanno dimenticate le corse campestre e le imprese su strada).
Ricordiamo quanto successo la scorsa estate a Tokyo: le africane si coalizzarono per cercare di tenere un ritmo indiavolato, in modo da mettere in difficoltà le gambe dell’azzurra. In quel contesto l’atleta di Cavareno fu eccezionale a livello mentale (era difficilissimo…), rispose colpo su colpo e riuscì ad arrivare all’attesissima volata, il suo fondamentale di riferimento. La kenyana Beatrice Chebet ebbe uno spunto migliore, Nadia conquistò l’argento con record italiano (30:38.23), ma il film di quella gara rappresenta il riferimento.
Con una chiara prospettiva ed è inutile nascondersi: le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Perché è lì che la Principessa del mezzofondo tricolore ha tutte le carte in regola per fare suonare l’Inno di Mameli: fronteggiando Chebet (quest’anno ferma per maternità) e le altre keniane che verranno selezionate, le etiopi guidate da Gudaf Tsegay, per batterle. Sarebbe un’impresa cosmica. Occorrerà saper risparmiare energie e rispondere agli attacchi, ma soprattutto servirà una volata ancora migliore (e chissà che i 1500 affrontati nelle ultime stagioni non servano anche a quello…).
