Nuoto
Caterina Santambrogio: “McIntosh il mio punto di riferimento. Prima o poi dovrò scegliere una specialità”
Un talento cristallino. Caterina Santambrogio è indubbiamente uno dei profili più interessanti del nuoto giovanile italiano. Soltanto poche settimane fa infatti l’atleta ha conquistato la medaglia d’oro in occasione dei 100 farfalla a Campionati Europei Junior, fermando il crono a 58.63 dopo una pazzesca rimonta dal quinto posto. L’azzurrina ha svelato le sue sensazioni parlando della gara di Monaco, ma anche di svariate altre cose, in occasione dell’ultima puntata di Talent Zone, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Sofia Altavilla.
In prima battuta la nuotatrice ha parlato dell’impegno in terra teutonica: “L’esperienza è stata bella, c’era un bel gruppo. Mi è piaciuto molto come ho vissuto la vittoria nei 100 delfino. Prima di entrare in acqua mi sono detta di pensare solo a me. Non sono così velocista, sapevo che ci sarebbero state avversarie più veloci. Ho fatto la mia gara, ho toccato e non mi sono resa conto di aver vinto. L’ho capito perché gli altri hanno esultato. Considerando che sei in un’atmosfera diversa, sono davvero felice di avere migliorato. Anche in staffetta sono molto migliorata e di questo sono soddisfatta. Come sono in gara? Tranquilla. La gara è quella, sai come farla, non mi spaventa. So quello che posso fare, non mi agita. Mi agitano di più le verifiche a scuola.
Successivamente la giovane componente della Nazionale ha parlato del suo approccio in acqua: “Quando mi diverto sono le gare che faccio meglio. Un giorno in cui non mi sono divertita? Di solito, quando accade, vanno peggio, mentre è importante liberare la testa quando entri in acqua. Staffetta a livello giovanile? Il nuoto sembra individuale, ma non è vero. Sei supportato, poi nelle staffette c’è la squadra: infatti dai qualcosa in più perché hai i tuoi compagni che ti sostengono. Ho imparato tanto da queste esperienze giovanili. Cambia tanto fare un Europeo rispetto a un italiano, cerco quindi di aiutare i compagni più giovani. Siamo molto uniti”.
Nel percorso di ogni atleta si apre spesso lo scenario di un trasferimento all’estero: “Futuro in America? Non lo so, vivo alla giornata. Sto bene qui, non so cosa farò, ma sicuramente un’esperienza fuori casa è utile: ti alleni con gente diversa, ma ancora è presto. Ci sono tante Nazioni che si concentrano su altro. Noi ci concentriamo sui chilometri, alcune invece sulla tecnica. In un collegiale ho imparato, ad esempio, a concentrarmi sul movimento del corpo nel delfino. Oggi faccio tutti gli stili. Forse il delfino viene naturale, la rana invece faccio più fatica. So che non si può fare tutto: prima o poi dovrò scegliere, soprattutto quando si avvicina una gara importante. Ho ancora tanto da migliorare, spero di poter fare tutto ancora per un po’”.
Ma quali sono gli aspetti che una giovane nuotatrice come Caterina deve ancora affinare? “Tecnicamente voglio migliorare le partenze, la reattività. Mentalmente al momento niente di particolare. Fin da piccola andavo al mare con i nonni, era importante imparare a nuotare. Ho fatto sia nuoto sia ginnastica artistica, ho scelto l’acqua perché il gruppo mi piaceva di più. Da piccola mi davano fastidio gli schizzi, non è stato facile all’inizio: ho dovuto prendere le misure per abituarmi. Il mio punto di riferimento internazionale non posso non dire Summer McIntosh; mi piace come nuota, la vedo come punto di riferimento anche se fa gare diversissime. In Italia un po’ tutti: mi piace vedere i grandi quando nuotano, osservo il loro modo di fare. Non saprei dire un nome particolare. A chi dico grazie? Intanto a me stessa, poi anche a mio nonno, che è scomparso l’anno scorso durante gli Europei, ha sempre creduto in me. Quando entro in acqua penso anche a lui, oltre che agli amici e i famigliari. A scuola seguo il progetto Studente-Atleta, ma non vengo facilitata. Da una parte è una lezione di vita, dall’altra parte una mano in più servirebbe: magari avere un giorno per riprendere dopo le trasferte sarebbe utile.I professori di quest’anno mi hanno comunque sostenuto e scritto. Sono però brava a organizzarmi, non mi perdo in altro. Alla fine ce la faccio tranquillamente, frequento lo scientifico tradizionale.
In ultimo Santambrogio ha svelato le sue preferenze in termini di distanze: “Con i 50 ho amore e odio: sono veloci e non capisco quello che faccio mentre nuoto. Mi vengono meglio i 200, anche se i 200 delfino non li digerisco. La velocità comunque serve, ma il 50 è un po’ così. A questi Italiani non ho obiettivi particolari, non farò delfino. Voglio solo divertirmi. Nel futuro il sogno è entrare in Nazionale assoluta. Nel 2027 ci sono i Mondiali Giovanili e gli Assoluti, vedremo”.
