Nuoto
Benedetta Pilato e l’esigenza si abbassare una media di tempi nei 100 rana
Benedetta Pilato si è qualificata per la finale dei 100 rana agli Europei di Parigi 2026 con il quarto tempo di 1:05.85. La pluricampionessa europea ha nuotato in modo convincente, ma la sensazione è che lei sappia di poter aspirare a un range molto inferiore a questo. C’è un’esigenza, una vera fame di veder scritto sul tabellone quel famigerato 1:04, o quantomeno di avvicinarsi: scalzare il miglior risultato ottenuto a Roma nel 2024, quando chiuse in 1:05.44 nelle corsie del Settecolli, conquistando la qualificazione olimpica.
Il miglior risultato di Benedetta nei 100 rana dopo la rassegna olimpica è arrivato proprio a Roma, dove si allena oggi sotto la guida di Mirko Nozzolillo: 1:05.80. Al Settecolli, poche settimane dopo, l’azzurra è riuscita nuovamente a scendere sotto l’1:06 con 1:05.85, lo stesso tempo che le ha permesso di conquistare la finale europea.
Benedetta è anche lei una sorta di clutch player, come il suo capitano e compagno Nicolò Martinenghi, capaci di guadagnarsi in ogni condizione un podio internazionale. Se i 50 rana rappresentano la gara della sua consistenza, nella quale non ha mai mancato il podio mondiale dalla prima partecipazione nel 2019 fino allo scorso Singapore 2025, il suo miglior risultato iridato è arrivato però proprio nei 100. A Budapest 2022 conquistò infatti l’oro mondiale nella doppia vasca, accompagnandolo al titolo europeo conquistato pochi mesi prima a Roma dove nuotò 1:05.77 in batterie e 1:05.97 in finale, scalzando le lituane Rūta Meilutytė e Kotryna Teterevkova. Alle Olimpiadi di Parigi 2024 il 100 rana le regalò un incredibile quarto posto, a parimerito con l’immensa Lilly King, firmando il crono di 1:05.60, sua seconda miglior prestazione di sempre.
Il contesto europeo, però, si è alzato considerevolmente. Il confronto con Roma 2022 va anche letto considerando quanto sia cresciuto nel frattempo il livello della specialità: quell’Europeo fu caratterizzato anche dalle numerose assenze britanniche, mentre oggi il movimento continentale presenta una profondità completamente diversa.
Questa finale infatti presenta ben cinque atlete in grado di scendere sotto il muro dell’1:06, una concentrazione di livello che rispecchia come lo standard europeo nei 100 rana femminile si stia avvicinando sempre di più allo standard mondiale. Le vere avversarie arrivano soprattutto dal nord. La britannica Angharad Evans sembra essersi presentata nel suo prime, toccando il muro con il record dei campionati di 1:04.97 dopo aver già scritto 1:05.45 nel primo giorno. È la seconda volta che scende sotto l’1:05, e la sua miglior prestazione in stagione rimane quella di aprile con 1:04.96, record britannico e attualmente la migliore del mondo in questa stagione.
Accanto a Evans, le altre atlete capaci di scendere sotto l’1:06 sono: Mona McSharry dell’Irlanda con 1:05.64, Eneli Jefimova dell’Estonia con 1:05.78, e la tedesca Anna Elendt campionessa del mondo in carica con un record personale di 1:05.19, che qui ha nuotato in 1:05.92 .
Il dato interessante è osservare come Pilato e Evans abbiano gestioni di gara completamente differenti. Mentre l’azzurra sfrutta il suo migliore primo 50 per cercare la fuga, la britannica realizza tempi sull’1:04 con un primo 50 decisamente più lento: 30.88 al record (1:04.97) e 31.18 ieri in semifinale, tornando poi rispettivamente in 34.08 e con un impressionante 33.79. Pilato ha invece cambiato leggermente strategia negli ultimi anni, cercando sempre di più di forzare il primo 50. Al record italiano di 1:05.44 aveva splittato 30.33 e 35.11. Alle Olimpiadi 2024 (1:05.60) aveva nuotato 30.62 e 34.98. Qui agli Europei, con 1:05.85, è passata a 30.38 per tornare a 35.47. L’intenzione è chiara: passare il più velocemente possibile nel primo 50, limando sempre quella prima parte e cercare di resistere agli attacchi, in linea con le sue caratteristiche da velocista.
Benedetta ha ancora soltanto 21 anni sebbene sia già una delle veterane del gruppo. La fame di scendere sotto l’1:05 non è altro che la conseguenza logica di una carriera che l’ha vista protagonista ai massimi livelli, e alla quale ora chiede qualcosa in più di un podio. Ora il palco europeo rappresenta l’occasione giusta per dimostrare che quel numero non è un miraggio.
