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Basket, la Grecia rischia di pagare il prezzo dell’improvvisazione: senza Giannis il Mondiale si allontana
C’è un dettaglio che racconta più di qualsiasi dichiarazione la situazione del basket greco. Mentre quasi tutte le grandi federazioni europee hanno già risolto il delicato equilibrio tra convocazioni nazionali e interessi delle franchigie NBA, ad Atene si discute ancora di assicurazioni, autorizzazioni e garanzie economiche. E il risultato rischia di essere devastante: Giannis Antetokounmpo potrebbe non esserci proprio quando la Grecia ha più bisogno del suo giocatore simbolo. Non per una scelta tecnica, non per un infortunio, ma per un cortocircuito organizzativo che finisce per mettere in discussione il futuro della nazionale ellenica.
Il problema, del resto, va ben oltre l’assenza del due volte MVP NBA. La Grecia si presenta alla seconda fase delle qualificazioni mondiali già con le spalle al muro. Le prime tre classificate del girone voleranno in Qatar, ma gli ellenici partono soltanto dal quinto posto con un bilancio di 3 vittorie e 3 sconfitte. Davanti ci sono una Spagna già lanciata sul 5-1, Ucraina e Montenegro a quota 4-2, mentre perfino il sorprendente Portogallo li precede grazie allo scontro diretto favorevole. Anche la Georgia condivide il record di 3-3, trasformando ogni partita in uno scontro diretto dal peso enorme. Recuperare terreno sarà possibile, ma richiederà un percorso quasi perfetto.
In questo contesto assume un significato ancora più pesante il braccio di ferro con i Miami Heat. La richiesta di una copertura assicurativa da 500mila euro per autorizzare Antetokounmpo a disputare le gare contro Ucraina e Spagna resta il nodo irrisolto, e ogni giorno che passa rende più probabile la sua assenza. È una vicenda che stride con quanto accade nel resto del continente, dove Serbia, Francia, Germania, Lituania e altre nazionali hanno già potuto contare, o si preparano a contare, sui rispettivi giocatori NBA senza che le trattative diventassero un caso pubblico.
Per Vassilis Spanoulis, dunque, il problema non è soltanto tecnico. È la sensazione di dover rincorrere avversari che partono con un vantaggio in classifica e, al tempo stesso, di farlo senza la certezza di avere a disposizione il miglior giocatore europeo dell’ultimo decennio. La Grecia resta una nazionale dal talento enorme e con qualità sufficienti per ribaltare la situazione. Ma quando una qualificazione mondiale dipende da dettagli che si consumano negli uffici più che sul parquet, significa che qualcosa, nel sistema, ha smesso di funzionare. E il rischio è che il conto venga presentato proprio nel momento in cui non ci sarà più margine per rimediare.
