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Basket

Basket: con l’Under 18 finalmente si accende l’estate giovanile azzurra

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Italia Under 18
Italia Under 18 / Ciamillo

Finalmente la Nazionale Under 18 dell’Italia ha, per prendere in prestito il verso a Sal Da Vinci, acceso la musica. La squadra allenata da Marco Sodini è arrivata a un passo dal titolo europeo di categoria. Vero, non è quasi mai riuscita a competere con la Slovenia, ma ha dimostrato di avere sia una serie di individualità forti che un’unità di squadra importante.

Primo punto della situazione: fino ad ora le spedizioni azzurre giovanili erano rimaste nell’ombra. Anzi, con tre eliminazioni agli ottavi in due casi, quelli dell’Under 20 a livello europeo, si è andati vicinissimi al baratro della Division B. E quello sì, sarebbe stato un bel problema, anche se va detto che è davvero importante che un Paese abbia tutte e sei le selezioni nazionali in Division A. Non è scontato, e anche le migliori scuole cestistiche delle flessioni le hanno. Ed è successo anche a noi, in passato. Per quanto riguarda le questioni dei Mondiali giovanili, in questo senso ovviamente il rischio non ha ragion d’essere, stante la diversa natura e il diverso modo di qualificazione delle rassegne iridate.

Secondo punto: l’Under 18. Perché ha dimostrato sia di credere in Cheickh Niang, che ha potuto finalmente coccolarsi la maglia azzurra, che di avere le qualità giuste per emergere a livelli diversi di individualità. E non si parla solo del suo principale protagonista, che ha già assommato minuti importanti in Serie A e in EuroCup in una società, Trento, che nei giovani ci crede fortemente (per informazioni chiedere a Patrick Hassan e a Theo Airhienbuwa). Si parla anche del trio di Tortona (Federico Bottelli, Edoardo Di Meo che è stato risolutore contro la Francia, Werther Bellinaso che è anche prosecutore di una linea di sangue importante che risale a Werther e Alice Pedrazzi), di Pablo Abreu, di Gabriele Lastella e anche di Thomas Acunzo.

Questa Nazionale ha vissuto, in sostanza, di una vera e propria doppia linea. Da una parte i realizzatori, cioè Niang e Di Meo in primis ma non solo, dall’altra i rimbalzisti, con Acunzo e Abreu molto presenti in questo caso. Una specie di dicotomia che ha fatto bene, e che lascia ben sperare per il futuro a tutti i livelli. In sostanza, anche l’Italia qualche nuovo talento continua sempre a sfornarlo.

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