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Sport Invernali. Biathlon e sci di fondo resteranno senza Russia, nonostante il cambio di politica del Cio
Ai tempi della guerra fredda, soprattutto nella sua fase crepuscolare, si affermava che la Germania, pur essendo una delle faglie di maggior frizione tra il blocco occidentale e quello comunista, fosse sfasata in termini di relazioni tra Repubblica Federale e Repubblica Democratica rispetto a quanto avvenisse tra Washington e Mosca.
Il concetto, con i dovuti distinguo, può essere applicato a quanto sta accadendo in questi giorni nell’universo sportivo. Nei panni di Usa e Urss c’è il Comitato Olimpico Internazionale, mentre a recitare il ruolo di BRD e DDR ci sono gli organi di governo degli sport della neve, ossia la Federazione Internazionale dello Sci e l’International Biathlon Union.
La scorsa settimana, il Cio ha reintegrato l’Olimpijskij komitet Rossii, il comitato olimpico russo, cancellando qualsiasi precedente raccomandazione legata a esclusioni tout-court o al fatto di permettere la partecipazione degli atleti provenienti dalla Russia senza la loro bandiera nazionale, bensì inserendoli nello status di “neutrali”. Alcune federazioni internazionali, come quella della scherma, si sono già mosse per riammettere pienamente la Russia. Altrettanto ha fatto l’ISU, l’International Skating Union.
Viceversa, se si guarda agli sport invernali, non si vede alcun cambiamento. L’Ibu, al riguardo, è stata categorica: “La nostra posizione rimane inalterata, le decisioni del congresso 2022 restano in vigore. Continueremo a monitorare la situazione” ha detto apertamente il presidente Olle Dahlin (il cui mandato scadrà a settembre).
Più possibilista la Fis, che però sta menando il can per l’aia, rilasciando una nota stampa in cui afferma di “aver preso atto della comunicazione del Cio e di valutare i passi successivi per determinare le condizioni sotto le quali gli atleti di Russia e Bielorussia potranno partecipare a eventi Fis. Nelle prossime settimane analizzeremo con attenzione la situazione e stabiliremo i requisiti per un eventuale ritorno alle competizioni, soprattutto in relazione alla compliance della legislazione anti-doping. Una volta stabilite queste dinamiche in maniera soddisfacente, il consiglio Fis deciderà su come muoversi per la Coppa del Mondo 2026-27”.
Insomma, “It’s a Long Way to Tipperary”, anche perchè i norvegesi hanno già detto pubblicamente di essere pronti a mettersi di traverso; e in ambito FIS oramai non si muove foglia che Norvegia non voglia. Peraltro, non sono da soli. Anche gli altri Paesi nordici e quelli baltici sono allineati a quello dei fiordi. Difatti, in Russia sono pessimisti, almeno se si guarda al 2026-27.
In linea puramente teorica, il Comitato Olimpico Russo potrebbe anche trascinare di fronte al Tribunale di Losanna sia la Fis che l’Ibu, con buone possibilità di vincere la causa. Cionondimeno, al momento, l’ipotesi resta all’atto potenziale, senza essere realmente presa in considerazione. Vedremo cosa accadrà, ma sic rebus stantibus, lo scenario più plausibile è quello di vivere il quinto inverno consecutivo senza russi e bielorussi negli sport della neve. Viceversa, nel ghiaccio tutto in regola, ma lì vigono altre logiche e la politica è di respiro globale, non regionale.
