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Biathlon, Anamarija Lampic si rilancia con Armin Auchentaller. Il tecnico italiano può creare un gioiello, la slovena ha un potenziale enorme

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Lampic Anamarija
Lampic / La Presse

Il nome di Anamarija Lampic è uno dei più intriganti nel panorama degli sport invernali in virtù della sua singolare parabola agonistica. La slovena, classe 1995, era una fondista di vertice, specializzata nelle sprint. Si parla di chi è stata capace di vincere 3 gare, mettendo contestualmente in bacheca anche una Coppa del Mondo riservata alle prove veloci e fregiandosi di tre medaglie iridate fra prove individuali e a coppie.

Poi, all’improvviso, la decisione di imbracciare la carabina e di convertirsi al biathlon. La scelta, avvenuta nel 2022, fece molto scalpore, poiché si era alla vigilia di quelli che avrebbero dovuto essere i Mondiali di casa di Planica 2023. Una manifestazione nella quale Lampic sarebbe arrivata da favorita, con l’obiettivo di conseguire due medaglie, magari anche del metallo più pregiato. Viceversa, di colpo, la Slovenia si ritrovò orfana della sua punta di diamante. La ragione? Non sopportava più l’ambiente dello sci di fondo e le pressioni fatte su di lei.

Così, da potenziale stella iridata, Anamarija ha deciso di ripartire da zero nel biathlon, scommettendo su sé stessa. Le atlete nate fondiste in grado di emergere anche nella disciplina parente si sprecano in ogni epoca. Da Grete Nykkelmo ad Anfisa Reztsova, da Magdalena Forsberg ad Anna Carin Olofsson, da Kati Wilhelm e Olga Pylëva, sino ad arrivare a Denise Hermann in tempi più recenti.

Sono però stati parecchi anche i flop, quali Sofia Domeij o Jörgen Brink e Toni Lang (per guardare al settore maschile). Il più clamoroso buco nell’acqua è però stato quello di Stina Nilsson, che di Lampic è stata avversaria diretta. Insomma, a tutti gli effetti un “salto della fede”, quello fatto da Anamarija. In tal senso, è determinante anche il supporto dei tecnici che ci si trova a fianco. Sono loro a rendere produttiva o meno una transizione.

Il primo quadriennio nel biathlon, per la slovena, non è stato soddisfacente. C’è stata una crescita progressiva, sono arrivati un paio di podi nell’inverno 2024-25 e tutto sembrava pronto perché si concretizzasse l’esplosione in concomitanza di Milano Cortina 2026. Viceversa, la manifestazione a Cinque cerchi è stata un momento sportivamente pessimo. Ci sono stati dei malanni, prima dell’evento, ma lei non li usa come giustificazione.

“Voglio dimenticare l’ultima stagione e mettermela alle spalle. È stata la peggiore della mia carriera e le Olimpiadi 2026 hanno rappresentato il punto più basso della mia attività agonistica” ha detto la diretta interessata ai media sloveni, aggiungendo però “di voler ripartire da zero seguita dall’italiano Armin Auchentaller. È la persona giusta per ricominciare. Noto già dei progressi e ci motiviamo a vicenda. Sono convinta che, andando avanti così,  si possa davvero fare bene nel prossimo futuro”.

Auchentaller in effetti è stato ingaggiato dalla Slovenia e le sue qualità sono risapute. Il tecnico sudtirolese ha già saputo portare al vertice atlete non più giovanissime, molto meno quotate di Lampic, che invece è una gemma sgrezzata, ma ancora lontana dal diventare un gioiello. Allora attenzione, perché seguita a dovere e forgiata dalle sapienti mani di un orefice del tiro, Anamarija può rappresentare il proverbiale dark horse del prossimo futuro del biathlon mondiale. Lei sarà uno dei principali temi d’interesse del 2026-27.

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