Pallavolo
Massimo Colaci si racconta: dall’addio al volley al nuovo capitolo della sua storia
Nell’ultima puntata del Fantini Club, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport, è intervenuto Massimo Colaci. L’ex giocatore azzurro, che ha vinto l’argento olimpico a Rio 2016 e ha fatto incetta di titoli con la maglia di Perugia, si è soffermato su alcuni dei momenti più importanti della sua carriera e ha svelato quale sarà il ruolo con cui continuerà il suo cammino nel mondo della pallavolo.
Sul premio di miglior giocatore della Champions come chiusura della carriera: “È stato anche un premio alla carriera. L’ho detto anche in diretta che secondo me sia in campionato che in Champions meritava Wassim, perché ha fatto partite incredibili, però sono stato molto felice perché non ho mai vinto un premio MVP, mai un premio come miglior libero. Tanti in pochi giorni non me lo aspettavo, erano le ultime partite, sono stati momenti bellissimi“.
Sullo status di uno dei liberi più forti nella storia del ruolo: “Io non sono mai stato legato ai premi MVP, queste cose qui. Quello che a me ha fatto molto piacere sono state le parole dette, l’applauso del pubblico. Ci sono stati tanti attestati di stima del pubblico, dei miei compagni e degli avversari e questo mi ha fatto piacere. Fondamentale avere personalità. È un ruolo ancora oggi particolare, ogni errore risalta molto di più. Ancora oggi è quel giocatore che non ti fa vincere, ma ti fa perdere. Serve per farsi rispettare dai propri compagni e dimostrare all’avversario che anche nella peggior partita non hai paura, non lo stai subendo. Quell’atteggiamento ti serve. Vediamo alla fine chi sarà sul podio e questo è fondamentale per fare uno step ulteriore“.
Le competenze dello sport che possono aiutare nella vita professionale: “Ho imparato, condividendo lo spogliatoio, ad accettare le diversità perché tutti abbiamo i nostri pregi e difetti. Ho conosciuto gente con culture diverse, ho imparato a provare a fare un passo verso l’altro, verso queste diversità. Proverò a mettere in atto tutto questo, passerò dall’altra parte. Ci saranno dinamiche diverse, ho costruito dei rapporti e dovrò avere a che fare con quel tipo di rapporto in una nuova veste. Bisogna fare un passo verso gli altri, capire le richieste, dove si può intervenire. È affascinante provare a capire l’altro. Ho provato a farlo in spogliatoio e in campo e proverò a farlo anche nel ruolo che ricoprirò”.
La sensazione provata il giorno dopo l’ultima partita: “Assoluta serenità. Mi sentivo sereno perché speravo di poter chiudere in un determinato modo, è arrivato molto più di quel che sperassi. Ho analizzato tutte le possibilità. Sul podio ero già tranquillo. Ho fatto quello che desideravo. Ero sereno e molto felice. Avevo anche un po’ paura. Sono stato fortunato perché non ho mai avuto infortuni seri. Volevo chiudere da protagonista lasciando un determinato ricordo. Ci sono riuscito ancora meglio di come potessi mai immaginare. Tutto questo mi dà la serenità di cui ho parlato“.
Sul nuovo ruolo: “Mi sono chiesto che cosa ho vissuto male in spogliatoio o quali problematiche abbiamo incontrato. La priorità a loro, mi son chiesto come possiamo migliorare la situazione. Tutti gli incontri sono stati improntati su quella linea. Mi identificherò ancora con il noi qualche volta, ma bisogna stare molto attenti, perché le dinamiche sono totalmente diverse“.
Sulla contemporaneità di libero di difesa e libero di ricezione: “Era una cosa un po’ particolare. Non è una cosa che ho amato, però arrivavo da Verona, ho avuto la possibilità di andare a Trento. Andava bene qualsiasi cosa pur di stare in campo. Ho avuto modo di giocare tutte le partite in quel modo. Forse ho perso qualcosa a livello di Nazionale. Avevamo trovato il giusto equilibrio con Andrea Bari che svolgeva il lavoro più difficile. Siamo diventati molto amici e siamo riusciti a gestirla abbastanza bene”.
Il consiglio a chi sogna una carriera nel mondo della pallavolo: “Il consiglio è sempre difficile. Ci ho pensato tante volte. Ho fatto uno step importante quando ho capito che l’errore è parte di un processo perché a volte ho visto tanti ragazzi anche bravi subirlo troppo. Quando ho imparato a gestirlo ho fatto uno step. Il consiglio è di sbagliare anche di tanto per poi imparare a fare la cosa giusta”.
L’aspetto che mancherà di più della vita da professionista: “Il momento della partita perché in campo ho vissuto emozioni belle e positive anche nei momenti difficili. Quei pochissimi secondi dopo che è caduta l’ultima palla. Quello che vivi in quei venti secondi, è racchiuso tutto lì”.
L’ufficializzazione del prossimo ruolo: “Avrò il ruolo di direttore tecnico. Il mio compito è rappresentare la società quando ci sono interviste o c’è da presenziare. Affiancherò i dirigenti nel mercato, sarò presente nella gestione del settore giovanile, cercherò di organizzare al meglio le varie attività all’interno della società. Sto lavorando ad un paio di progetti perché mi hanno chiesto di raccontare la mia storia, adesso vedremo che cosa verrà fuori”.
