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L’agente di Lorena Wiebes attacca il Giro d’Italia femminile: “Era la solita bici. Si danneggia immagine del ciclismo”

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Lorena Wiebes
Lorena Wiebes / LaPresse

Il grande caso che ha sconvolto l’inizio del Giro d’Italia femminile 2026 è stato sicuramente quello che ha portato alla squalifica ed estromissione dalla corsa di Lorena Wiebes. La belga del team SD Worx-Protime è stata allontanata dal Giro dopo che sono state trovate delle irregolarità sulla sua bicicletta al termine della prima tappa da Cesenatico a Riccione.

Una tappa iniziale che aveva visto proprio la netta vittoria in volata da parte della campionessa olandese. Dopo qualche ora dal termine della frazione è arrivata la clamorosa notizia della squalifica di Wiebes, colpevole di utilizzare una bici non conforme al regolamento per il mancato rispetto dei limiti di peso. Il team SD Worx-Protime ha subito protestato e addirittura ha minacciato anche azioni legali.

Ad alimentare la vicenda sono state anche le parole dell’agente di Wiebes, André Boskamp, che è stato intervistato dal portale olandese WielerFlits, dove ha parlato dell’accaduto e di come si sente attualmente la velocista olandese: “Ci ho parlato subito sabato sera. In quel momento stava davvero male, ma si è subito attivata per organizzare il volo di rientro a casa. Domenica mattina è tornata a casa e i suoi genitori sono andati a prenderla. Sono andati in spiaggia, si sono schiariti le idee e lunedì mattina è partita col suo camper per farsi un po’ di campeggio in Italia e riprendersi da tutte queste emozioni. Aveva lavorato duramente per preparare il Giro, ora si prenderà qualche giorno di stacco. Tornerà alla Copenaghen Sprint del prossimo 13 luglio”.

L’agente di Wiebes ha proseguito nel suo intervento, utilizzando anche parole durissime che non faranno altro che aumentare ulteriormente la polemica: “Era sempre la stessa bici. E Lorena stessa ha riferito allo staff della squadra che stavano pasticciando con i controlli. Hanno gestito la situazione in maniera dilettantesca. Così facendo si danneggia la credibilità del ciclismo”.

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