Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

Formula 1

Stefano Domenicali: “Antonelli ha un valore aggiunto. Ritorno di Imola? Mai dire mai. La Ferrari resta un riferimento”

Pubblicato

il

Stefano Domenicali
Stefano Domenicali / LaPresse

Con la testa nel presente, ma con lo sguardo rivolto sempre al futuro. Stefano Domenicali, Presidente e Amministratore Delegato (CEO) del Formula One Group, si è raccontato ai microfoni di Fantini Club, rubrica di approfondimento sportivo in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Claudio Fantini e Lorenzo Dallari, per offrire un’ampia panoramica sul mondo della Formula 1, movimento attualmente in totale stato grazia.

In prima battuta, il nativo di Imola ha spiegato le ragioni del successo, sempre in crescita, di uno sport che vanta numeri sempre più elevati:  “Io credo che la ricetta per essere rilevanti in un mondo che dal punto di vista delle esperienze ti propone situazioni che diventano trasversali dallo sport, alla musica all’intrattenimento, sia quella di stare ad ascoltare chi ti segue, o cercare di entrare in contatto con i tifosi che ci sono in giro per il mondo e che dimostrano interesse per quello che facciamo. Chiaro che il nocciolo resta la corsa, la macchina, i piloti e le tecnologie, quello non si tocca. Ma quello che c’è intorno va sintonizzato su quelle che sono le aspettative di chi ci segue. Oggi siamo giovani diversificati; negli USA abbiamo il 40% di pubblico femminile. L’età è sempre più giovane, siamo molto felici della situazione che stiamo vivendo”.

Al centro, secondo Domenicali, rimangono appunto i protagonisti: “Il pilota nella sua natura è autoreferenziale e cerca di massimizzare la sua prestazione in quello che è un ecosistema sempre più enorme. Sono ragazzi svegli, sanno di fare parte di un mondo che è più grande rispetto all’abitacolo. Devono adattarsi mantenendo la propria personalità e il proprio modo di essere. C’è chi utilizza i media per esprimersi, altri sono più focalizzati nell’essere più veloci rispetto agli altri. Noi non mettiamo il bavaglio a nessuno, cerchiamo di avere una linea chiara. La credibilità che abbiamo conquistato è fondamentale affinché tutti quanti remino nella stessa direzione”.

Non è mancato, ovviamente, in tal senso un commento su Andrea Kimi Antonelli, attualmente leader della classifica piloti: “Va preservato. Il suo valore aggiunto è la sua naturalezza nell’essere quello che è. Viene da una famiglia solida che gli ha dato basi importanti. C’è chi ha saputo valorizzarlo come Wolff e la Mercedes. Kimi è riuscito a tirare tanti giovani, tante ragazzine e tante persone che lo seguono per il suo talento non solo in pista. Ha una strada lunghissima davanti, ma deve mantenere queste caratteristiche in un mondo in cui, dopo il clamore, possono arrivare momenti in cui la pressione può essere forte per un errore o per una gara persa. Questo fa parte della vita sportiva. Più lui è forte, protetto da chi lo vuole bene, più avrà un futuro straordinario”. 

Andando a ritroso, il CEO individua come momento più difficile della sua carriera la gestione riguardante le prime fasi della guerra in Ucraina:  “Sono stato il primo a chiamare il Governo a Mosca per prendere la decisione che poi abbiamo preso. Essendo un Mondiale, quando ci sono questi eventi bisogna avere dei piani alternativi che tengono conto di tanti elementi. Bisogna essere attenti a quello che succede nel mondo. A fine stagione avremo Qatar ed Abu Dhabi, che sono ancora in calendario, speriamo che ci siano, significherebbe che qualcosa sta migliorando. Ma nel ruolo che esercito dobbiamo dimostrare di essere pronti per dei piani alternativi, così come successo in passato con il Covid. Essere un Campionato Mondiale ti espone a rischi maggiori rispetto ad altri. Ritorno di Imola? Io ho sempre detto ‘mai dire mai’. Imola si è fatta trovare pronta in un momento in cui la F1 aveva bisogno, ha dimostrato grande professionalità nel preparare gli eventi. A volte bisogna fare scelte difficili, ma nel momento in cui ci fosse una opportunità diversa, saremo pronti a ridiscutere. Dobbiamo considerare che abbiamo tantissime richieste sparse per tutto il mondo”.

Parte della vita di Domenicali è stata dedicata alla Ferrari, scuderia in cui ha lavorato per più di vent’anni: “Il mito è qualcosa di significativo, importante. C’è un tema che dobbiamo considerare, e lo dico in modo appassionato avendo vissuto 23 anni in quell’ambiente. Ci sono generazioni che hanno visto la Ferrari vincere, i giovani al tempo avevano solo la Ferrari, ora invece vedono i piloti che fanno la differenza in modo diverso. In Italia prima c’era solo la Rossa, e chi la guidava era un beniamino. Oggi abbiamo invece più attenzione sui piloti, più che sulla scuderia, ma la Ferrari rimane un punto di riferimento”.

I primi appuntamenti di questa stagione stanno dando delle indicazioni chiare. Ma secondo il Presidente tutto può ancora cambiare: “Il Campionato è fluido; la Mercedes è partita forte. C’è stato un cambiamento regolamentare di dimensioni mai avute prime. Quello che succederà in futuro potrebbe rendere protagoniste altre macchina e piloti. I distacchi sembrano grandi, ma basta un risultato negativo per cambiare la storia. Squadre e piloti stanno capendo come massimizzare la performance di queste nuove vetture, gli elementi di interesse ci sono. Abbiamo avuto un incremento del 26% di pubblico nei primi GP, i prossimi sono molti già sold out fino a settembre, l’interesse continua ad esserci e man mano che ci sarà sulle piste questo spettacolo aumenterà ancora”.

Cresce quindi il seguito, forse anche per via dei tanto discussi cambiamenti regolamentari: “Le regole le facciamo tutti. Cinque anni fa, quando abbiamo pensato ai regolamenti, i costruttori volevano tutti l’elettrico: al tempo sembrava la panacea per risolvere tutti i mali della mobilità. Se non si fosse trovato un equilibrio mantenendo l’ibrido non si sarebbero viste le gare di oggi. Il punto di partenza è chiaro: prendiamo alcuni accorgimenti. Il prossimo ciclo di cambi regolamentari arriverà prima di quello che la gente pensi; alcuni temi saranno centrali come la benzina sostenibile ed una ibridizzazione non così spinta come quella di adesso. Questo permetterà in futuro di avere macchine più leggere e più spinte i qualsiasi momento. Ma ogni cambio ha in sé una ragione che solo chi è dentro può comprendere davvero”. 

Ogni GP è una festa, uno show, ma anche un’occasione ghiottissima per la città ospitante: “L’indotto è tantissimo, non a caso i governi investono sulla F1 perché ti portano un indotto che può superare i 200, 300 milioni diretti, a cui si aggiunge anche la forza lavoro per la preparazione. E’ qualcosa che fa la differenza, se non fosse così non ci sarebbero Paesi disposti a spendere cifre importanti per accaparrarsi l’evento. Noi tra l’altro abbiamo l’obbligo di spingere la comunità che ci accoglie ad elevare l’offerta, la qualità dell’offerta turistica. Spostiamo una quantità di persone non indifferente, ogni weekend si aggira sui 400 mila spettatori complessivi, con gente che ha capacità di spesa non piccola,  perché la nostra offerta al livello di possibilità passa da biglietti con un prezzo importante; si parla quindi di gente che può permettersi di spendere perché trova un evento che gli offre quello che desidera, ma con le strutture adeguate, con tipologie di servizi tali da consigliare agli spettatori di andare lì anche senza la Formula 1. Noi vogliamo che le città che ci ospitino abbiano la possibilità di organizzare eventi per tutta la settimana. Eventi di qualsiasi tipo: culturale, artistico, musicale dove noi portiamo piloti e strade. Deve essere una settimana in cui si parla di Formula 1 al di là della pista, ed è per questo che l’offerta turistica è fondamentale quando esaminiamo le richieste per ospitare un GP. Noi dobbiamo ascoltare, vedere, annusare. Quando parliamo di esperienze bisogna attivare tutti i sensi, quando li attivi tutti è già uno step importante, ma l’attivazione deve essere totale. 

Uno show a 360 gradi, dentro e fuori la pista dunque. Ma Stefano Domenicali come vede la F1 tra dieci anni? “Più  spettacolare perché la spettacolarizzazione è fatta dall’uomo. Più si parla di tecnologia, più si parla di AI, più noi manteniamo queste cose al servizio delle persone che fanno la differenza. La sostenibilità sarà al centro, così come l’uomo e la persona. Questo garantisce spettacolo, tecnologia e tutto ciò che gira intorno. Il calendario è molto fitto, da qui fino a fine stagione ci saranno poche domeniche libere ma è il bello del nostro Mondiale. L’equilibrio tra domanda e offerta è quello giusta, c’è gente appassionata, non va dato per scontato: serve essere sempre prudenti, anche quando le cose vano bene. La stagione finirà in un battibaleno. Io non sono cambiato. Cerco di esaltare il positivo, spero di continuare a condividere queste esperienze con le persone che ci circondano sapendo che abbiamo la responsabilità di sensibilizzare la gente che attraverso lo sport e gli eventi può stare bene insieme; non va dato per scontato, questa cosa va valorizzata. Se consideriamo il nucleo di quelli che lavorano nel circus, siamo oltre 3000 persone: se parliamo di tutta la catena logistica ed organizzativa di un evento, un promoter durante il GP si porta dietro 20.000 persone. La gente non ha idea di cosa significa, è una cosa abbastanza importante. 

Non poteva mancare in conclusione un pensiero su Alex Zanardi, recentemente scomparso: “Straordinario, trovare le parole giuste senza essere banali è difficile. Era una persona per bene, riusciva a metterti a tuo agio in un contesto difficile. Lui nel suo modo di vivere la vita riusciva a spiazzarti con l’esempio, ed è quello che rimane. Rimarrà un modello non solo di sport ma di persona che ha saputo mantenere il sorriso quando i sorrisi erano pochi. Una persona speciale”. 

CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA DI FANTINI CLUB CON STEFANO DOMENICALI

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI