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Tennis

Matteo Berrettini inizia bene al Challenger di Valencia. Servono punti per evitare le qualificazioni a Wimbledon

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Matteo Berrettini
Matteo Berrettini / IPA Sport

Bisognoso di punti e in cerca di fiducia. Con questo spirito, Matteo Berrettini prova a rilanciare le proprie ambizioni in vista dei prossimi appuntamenti stagionali, pensando a evitare le qualificazioni per Wimbledon. Uscito dalla top-100 e reduce dalla deludente sconfitta all’esordio agli Internazionali d’Italia contro l’australiano Alexei Popyrin, il romano ha scelto di ripartire dal Challenger di Valencia, in Spagna, con l’obiettivo di ritrovare continuità e sensazioni positive.

Sulla terra rossa iberica, Berrettini ha ritrovato una vecchia conoscenza del circuito: il giapponese Taro Daniel, oggi scivolato al numero 335 del ranking mondiale. Quello andato in scena a Valencia era il sesto confronto tra i due: a livello ATP il bilancio sorride all’azzurro per 3-2, anche se l’ultimo precedente aveva premiato il nipponico al Masters 1000 di Indian Wells Masters nel 2023. Stavolta, però, Berrettini ha imposto il proprio ritmo, chiudendo il match con il punteggio di 6-4 6-2 in un’ora e 26 minuti. Negli ottavi di finale affronterà l’argentino Camilo Ugo Carabelli.

Nel primo set, Berrettini è costretto subito a fronteggiare una palla break nel secondo game, salvandosi grazie all’efficacia del servizio. Nel gioco successivo è invece lui a strappare la battuta all’avversario, salvo poi subire l’immediata reazione di Daniel, che firma il contro-break nel sesto game. Il parziale procede così tra alti e bassi da entrambe le parti, con poca continuità nello scambio e molti passaggi giocati più sul piano nervoso che tecnico. L’azzurro, però, riesce prima ad annullare tre palle break nell’ottavo game e poi a sfruttare la seconda opportunità concessa dal giapponese nel gioco successivo, chiudendo il set sul 6-4.

Nel secondo parziale il tennis di Berrettini cresce sensibilmente in qualità e fluidità. I break ottenuti nel primo e nel terzo game gli consentono di prendere il controllo della partita e di gestire il vantaggio con maggiore autorevolezza. Il 6-2 finale rappresenta la naturale conseguenza di quanto mostrato in campo dal romano, apparso progressivamente più solido e sicuro dei propri mezzi.

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