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Internazionali d'ItaliaTennis

Matteo Berrettini: “Ho cambiato approccio per allungarmi la carriera. Sinner? Dopo Doha dicevano che fosse in crisi…”

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Matteo Berrettini
Matteo Berrettini / IPA Sport

C’è un filo chiaro che lega le parole di Matteo Berrettini nella conferenza stampa romana degli Internazionali d’Italia: la ricostruzione. Fisica, certo, ma soprattutto mentale. Dopo mesi complessi e segnati da alti e bassi, il tennista romano arriva agli Internazionali con la consapevolezza di dover ripartire da fondamenta diverse, più solide e sostenibili.

Reduce dai quarti di finale al Challenger di Cagliari, Berrettini ha descritto il proprio momento come un percorso fatto di piccoli aggiustamenti e segnali incoraggianti: “La competizione è un insieme di cose, di pezzetti che si uniscono, che partono dall’allenamento e poi da tutte le sensazioni, da quello che ti porti dietro dalle partite vinte e perse“.

Il riferimento è anche alla gestione dell’energia, tema già emerso dopo Madrid. Su questo aspetto, il romano è stato lucido: “C’è stata un’ottima reazione dopo Madrid, dopo una partita molto complicata per una serie di motivi. A Cagliari mi sono sentito decisamente meglio, sono riuscito a tirare fuori l’energia che volevo. Per questo adesso mi sento molto meglio“.

Parole che non nascondono le difficoltà, ma che evidenziano un passaggio chiave: la ritrovata sensazione di competitività. “Adesso mi sento competitivo“, ribadisce, consapevole però che Roma rappresenta un banco di prova particolare.

Il ritorno al Foro Italico non è mai neutro per Berrettini. È casa, è infanzia, è identità. E proprio per questo non può diventare un peso: “Sono molto felice di essere qui. Un peso non credo che lo sarà mai: se dovesse diventarlo, allora sarebbe il momento giusto per dire basta“. Il legame con il torneo affonda nelle radici:
Con questo torneo ci ho sognato e ci sono cresciuto. Venivo qui da bambino con l’idea di giocarci“.

Ma oltre all’aspetto emotivo, c’è anche una lettura strategica del momento: “È anche il momento giusto, perché dopo Madrid ho trovato la motivazione per rimettermi a lavorare. Ho detto: questi sono due tornei a cui tengo, Cagliari e Roma. Giocare in Italia è sempre speciale“. L’obiettivo non è dichiarato in termini di risultato immediato, bensì di processo: “L’importante è il lavoro che sto mettendo dentro, sono sicuro che pagherà“.

Uno dei passaggi più significativi riguarda la trasformazione mentale. Berrettini rivendica una scelta netta rispetto al passato: “È proprio grazie a questo atteggiamento che potrò continuare a giocare. Il vecchio modo mi stava portando in una strada che non era sana né mentalmente né fisicamente“. Non si tratta di ridurre le ambizioni, ma di ridefinirle: “Questo non vuol dire non impegnarsi o non tenere ai grandi risultati. Ma a quei risultati ci sono arrivato senza l’ossessione di arrivarci“.

Il riferimento implicito è alla cavalcata a Wimbledon, vissuta quasi giorno per giorno: “Ogni partita era conquistata e mai vista in anticipo. Probabilmente quello è stato il segreto. Poi la mia testa è andata troppo avanti e mi ha fregato“. Da qui la nuova filosofia: “Questo approccio allungherà la mia carriera invece di accorciarla“.

Nel confronto tra passato e presente emerge anche un aspetto tecnico-mentale: “Forse vorrei recuperare quella sfrontatezza di essere un po’ più istintivo. Mi dicevano di pensare meno, di andare più a braccio. Sto lavorando per essere meno analitico“.

Inevitabile, infine, lo sguardo su Jannik Sinner, possibile avversario al terzo turno. Berrettini risponde con grande rispetto e senza filtri: “La prima sensazione quando l’ho visto nel 2019 è stata importante, un allenamento a Montecarlo. Mi ricordo che dissi: questo diventa forte. Poi quanto forte è sempre difficile dirlo. Il livello, i trofei che vinci, quello che conquisti è questione di tennis, ma anche di quello che hai dentro. Lui sta dimostrando giorno dopo giorno di essere un campione in tutto quello che fa. Come gestisce, come affronta, come in silenzio abbassa la testa, lavora e torna più forte di prima. Mi è capitato di sentire critiche quest’anno (“Crisi Sinner”), e insomma, è veramente di ispirazione. È difficile dirlo per me, perché ispirarmi a vincere cinque Slam di fila non credo sia fattibile, però la dedizione e la forza che ha nell’andare avanti nonostante tutto è qualcosa di incredibile“.

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