Nuoto
Lorenzo Zazzeri: “Ho ancora il fuoco dentro. I giovani mettono pressione, ma da capitano ho piacere di aiutarli”
Una carriera fatta di tanti momenti, tappe, medaglie, ma anche momenti di crisi che sono serviti per tornare nuovamente in alto. Lorenzo Zazzeri si è raccontato in una puntata speciale di OA Focus, il programma condotto da Alice Liverani sul canale YouTube di OA Sport. Il nuotatore toscano, attuale capitano della nazionale azzurra, ha ripercorso tutti i suoi anni dentro e fuori dalla piscina.
Medaglie europee, mondiali ed olimpiche, che vengono custodite in posti molto sicuri: “Le più preziose le tengo in banca in una cassetta di sicurezza. Altre sono un po’ divise in casa in posti nascosti. Quelle olimpiche a volte vado in banca e mi prendo cinque minuti per guardarle, pensando al percorso, a tutto quello che ho fatto e che devo fare. Sono una forte motivazione e a volte, essendo troppo umile, mi scordo di quello che ho fatto”.
Il 2016 l’anno in cui il fiorentino è sbocciato: “Ho saputo aspettare e pazientare. Sicuramente potevo emergere prima, ma la mia crescita è stata graduale, non sono stato spinto fin da subito e mi è stato lasciato il tempo per emergere. Qui a Firenze mi hanno fatto lavorare molto sulla tecnica, di riuscire a farmi nuotare al meglio possibile, per poi d’adulto fare il salto fondamentale. Ho dovuto aspettare almeno quattro anni per esplodere definitivamente”.
Nel 2021 le Olimpiadi di Tokyo con la medaglia in staffetta: “Quella è stata la stagione magica. Gli Assoluti sono andati bene, vinsi i 50 stile, però non feci il tempo di selezione olimpica ma quella europea, visto che a maggio c’erano gli Europei. Quella era stata una stagione veramente lunga. Agli Europei mi confermai e poi ho agguantato a giugno la qualificazione al Settecolli. A Tokyo andavo con l’ambizione di una semifinale nei 50 e la medaglia nella staffetta la vedevamo molto lontana e magari solo un bronzo. Quel giorno, però, è successo qualcosa. Eravamo tutti in forma, motivati ed in batteria fummo velocissimi e mi confermai anche al pomeriggio. Dopo la mattina eravamo primi con oltre un secondo sugli Stati Uniti. Ho pensato vero che loro mettono Dressel, ma noi mettiamo Ceccon. Entrammo in acqua per vincere, per conquistare il titolo olimpico e nella mia vasca di ritorno ho davvero pensato che mi stavo per giocare l’oro. Alla fine è arrivato l’argento, battendo un’altra grande scuola come quella australiana e sul podio stavo sognando. Poi c’è stata la gara individuale dei 50 metri con una bella finale e avevo nuotato anche il mio miglior tempo a soli 15 centesimi dal bronzo”.
Proprio i 50 stile libero restano la gara dei sogni di Zazzeri, anche se la concorrenza aumenta: “Sarebbe un sogno conquistare ora una medaglia sui 50. Una gara difficile e siamo anche in un momento generazionale pieno di talenti a stile libero sia nei 50 sia nei 100. Però il record del mondo nei 100 di McEvoy conferma la mia filosofia di pensiero che anche over 30 si può ancora performare e fare un record personale. Vedere questi atleti c’è una sana invidia, ma anche la consapevolezza che posso fare ancora bene visto che è del mio stesso anno”.
Un Europeo incredibile in quel di Roma nel 2022: “Quella è stata la mia stagione migliore della carriera, in cui ho nuotato tutti i miei tempi migliori. Roma arriva in un momento di pura estasi sportiva, nella piscina in cui siamo tutti cresciuti. Ero davvero fiducioso e centrai la finale sia nei 50 sia nei 100, sapendo anche che avrei potuto ottenere di più. Mi tengo l’aver nuotato nella gara del record del mondo di Popovici. Il culmine è stato poi raggiunto con la 4×100, che è diventata la prima staffetta a vincere a livello continentale in tutti gli sport. Rossetto ci aveva caricato, parlando anche dei gladiatori e dicendo che dovevamo scendere in acqua per vincere l’oro”.
Il momento di crisi dopo lo shock anafilattico e la mancata idoneità sportiva: “Il dubbio di non ritornare l’atleta di prima c’è stato. Arrivavo dal periodo migliore della mia carriera e venti giorni dopo Roma ho avuto questo shock anafilattico da cibo. Sono stato fermo sei mesi in cui proprio non potevo fare sforzi fisici, non potendo nemmeno camminare per un determinato di tempo, salire un numero di gradini. Non è che mi è mancato l’allenamento, mi è proprio mancata l’attività fisica e il tenere il corpo in movimento. Il primo mese è stato di sconforto, poi da atleta ho dovuto reagire e mi sono buttato nell’arte e nella pittura, iscrivendomi all’Accademia delle Belle Arti, di esplorare la ricerca sulle luci delle piscine nel fondo vasca. Senza quello stop non avrei potuto vivere tutto questo. Mi sono dato un senso alle giornate e quando sono tornato sono tornato con la mente libera, con grandi motivazioni, ma anche con il dubbio se sarei tornato quello di prima. Questo dubbio, però, mi ha stimolato ed è stato il motore per migliorarmi ogni sessione di allenamento”.
Una seconda qualificazione olimpica dopo tutti quei problemi, passando anche da un Mondiale dove è arrivata un’altra medaglia: “Al contrario di Tokyo è avvenuta a febbraio durante i Mondiali di Doha, che sono stati in un periodo particolare in quella stagione. Una qualificazione poi avvenuta anche in un momento non proprio di grande salute, visto che avevo la pertosse. Io sono comunque riuscito a qualificarmi per i 50 stile e a vincere poi ancora un argento con la staffetta. Ottenere quei risultati, nonostante non stessi bene, mi ha aiutato ad accettare come atleta anche l’imprevedibile cosa che prima faticavo a fare”.
La finale mondiale della staffetta a Singapore, con una sfida incredibile tra Italia, Usa e Australia: “Una gara da vedere e rivedere, perché fino all’ultima virata Stati Uniti, Italia ed Australia tutte e tre insieme ed era un pronostico difficile da prevedere. Noi arriviamo sempre a questi appuntamenti con tempi che non sono da podio, ma poi in quei frangenti il nostro estro e la nostra esperienza sanno farci tirare fuori quel qualcosa in più in gara”.
Le sensazioni dopo gli ultimi Assoluti a Riccione: “I 50 non sono andati, ma spero sia stato un momento no. Nel 100 sto sentendo di costruire una resistenza che prima non avevo. Sono più consapevole, so gestire meglio le fasi di gara. Ho dei dubbi come tutti, ma non mi paralizzano e mi motivano per trovare delle risposte. La prestazione si può sempre fare, perché non è legata al fisico, ma solo alla voglia di nuotare e stare in piscina”.
Sul futuro e su Los Angeles 2028: “Spero di concludere il mio giro del mondo olimpico, partito dal Giappone, passato poi dall’Europa per poi magari arrivare in America. Ho molta passione per il mio sport, lo vivo con entusiasmo, cerco di migliorarmi ogni giorno in allenamento. Sento ancora il fuoco dentro. Sono consapevole di avere anche un ruolo più profondo ora ed essendo il capitano della Nazionale sento anche la responsabilità ed il piacere di aiutare l’ingresso dei nuovi giovani, che fortunatamente sta avvenendo. Insieme ai miei compagni storici sentiamo la pressione dei giovani, ma questo mi dà davvero molta motivazione e questo mi aiuta sicuramente a performare meglio. Voglio dimostrare a me stesso e agli altri di essere ancora competitivo e di poter battagliare ancora e vendere cara la pelle. Nello stesso tempo, però, mi piace aiutare i giovani ed aiutarli, nonostante siano dei miei avversari. Una carriera di un atleta non è di valore solo per le medaglie, ma anche per quello che lascia”.
