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Joao Fonseca fa l’impresa e rimonta Novak Djokovic a Parigi dopo quasi 5 ore! Il brasiliano agli ottavi del Roland Garros

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Joao Fonseca
Joao Fonseca / LaPresse

Novak Djokovic non perdeva una partita Slam dopo aver vinto i primi due set dal 2 giugno 2010. Sedici anni, 216 vittorie consecutive in quella situazione e una sola eccezione: la rimonta di Jürgen Melzer nei quarti di finale del Roland Garros. Un dato che sembrava appartenere all’irraggiungibile, quasi a una legge non scritta del tennis. Fino a oggi. Fino al 29 maggio 2026, quando sul Philippe-Chatrier un ragazzo brasiliano di diciannove anni ha riscritto la storia.

João Fonseca ha eliminato il fuoriclasse nativo di Belgrado al terzo turno dello Slam di Parigi con il punteggio di 4-6, 4-6, 6-3, 7-5, 7-5, completando una rimonta monumentale dopo quasi cinque ore di battaglia. Una vittoria che ha il sapore dell’impresa e, forse, anche quello del simbolo: il momento in cui una nuova generazione smette di bussare alla porta e decide di sfondarla.

Per due set, però, la partita sembra raccontare tutt’altra storia. Djokovic entra in campo con l’autorità del campione assoluto, lucidissimo nelle scelte, chirurgico nell’esecuzione. Fonseca, al contrario, appare travolto dall’atmosfera del centrale parigino e dalla precisione quasi disumana del serbo. Nole apre angoli, varia traiettorie, prende il controllo degli scambi con la consueta intelligenza tattica. Il brasiliano fatica a trovare ritmo, litiga con il timing dei colpi e si ritrova rapidamente sotto 5-1. Solo nel finale emerge un primo segnale di ribellione: un contro-break ottenuto con coraggio e aggressività. Djokovic, però, non concede spiragli e chiude il set 6-4.

Nel secondo parziale il copione sembra consolidarsi. Il serbo alza ulteriormente la pressione in risposta, toglie tempo all’avversario e lo costringe costantemente sulla difensiva. Fonseca prova a reagire e si costruisce anche una preziosa occasione per recuperare il break di svantaggio, ma Djokovic si salva con il servizio e con la freddezza dei giorni migliori. Il secondo 6-4 sembra avvicinare il venticinquesimo Slam della carriera più di quanto il punteggio non dica.

E invece, da quel momento, il match cambia volto. Nel terzo set emerge improvvisamente la fatica di Djokovic. L’intensità mantenuta nei primi due parziali presenta il conto e il numero quattro del mondo perde brillantezza negli spostamenti e profondità nei colpi. Fonseca se ne accorge immediatamente. Alza il ritmo, accelera con il diritto e inizia a comandare gli scambi con una personalità impressionante. Il break arriva nel secondo game, dopo aver annullato due palle del contro-break con coraggio feroce e colpi pizzicati sulle righe. Il brasiliano sente crescere la fiducia punto dopo punto, mentre Djokovic non riesce più a incidere in risposta. Il 6-3 che riapre la partita è il primo vero scossone della serata.

Il quarto set trasforma la sfida in qualcosa di speciale. Il livello tecnico si alza vertiginosamente: entrambi giocano vicino alle linee, entrambi cercano il dominio dello scambio senza risparmiarsi. Fonseca parte ancora fortissimo e strappa subito il servizio al serbo, ma la reazione di Djokovic è quella dei campioni immortali: recupero immediato, pugni serrati e Chatrier di nuovo acceso. Si entra così in un braccio di ferro spettacolare, durissimo, in cui ogni game sembra poter spostare il destino del match. Sul 6-5, però, il brasiliano produce il passaggio che cambia definitivamente l’inerzia della sfida: una serie di diritti devastanti, giocati con ferocia e precisione irreale, che gli valgono il break decisivo e il 7-5 che trascina tutto al quinto.

Nel set conclusivo sembra ancora Djokovic a trovare per primo la strada giusta. Il serbo risponde in modo straordinario nel quarto game, conquista il break e prova a riappropriarsi della partita con l’orgoglio del ventiquattro volte campione Slam. Ma Fonseca non arretra di un centimetro. Continua a colpire con violenza controllata, facendo esplodere la palla dalla linea di fondo e costringendo Djokovic a uno sforzo continuo.

L’undicesimo game è il manifesto del suo talento. Sul 5-5 il brasiliano entra in una dimensione superiore: vincenti impossibili, accelerazioni sulle righe e una smorzata perfetta che lascia Djokovic immobile, quasi incredulo. È il game del sorpasso definitivo. Nel gioco successivo il serbo ha ancora una palla break per rientrare, ma Fonseca la cancella senza tremare. Poi piazza tre ace consecutivi, tre colpi che chiudono simbolicamente un’epoca e ne spalancano un’altra. Game, set and match: 7-5.

Le statistiche raccontano meglio di qualsiasi parola la qualità di uno spettacolo straordinario. Fonseca chiude con 68 vincenti e 47 errori gratuiti; Djokovic risponde con 70 winners e 39 gratuiti. Numeri che testimoniano un tennis aggressivo, offensivo, giocato costantemente al limite. Uno spot magnifico per questo sport. E forse anche la notte in cui il futuro ha finalmente avuto il coraggio di guardare negli occhi il passato.

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