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Cosa è successo al Giro d’Italia: velocisti fuori causa, ma Segaert manda in frantumi il lavoro della Movistar
La dodicesima tappa del Giro d’Italia 2026 si è snodata per 175 km da Imperia a Novi Ligure, con un paio di passaggi cruciale nella fase centrale di giornata: i GPM di terza categoria di Colle Giovo (11,4 km al 4,2% di pendenza media) e Bric Berton (5,5 km al 5,9%). Proprio su quelle due ascese, poste una dietro l’altra, la Movistar ha alzato il ritmo per cercare di staccare i velocisti puri, provando a favorire il colombiano Orluis Aular (poi soltanto sesto).
L’andatura si è rivelata elevata e si sono così staccati Jonathan Milan, il francese Paul Magnier e l’olandese Dylan Groenewegen, indubbiamente i favoriti in caso di arrivo a ranghi compatti. Il canovaccio della frazione è così cambiato, il gruppo dei migliori si è ridotto a una cinquantina di unità e ci si è proiettati verso il traguardo, percorrendo gli ultimi trenta chilometri particolarmente vallonati e di non scontata lettura.
Due zampellotti hanno acceso gli animi: il Capriata d’Orba (1,7 km al 3,9%), in cima al quale era previsto il Chilometro Red Bull, dove è stato il portoghese Afonso Eulalio ad attaccare e a rafforzare la maglia rosa con sei secondi di abbuono; lo strappo di Pasturana (600 metri al 7,2%), dove Giulio Ciccone ha tentato una sortita per provare a sorprendere il resto del gruppo.
A fare saltare il banco è stato il belga Alec Segaert, che a tre chilometri dall’arrivo ha pennellato una curva degna del miglior Valentino Rossi, ha superato all’esterno gli uomini del Team Visma | Lease a Bike (nelle posizioni di vertice per proteggere Jonas Vingegaard) e ha poi lanciato un affondo da superlativo finisseur. Un gesto tecnico sempre più raro da ammirare, ma che l’alfiere della Bahrain-Victorious ha interpretato brillantemente, riuscendo ad arrivare al traguardo a braccia alzate, sorprendendo davvero tutti.
