Rugby
Rugby World Cup, l’Arabia Saudita dice addio al sogno di ospitarla nel 2035
Il progetto sembrava ambizioso, quasi in linea con la strategia di espansione globale del rugby, ma si è arenato prima ancora di entrare nella fase decisiva. L’Arabia Saudita, secondo quanto riferisce il quotidiano britannico The Guardian, ha infatti rinunciato, almeno per ora, alla candidatura per ospitare la Coppa del Mondo di rugby del 2035, facendo un passo indietro che ridisegna gli equilibri geopolitici di uno sport sempre più alla ricerca di nuovi mercati. Una scelta che sorprende fino a un certo punto, considerando il cambio di rotta nelle politiche di investimento del potente fondo sovrano Public Investment Fund.
La conferma è arrivata indirettamente: nessuna manifestazione d’interesse è stata presentata a World Rugby entro le prime fasi del processo di assegnazione, e non ci sono segnali che possano far pensare a un ripensamento entro la scadenza dell’ottobre 2026. Eppure, solo un anno fa, il ministro dello Sport saudita, Abdulaziz bin Turki Al-Faisal, aveva aperto pubblicamente alla possibilità di una candidatura, mentre si parlava anche di un progetto congiunto con Qatar ed Emirati Arabi Uniti, ipotesi rimasta però sulla carta.
Nel frattempo, la corsa al Mondiale 2035 prosegue con altri protagonisti già in movimento. Tra i Paesi che hanno espresso interesse figurano Argentina, Giappone e Spagna, con il percorso che porterà alla scelta finale scandito da tappe ben precise: valutazioni tecniche, ispezioni e l’individuazione di un candidato preferito nel maggio 2027, prima della ratifica ufficiale da parte del Consiglio di World Rugby Council. L’annuncio definitivo è atteso nell’autunno dello stesso anno, in concomitanza con la Coppa del Mondo che si disputerà in Australia.
Alla base del passo indietro saudita c’è una revisione strategica più ampia. Il Public Investment Fund ha infatti avviato una fase di “realizzazione del valore” nell’ambito del piano Vision 2030, privilegiando investimenti con ritorni economici più immediati e concentrandosi su progetti domestici. In questa logica rientrano le infrastrutture per il Mondiale di calcio 2034 e lo sviluppo di un circuito di Formula 1 nei pressi di Riyadh, mentre iniziative più speculative o meno redditizie, come il circuito LIV Golf, rischiano di perdere centralità. Il rugby, almeno per ora, resta fuori dai piani: ma in un contesto globale in continua evoluzione, escludere un ritorno saudita in futuro sarebbe forse prematuro.
