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Greg Rusedski critico nei confronti di Carlos Alcaraz: “Deve rivedere la sua programmazione”

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Carlos Alcaraz
Carlos Alcaraz / IPA Sport

Le parole sono nette, il giudizio ancora di più. Per Greg Rusedski, il momento complicato di Carlos Alcaraz non è soltanto figlio della sfortuna. L’infortunio al polso che ha costretto lo spagnolo a rinunciare al torneo di Madrid — maturato nei giorni di Barcellona — riapre infatti il tema, mai sopito, della gestione del calendario.

Secondo l’ex numero 4 del mondo, il nodo sta tutto lì: nella programmazione. “Guadagna molto anche solo con i compensi di partecipazione, ma credo che il punto sia la programmazione e l’eliminazione delle esibizioni, perché di soldi ne ha già abbastanza“, ha dichiarato Rusedski nel suo podcast, entrando senza giri di parole in una questione delicata. E ha rincarato: “Penso che Carlos abbia firmato un contratto da circa 200 milioni di dollari con Nike. Quindi non si tratta di incassare quei compensi di presenza, ma di pianificare nel modo giusto“.

Il riferimento è a un’agenda fitta, forse troppo, che negli ultimi anni ha già presentato il conto. Il precedente è fresco: nel 2024 Alcaraz conquistò Monte Carlo, raggiunse la finale a Barcellona — dove fu sconfitto da Holger Rune — e accusò un problema fisico che lo costrinse a saltare Madrid. Allora si trattò di un fastidio lieve, superato in tempo per trionfare a Roma e poi confermarsi al vertice anche al Roland Garros. Oggi, però, lo scenario appare più incerto e le preoccupazioni aumentano.

Rusedski propone una soluzione chiara, quasi chirurgica: alleggerire e razionalizzare. “Essendo spagnolo, vuoi giocare a Barcellona, vuoi giocare a Madrid, quindi magari puoi saltare Montecarlo dopo la stagione sul cemento, per concederti un periodo di recupero un po’ più lungo“, ha spiegato. Poi il disegno ideale: “Giocare Barcellona, Madrid, Roma, poi una settimana di pausa e quindi prepararsi per il Roland Garros… E conoscendo Carlos e il suo atteggiamento, quando si iscrive a un torneo, è totalmente impegnato a giocarlo“.

Un’osservazione che tocca anche l’indole del campione, quella dedizione totale che è al tempo stesso forza e possibile limite. Non a caso, una linea simile era stata sostenuta anche da Juan Carlos Ferrero, ex coach di Alcaraz, che in passato aveva espresso perplessità su un’agenda troppo carica, soprattutto per gli impegni extra circuito.

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